Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 48327 del 26/11/2015


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Penale Ord. Sez. 2 Num. 48327 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: AGOSTINACCHIO LUIGI

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
• Guglielmi Stefano, nato a Milano il 21/11/1966
avverso la sentenza n. 5587 in data a/07/2014 della Corte di Appello di Milano
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dr. Luigi Agostinacchio;
letto il parere del pubblico ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale dott. Massimo Forciniti, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;

RITENUTO IN FATTO
Con sentenza dell’08.07.2014 la Corte di Appello di Milano confermava la
sentenza del Tribunale di Milano del 14.12.2012 di condanna di Guglielmi
Stefano alla pena di due anni, un mese di reclusione ed euro 1.000 di multa
perché ritenuto responsabile dei reati di ricettazione di cui ai capi A) e B) della
rubrica, unificati dal vincolo della continuazione.
Poiché il procedimento si era svolto in contumacia, il difensore di fiducia del
Guglielmi ha proposto istanza per la restituzione in termini ex art.175, comma
secondo e terzo cod. proc. pen. sostenendo che:

Data Udienza: 26/11/2015

-

solo in data 08/01/2015, ritirando il certificato dei cd. carichi pendenti,
aveva appreso dell’esistenza di un procedimento penale a suo carico
dinanzi alla corte di appello milanese;

dall’esame del fascicolo aveva constatato di aver eletto inizialmente
domicilio presso il padre Guglielmi Vito (deceduto il 20.12.2009) in
Rozzano al civico 4 di via Dalie, il quale già in data 4.12.2009 aveva
rifiutato la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini ex art.415 bis

conseguenza che tale avviso era stato notificato presso il difensore di
ufficio avv. Francesca Simeoni il 14/01/2010;

in data 31.03.2011 egli aveva trasferito il domicilio presso l’attuale moglie
in Garlasco al civico 5 di Vicolo Serrato;

il 12/08/2011 era stato emesso il decreto che disponeva il giudizio,
notificato il 24/01/2012 all’imputato ai sensi dell’art.161, quarto comma
cod. proc. pen. presso il difensore d’ufficio, senza alcun controllo circa la
residenza effettiva neanche attraverso il Dipartimento Penitenziario,
atteso lo stato di detenzione protrattosi dal 27/09/2011 al 10/10/2011;

il procedimento di primo grado si era svolto senza alcuna conoscenza del
processo da parte dell’imputato (anche l’estratto contumaciale era stato
notificato ex art.161, quarto comma cod. proc. pen. al difensore di ufficio
avv. Sinneoni);

l’appello era stato proposto dallo stesso difensore di ufficio ed il relativo
giudizio si era svolto senza che l’imputato – dichiarato nuovamente
contumace – fosse stato informato del processo;

egli non aveva mai rinunciato ad avvalersi del diritto di essere presente in
udienza e di partecipare effettivamente al giudizio, sì che il termine del
6/10/2014 per proporre ricorso in cassazione avverso la sentenza di
appello era decorso inutilmente.

Ha concluso pertanto per la restituzione nel termine al fine di impugnare la
suddetta sentenza di condanna della corte di appello milanese.
Con atto depositato il 16.09.2015 il PG ha richiesto il rigetto dell’istanza, sul
presupposto della volontaria elezione di domicilio da parte dell’imputato presso
un luogo rivelatosi inidoneo.
CONSIDERATO IN DIRITTO

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cod. proc. pen. perché il figlio non era più ivi domiciliato, con la

Il ricorso è infondato.
Ha avuto modo di precisare la Suprema Corte che in tema di restituzione nel
termine per impugnare una sentenza contumaciale, la richiesta deve essere
presentata, a pena di decadenza, entro trenta giorni da quello in cui l’imputato
ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento, e pertanto tale prova deve
essere fornita dall’interessato e deve riguardare lui e non il suo difensore (Cass.
sez. 5, sent. n. 8446 del 15/02/2007 – dep. 28/02/2007 – Rv. 235685),

restituzione nel termine per impugnare la sentenza, dare dimostrazione, con il
corredo della relativa documentazione o l’indicazione dei diversi elementi
dimostrativi, della tempestività della domanda rispetto al momento di effettiva
conoscenza dell’atto (Cass. sez. 2, sent, n. 5443 del 22/01/2010 – dep.
11/02/2010 – Rv. 246437).
Nel caso di specie, dai documenti allegati al ricorso risulta che il Guglielnni il
22.12.2014 richiese il certificato dei carichi pendenti alla Procura della
Repubblica presso il tribunale di Milano e che tale certificato fu predisposto il
24.12.2014 (data apposta in calce all’atto), per cui deve presumersi che da quel
giorno era nella disponibilità dell’istante.
L’affermazione secondo cui soltanto “il successivo giovedì 8/01/2015, ritirando il
certificato su menzionato, si apprendeva l’esistenza di un procedimento penale
pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Milano, nel quale era stata emessa
sentenza ad oggi irrevocabile” (pag. 1 del ricorso, punto 2) è priva di qualsiasi
riscontro documentale o comunque dimostrativo del fatto che solo a distanza di
vari giorni, 1’08/01/2015 vi fu la possibilità di accesso all’atto (le stesse
allegazioni del ricorrente non contengono alcun cenno a riguardo).
La richiesta di restituzione nel termine, depositata il 4/02/2015, deve pertanto
considerarsi tardiva perché proposta oltre il termine di trenta giorni – fissato
dall’art.175 cod. proc. pen. — da quello in cui l’istante ha avuto in base agli atti
effettiva conoscenza del processo (il 24/12/2014).
Nonostante il rigetto, non vi è condanna alle spese del procedimento, introdotto
da una “richiesta” dell’interessato, con la conseguenza che non si applica
l’art.616 cod. proc. pen. che fa riferimento al rigetto o alla dichiarazione
d’inammissibilità del ricorso.

P.Q.M.
Rigetta la richiesta di restituzione nel termine.

3

specificando che è onere di chi, rimasto contumace nel processo, chieda la

Così deciso in Roma il giorno 26 novembre 2015

Il Presidente

Il Consigliere estensore

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