Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 48330 del 26/11/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 48330 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: PRESTIPINO ANTONIO

SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
LIA SALVATORE n. il 01/10/1991
avverso l’ORDINANZA n. 279/2015 del TRIBUNALE DELLA LIBERTA’ di TARANTO
dell’11/08/2015
visti gli atti, l’ordinanza e il ricorso
Udita la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ANTONIO PRESTIPINO
Udito il Procuratore Generale, in persona del Dott. Maria Giuseppina Fodaroni, che ha
concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Data Udienza: 26/11/2015

1.Con l’ordinanza in epigrafe, il Tribunale del/a Libertà dì Taranto ha rigettato l’istanza di
riesame proposta da Lia Salvatore avverso l’ordinanza applicativa della misura cautelare degli
arresti domiciliari emessa nei suo confronti dal gip dello stesso Tribunale il 22.7.2015 per due
fatti di furto con strappo rispettivamente ai danni di intermite Vincenzo e di tale D’Ippolito, e
per il reato di rapina aggravata ai danni di Lombardi Angelo.
1.1.1 giudici territoriali, premesso che i gravi indizi di colpevolezza richiesti per l’adozione di
una misura cautelare personale (art. 273 cod, proc. pan.) non si identificano con gli “indizi”
che rappresentano la prova logica o indiretta idonea a fondare il giudizio di colpevolezza (art.
192, comma 2), in quanto ai fini cautelari è sufficiente un giudizio di qualificata probabilità in
ordine alla responsabilità dell’imputato (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 18103 del 10/01/2003
Imputato: Sirani L. richiamata nell’ordinanza), rilevano come la gravità indiziaria sia nella
specie desumibile per tutti ì reati in contestazione, dalla considerazione unitaria e coordinata
dei vari fatti processuali.
1.2.Nelle valutazioni del tribunale assume rilievo centrale l’episodio del furto ai danni
dell’Internnite, avvenuto in località alquanto distante dai luogo di residenza dell’indagato circa
tre ore dopo che lo stesso e un altro soggettò erano stati controllati da una pattuglia dei
carabinieri a bordo di una Citroen C1 tg. pL207SP. La vittima aveva riconosciuto in fotografia il
ricorrente, e aveva esattamente indicato la eitroén C1 come quella dalla quale erano discesi gli
autori del furto.
1.3.Quanto alla rapina ai danni del Lombardi, i giudici rilevano quindi che l’azione criminosa
era stata eseguita dopo che il complice del Lia, tale Conenna, aveva avuto un primo contatto
con la vittima lo stesso giorno del 3.7.2015, cioè quello del controllo di polizia eseguito nei
confronti di entrambi. La vittima aveva inoltre riferito che il Conenna era giunto presso la sua
abitazione a bordo di un’auto di piccola cilindrata condotta da un altro soggetto, che alla luce
del precedente controllo e di quanto emerso in ordine al furto in danno dell’Intermite, doveva
ritenersi identificabile proprio nel Lia.
1.4.Poche parole spendono i giudici territoriali sul furto con strappo in danno dell’Ippolito,
episodio rispetto al quale l’indagato non aveva più contestato la gravità indiziarla nell’udienza
fissata per la discussione dell’istanza di riesame, essendo stato peraltro riconosciuto
personalmente dalla vittima.
2. In punto di esigenze cautelari, il Tribunale sottolinea l’estrema gravità dei fatti, tutti
commessi con spregiudicatezza in pieno giorno ai danni di vittime in età avanzata (da 73 a 84
anni) e anche all’interno dell’abitazione delle stesse vittime; la preordinazione delle azioni
criminose; e. da ultimo, i precedenti penali del ricorrente per detenzione di munizioni e di armi
clandestine e per il reato di danneggiamento, desumendone la concretezza e l’attualità del
pericolo di recidiva, in termini, anzi, che avrebbero giustificato anche l’applicazione della più
grave misura custodiale.
3. Ha personalmente proposto ricorso il Lia, che dopo avere ampiamente illustrato i principi
che presiedono alla valutazione della gravità indiziaria al fine dell’emissione di ordinanze
cautelari, contesta sotto il profilo del vizio di motivazione ex art. 606 lett. e) cod. proc. pen., la
logicità delle valutazioni del Tribunale circa il suo coinvoigimento nei furti in danno
dell’Intermite e del Lombardi, rilevando che il dato certo del controllo del 3.7.2015, non
consentirebbe le inferenze indiziarie affermate dai giudici territoriali con riferimento alla sua
identificazione come uno degli autori dei due fatti. Sarebbe in particolare incongrua la
valutazione della rilevanza probatoria del riconoscimento fotografico operato nei suoi confronti
dall’Intermite, in quanto effettuato sulla base dell’esibizione della sola fotografia di esso
ricorrente, come pure dell’indicazione dell’autovettura Citroen C1, dopo che l’Intermite avrebbe
parlato di una Peugeot, ripiegando sul diverso modello dopo l’esibizione di un’unica fotografia.
3.1. Quanto alla rapina in danno dell’Ippolito, lamenta che il Tribunale non abbia preso in
considerazione la deduzione del suo attenuato coinvolgimento nel fatto secondo lo schema
dell’art. 116 cod. pen.
Considerato in diritto

