Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 48846 del 24/11/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 4 Num. 48846 Anno 2015
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: PICCIALLI PATRIZIA

Data Udienza: 24/11/2015

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MBENGUE IBRAHIMA N. IL 21/01/1992
KHOULLE CHEIKH MBACKE N. IL 10/12/1984
avverso la sentenza n. 2556/2014 TRIBUNALE di GENOVA, del
05/05/2014
sentitaylazione fatta dal Consigliere Dott. P iATRIZIA,PICCIALLI;
lette/se te le conclusioni del PG Dott.
Ze CAP.D

e lt o
,
oWe-e- A “I

A~, PO

yr”‘

42.1 1″. ifle

10~4-(2-ee..”1 ,-.4”.

,..zrov~e…..
tua?,

~le

Uditi difensor Avv.; ,//

A

Ritenuto in fatto

MBNGUE IBRAHIMA e KHOULLE CHEIKH MBACKE ricorrono avverso la sentenza di cui
in epigrafe di applicazione della pena su richiesta ex articolo 444 c.p.p. avente ad
oggetto, per entrambi, la violazione di cui all’articolo 73, comma 5, del dpr n. 309 del
1990 [ritenuta reato più grave] e quella dell’articolo 337 c.p.[unito sotto il vincolo della
continuazione]; per l’ effetto al primo è stata applicata la pena finale di mesi 8, giorni
20 di reclusione e di euro 2.200,00 di multa [partendosi dalla pena base, per la

violazione più grave, di anni uno di reclusione e euro 3.000,00 di multa] e al secondo la
pena finale di mesi 7, giorni 10 di reclusione e di euro 2.000,00 di multa [partendosi
dalla pena base, per la violazione più grave, di anni uno di reclusione e euro 3.000,00 di
multa]

Con il ricorso deducono l’illegalità della pena, in ragione del

novum

normativo

conseguente alla sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale e delle modifiche
normative sul “fatto di lieve entità” introdotte a partire dal decreto legge n. 146 del
2013, convertito dalla legge n. 10 del 2014].

Considerato in diritto

In linea con quanto anche sostenuto dal Procuratore generale presso questa Corte, si
impone l’annullamento senza rinvio essendo stata applicata una pena illegale.

La disciplina sanzionatoria dell’ipotesi attenuata in materia di sostanze stupefacenti è
rinvenibile ora nel disposto dell’articolo 73, comma 5, del dpr n. 309 del 1990, come da
ultimo modificato dal decreto legge n. 36 del 2014, convertito dalla legge n. 79 del
2014.

La sanzione è stata ulteriormente ridotta, rispetto al precedente intervento realizzato
con il decreto legge n. 146 del 2013, convertito dalla legge n. 10 del 2014 [intervento
con cui, peraltro, l’ipotesi attenuata era stata trasformata in un reato autonomo]: dalle
pene della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 3.000 a euro 26.000,
si passa alle pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro
1032 a euro 10.329.

E’ il

novum normativo più favorevole che deve trovare applicazione, ai sensi

dell’articolo 2, comma 4, c.p., onde evitare l’applicazione di una sanzione divenuta

i

”illegale”, anche per i fatti commessi sotto il vigore della previgente disciplina, laddove
non definiti con sentenza irrevocabile.

In questa prospettiva, non è dubbio che sia il testo attuale quello più favorevole rispetto
alle discipline previgenti.

Ciò vuoi perché la natura di reato autonomo sottrae oggi la norma al bilanciamento con
eventuali circostanze aggravanti, vuoi per il computo dei termini di custodia cautelare,

vuoi per il computo della prescrizione, vuoi, soprattutto, sotto il profilo sanzionatorio [le
pene, già ridotte, con il decreto legge n. 146 del 2013, convertito nella legge n. 10 del
2014, sono state ulteriormente abbassate e sono decisamente più favorevoli a quelle
previste dalla Fini-Giovanardi e dallo stesso dpr n. 309 del 1990, nel testo originario,
relativamente alle pene ivi previste per le droghe “pesanti”].

Tra l’altro, l’avvenuta reintroduzione della sostituibilità della pena principale con quella
del lavoro di pubblica utilità [prevista dalla legge n. 49 del 2006, ma inopinatamente
dimenticata nel decreto legge n. 146 del 2013, convertito nella legge n. 10 del 2014] è
ulteriore argomento a supporto del fatto che la normativa più favorevole in concreto è
quella ora introdotta.

In definitiva, è da ritenere che norma più favorevole non possa che essere, sia per i
fatti lievi riguardanti droghe pesanti, che per i fatti lievi riguardanti droghe leggere,
quella introdotta con la normativa di cui al decreto legge n. 36 del 2014, convertito
dalla legge n. 79 del 2014, sensibilmente più contenuta rispetto a quelle che nel tempo
si sono susseguite.

In questo senso, del resto, si sono espresse, in modo esauriente, le Sezioni unite, sotto
diversi profili.

In particolare, in termini generali, Sezioni unite, 26 febbraio 2015- 28 luglio 2015 n.
33040, Jazouli, ha affermato che, n materia di sostanze stupefacenti, con riferimento
alle ipotesi di illeciti riguardanti sostanze stupefacenti “leggere”, va annullata la
sentenza di patteggiamento per il reato di cui all’articolo 73 del dpr 9 ottobre 1990 n.
309 che abbia applicata una pena secondo i parametri edittali meno favorevoli previsti
dalla disciplina sanzionatoria introdotta dalla legge n. 49 del 2006 dichiarata
incostituzionale dalla sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, pur quando la
pena concretamente inflitta sia compresa entro i limiti edittali previsti dall’originaria
formulazione della norma, prima della novella del 2006, rivissuto per effetto della
stessa sentenza di incostituzionalità. In tale evenienza, poiché nel patteggiamento

3

l’illegalità sopravvenuta della pena determina la nullità dell’accordo, la Corte di
cassazione deve annullare senza rinvio la sentenza basata su tale accordo.

Sono principi esportabili anche all’ipotesi del “fatto lieve” [cfr., del resto, anche Sezioni
unite, 26 giugno 2015, Della Fazia, non ancora depositata].

Si impone quindi l’annullamento senza rinvio dell’accordo pattizio e della sentenza in

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone la trasmissione degli atti al
Tribunale di Genova per l’ulteriore corso.
Così deciso in data 24 novembre 2015

Il Consigliere estensore

Il Presidente

data 5.5.204 che l’ha recepito.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA