Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 48814 del 16/04/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 48814 Anno 2015
Presidente: VECCHIO MASSIMO
Relatore: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA

Data Udienza: 16/04/2015

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CANNARIATO GIUSEPPE N. IL 02/03/1973
avverso l’ordinanza n. 553/2014 TRIB. SORVEGLIANZA di
CALTANISSETTA, del 04/07/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANTONELLA
PATRIZIA MAZZEI;

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RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza deliberata il 4 luglio 2014 il Tribunale di sorveglianza
di Caltanissetta ha respinto la domanda di Cannariato Giuseppe, in
espiazione di cumulo di pene per plurimi delitti tra cui quello previsto
dall’art. 609-bis cod. pen., di liberazione condizionale.
A ragione della decisione il Tribunale ha addotto il difetto delle due
condizioni necessarie per fruire del beneficio: il sicuro ravvedimento del

recente e l’adempimento delle obbligazioni civili derivanti dai reati oggetto
di condanna e, in particolare, delle spese processuali non pagate

2. A seguito della predetta ordinanza il Cannariato personalmente ha
rivolto un’istanza al Magistrato di sorveglianza di Caltanissetta, protestando
di aver terminato l’espiazione della pena subita per il reato di cui all’art.
609-bis cod. pen., e chiedendo di rivalutare la sua situazione e, in
particolare, di considerare la sua impossibilità di adempiere le obbligazioni
civili nascenti dai reati, in mancanza della possibilità di esercitare un’attività
lavorativa all’esterno del carcere, non avendo mai ottenuto alcun beneficio
penitenziario.
Tale istanza, ponendo in discussione il provvedimento di rigetto della
liberazione condizionale, è stata qualificata come ricorso per cassazione e
trasmessa a questa Corte.

CONSIDERATO in DIRITTO

1.

L’istanza suddetta, qualificata come ricorso per cassazione, è

inammissibile perché non esprime alcuna censura consentita nel giudizio di
legittimità, ma postula esplicitamente una rivisitazione nel merito del
percorso in carcere del Cannariato al fine di essere ammesso alla fruizione
di benefici penitenziari, peraltro neppure ben specificati.

2. Alla dichiarazione di inammissibilità segue, ai sensi dell’art. 616,
comma 1, cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad escludere la colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost., sent. n. 186 del
2000), anche la condanna al versamento a favore della cassa delle
ammende di una sanzione pecuniaria che si stima equo determinare, tra il
minimo e il massimo previsti, in euro mille.
1

condannato, non emergente, a suo avviso, dalla relazione di sintesi più

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e al versamento della somma di mille euro alla cassa
delle ammende.

Così deciso il 16 aprile 2015.

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