Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 48508 del 05/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 48508 Anno 2015
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: CAPOZZI ANGELO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
HYSKAJ MANE N. IL 28/07/1981
HUQI SHKELZEN N. IL 07/09/1985
avverso la sentenza n. 12244/2015 GIP TRIBUNALE di GENOVA, del
09/03/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANGELO CAPOZZI;

Data Udienza: 05/11/2015

19781/15 RG
Motivi della decisione

Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale di Genova ha applicato a HYSKA3 MANE e
HUQI SHKELZEN ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., la pena concordata per il reato di cui all’
art. 110 c.p. e 73 co. 1 d.P.R. n. 309/90.

Tanto premesso, si osserva che l’impugnazione si rivela inammissibile perché manifestamente
infondata, atteso che il giudice, nell’applicare la pena concordata, si è conformato – con
motivazione che il ricorrente non attinge in alcun modo – alle indicazioni di questa Corte
regolatrice e, adeguandosi a quanto contenuto nell’accordo tra le parti ed esplicitando
l’effettuazione dei controlli a lui demandati, ha soddisfatto in maniera adeguata all’obbligo di
motivazione, calibrato in rapporto alla speciale natura dell’accertamento in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti (Cass. Sez. U del 27/03/1992, Di Benedetto; Sez. U del
27/09/1995, Serafino; Sez. U del 25/11/1998, Messina), essendo stata valutata
specificamente la congruità della pena.
Nel ricorso per cassazione, avverso sentenza che applichi la pena nella misura patteggiata tra
le parti, non è ammissibile proporre motivi concernenti la misura della pena, a meno che si
versi in ipotesi di pena illegale. La richiesta di applicazione della pena e l’adesione alla pena
proposta dall’altra parte integrano, infatti, un negozio di natura processuale che, una volta
perfezionato con la ratifica del giudice che ne ha accertato la correttezza, non è revocabile
unilateralmente, sicché la parte che vi ha dato origine, o vi ha aderito e che ha così rinunciato
a far valere le proprie difese ed eccezioni, non è legittimata, in sede di ricorso per cassazione,
a sostenere tesi concernenti la congruità della pena, in contrasto con l’impostazione
dell’accordo al quale le parti processuali sono addivenute.(Sez. 3, n. 18735 del 27/03/2001
Ciliberti Rv. 219852).

All’inammissibilità dell’impugnazione segue, come per legge, la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento di una somma in favore della cassa
delle ammende, che stimasi equo quantificare in euro 1.500,00 (millecinquecento).
P. Q. M.
dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e
ciascuno della somma di Euro 1.500,00 (millecinquecento) in favore della cassa delle
ammende.
Roma, 5.11.2015

Contro la sentenza hanno proposto ricorso per cassazione gli imputati, personalmente,
deducendo con due distinti ma identici atti violazione dell’art. 133 c.p. in riferimento alla
mancata adeguata valutazione della gravità del reato ai fini della pena.

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