Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 48690 del 07/05/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 48690 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: SAVINO MARIAPIA GAETANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PUGGELLI PAOLO N. IL 18/04/1971
ck
P.11•
avverso ‘ •
TRIBUNALE di NAPOLI, del
t3/06/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MARIAPIA GAETANA
SAVINO;
lptisentite le conclusioni del PG Dott.
• -01-(
\N\ Qj-

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Udit i difensor Avv.;

Data Udienza: 07/05/2015

Ritenuto in fatto

Puggelli Paolo., per il tramite del proprio difensore di fiducia, ha proposto ricorso per Cassazione

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avverso i’erdimanza con

oa..t940.,

quale, in data 1,3.6.2014, il sostituto procuratore della repubblica presso il

Tribunale di Napoli ha rigettato l’istanza di dissequestro e di restituzione dei beni sottoposti a sequestro
preventivo in forza di decreto emesso dal GIP presso il medesimo Tribunale in data 17.4.2014.

decreto, nell’ambito di procedimento penale a carico del Puggelli ed altri indagati per il reato di cui
all’art. 8 d.lgs 74/2000, sui beni nella disponibilità del predetto fino alla concorrenza della somma di
euro 252.340, 629, somma pari all’ammontare dell’imposta evasa.
Con successivo decreto del 23.6.2014, il GIP del Tribunale di Napoli, in accoglimento dell’istanza di
dissequestro proposta dall’indagato, aveva disposto la revoca del sequestro e la restituzione dei beni
all’avente diritto Pugelli Paolo.
Il GIP, pur ritenendo sussistente il fumus delicti, come delineato nel provvedimento impositivo del
vincolo e confermato nell’ordinanza del Tribunale del riesame emessa nei confronti degli altri indagati —
essendo il Puggelli partecipe di un complesso sistema di frodi-carosello aventi ad oggetto l’acquisto di
supporti audiovisivi da parte di società operanti in altri paesi dell’Unione Europea con fittizie operazioni
e successive cessioni all’acquirente nazionale, in realtà il reale cessionario, il tutto allo scopo di
mascherare la reale provenienza dei beni e di addossare alle cd. società cartiere la responsabilità per gli
omessi versamenti dell’IVA e dell’imposta SIAE —, aveva tuttavia ritenuto, conformemente al Tribunale
del Riesame che ha annullato il sequestro nei confronti dei coindagati, che non era stato compiutamente
quantificato il profitto del reato.
Ciò perchè non era stato determinato l’ammontare dell’imposta evasa e l’importo indicato corrispondeva
alla mancata corresponsione dell’imposta SIAE non costituente imposta sui redditi in senso tecnico ai
fini della configurabilità del reato di cui all’art. 8 d.lvo 74/2000 contestato. In assenza di tale
quantificazione, necessaria per l’emissione di sequestro preventivo non cadente su beni determinati
costituenti il profitto diretto del reato bensì sull’equivalente del profitto in funzione della futura confisca
per equivalente, infatti, il GIP aveva revocato il decreto di sequestro preventivo a carico del Puggelli
disponendo la restituzione dei beni sequestrati all’avente diritto.
Orbene il presente ricorso per Cassazione ha per oggetto il decreto del 13.6.2014 apposto in calce
all’istanza di dissequestro con la quale il PM ha rigettato l’istanza stessa motivata dalla necessità di
attendere una compiuta determinazione del “profitto del reato”.
Sostiene, con unico motivo, la difesa del ricorrente che il PM non è legittimato a provvedere sull’istanza
di revoca del sequestro preventivo diretta al GIP e richiama in proposito diverse pronunce di questa
1

Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente era stato emesso dal GIP con il succitato

Corte con le quali è stata dichiarata l’illegittimità del provvedimento con il quale il PM rigetti l’istanza
di revoca del sequestro preventivo anziché trasmetterla al GIP competente, ai sensi dell’art. 321 co. 3
c.p.p. il quale stabilisce che “se vi è richiesta di revoca dell’interessato, il P.M, quando ritiene che essa
vada anche in parte respinta, la trasmette al giudice”.
Alla luce del dato normativo e della giurisprudenza della Suprema Corte, appare evidente, secondo la
difesa, che il PM nel rigettare de plano la richiesta, abbia compiuto un atto abnorme, ovvero estraneo
alla sua sfera di attribuzioni, potendo egli solo disporre la revoca con decreto motivato ai sensi dell’art.

dissequestro, in quanto devoluto alla cognizione del giudice.

Ritenuto in diritto

La tesi esposta dal ricorrente sul difetto di attribuzioni del PM in ordine al rigetto dell’istanza di revoca
del sequestro preventivo, in quanto devoluta alla cognizione del GIP, è fondata e trova riscontro sotto il
profilo normativo all’art. 321 co. 3 c.p.p. nonché nella giurisprudenza di legittimità.
Tuttavia, come emerge dal provvedimento del PM scritto a mano in calce all’istanza di revoca del
sequestro, lo stesso, dopo aver rigettato l’istanza, con provvedimento senza data ma, verosimilmente
coevo al primo e scritto in prosecuzione ad eso, ha espr sso parere contrario alla istanza di restituzione,
indirizzandolo al GIP. Dunque setelotrà, Etti~4~4 di una revoca dell’originario provvedimento di
rigetto dell’istanza di dissequestro, sostituito con un mero parere sull’istanza stessa indirizzato al GIP;
competente a provvedere.
Tale ricostruzione trova riscontro nel fatto che, in data successiva, il GIP ha emesso il provvedimento di
dissequestro in accoglimento dell’istanza, cosa che non sarebbe avvenuta se il PM, esercitando poteri
che non gli sono propri, avesse egli stesso provveduto alla istanza di revoca del sequestro.
Quindi si deve concludere nel senso che il PM si sia limitato [email protected] ad emettere un parere con
il quale ha sostituito l’originario provvedimento di rigetto.
Ciò si pone in linea con il principio, già espresso da questa Corte, in base al quale, in tema di misure
cautelari reali, il provvedimento con cui il pubblico ministero rigetta de plano, anziché trasmetterla al
GIP, la richiesta di revoca del sequestro preventivo presentata dall’interessato, deve essere considerato
equipollente ad un parere negativo (ex pluris Cass. Sez. III n. 14249/2008).
Tanto premesso il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per mancanza di interesse del ricorrente
in quanto lo stesso ha per oggetto un provvedimento equiparabile ad un parere — e non un rigetto —
peraltro subito seguito dal provvedimento di dissequestro emesso dal GIP in accoglimento dell’istanza

2

321 co. 3 c.p.p., ma essendogli precluso il provvedimento negativo di rigetto dell’istanza di

del ricorrente. Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali oltre alla somma di
euro 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali oltre alla

Così deciso in Roma, in data 7 maggio 2015.

somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

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