Ritenuto in fatto

Il ricorso è inammissibile, in quanto largamente incentrato su deduzioni di merito incompatibili
con i limiti del giudizio di legittimità; ed è generico e manifestamente infondato riguardo alla
questione del concorso anomalo.
Le circostanze di fatto indicate dal giudice territoriale compongono, in effetti, nel loro
complessivo coordinamento, quantomeno un quadro di stringente concludenza
indiziaria, a partire dal dato certo del controllo del Lia insieme al suo complice nella
giornata del 3.7.2015, passando per il non contestato coinvolgimento del ricorrente nel
furto ai danni dell’Ippolito fino alla rapina in danno del Lombardi. Le coerenti
valutazioni del Tribunale non sono in alcun modo insidiate, sul piano logico, dalle
censure difensive, dirette in definitiva a disarticolare le complessive risultanze
istruttorie isolando alquanto arbitrariamente dal contesto complessivo dei fatti il furto in
danno dell’Ippolito (vittima peraltro anziana al pari delle altre due, e “aggredita” con le
identiche modalità), nel tentativo di svalutare, ma con deduzioni fortemente
contaminate da profili di merito, le coincidenze e i collegamenti tra i vari fatti
adeguatamente evidenziati dal Tribunale.
2. La questione del concorso anomalo rispetto alla rapina in danno dell’Ippolito, a parte la
sua evidente marginalità, è formulata in modo alquanto generico. In ogni caso, essa è
manifestamente infondata in diritto. Nel quadro di delitti di furto implicanti,
nell’ideazione criminosa degli autori, un contatto ravvicinato con le vittime, il passaggio
dalla violenza sulle cose tipico della fattispecie del furto con strappo, alla violenza alle
persone, rientra infatti in uno sviluppo dinamico talmente prevedibile da escludere che
l’evento più grave possa considerarsi non voluto da taluno dei compartecipi, dovendo
piuttosto ricondursi, nei confronti di tutti, al focus del dolo, almeno nella forma del dolo
indiretto, alternativo o eventuale (cfr. Cass. Sez. 2, Sentenza n. 49486 del 14/11/2014
Imputato: Cancelli dove la precisazione che in tema di concorso di persone nel reato, la
responsabilità del compartecipe ex art. 116 cod. pen. può essere configurata solo
quando l’evento diverso non sia stato voluto neppure sotto il profilo del dolo indiretto indeterminato, alternativo od eventuale- e, dunque, a condizione che non sia stato
considerato come possibile conseguenza ulteriore o diversa della condotta criminosa
concordata; In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto configurabile, nel caso
a carico dell’imputato, autore materiale di una rapina impropria, il
considerato,
concorso ex art. 110 cod. pen. in relazione alle lesioni, che i correi durante la fuga
provocavano alla vittima).
3. In punto dì esigenze cautelari non sì registrano, in ricorso, specifiche interlocuzioni
difensive. In ogni caso, il pericolo di recidiva è colto più che efficacemente dal
Tribunale sia in considerazione della negativa personalità del ricorrente che,
soprattutto, sulla base della concatenazione dei fatti criminosi, in quanto espressiva
della non occasionalità delle condotte di reato, peraltro accuratamente programmate,
dovendosi aggiungere che tanto più le valutazioni dei giudici territoriali appaiono
condivisibili in ragione della misura cautelare in concreto selezionata, non la più
afflittiva.
Alla stregua delle precedenti considerazioni il ricorso va pertanto dichiarato
inammissibile, con la condanna del ricorrente, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen. al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1000,00 alla Cassa delle
Ammende, commisurata all’effettivo grado di colpa dello stesso ricorrente nella
determinazione della causa di inammissibilità.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1000,00 alla Cassa delle Ammende.
Così 1qciso in Roma, nella camera di consiglio, il 26.11.2015.
Il Presid nte
Il co
lie
relatore

1.

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