Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 48302 del 26/11/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 48302 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: AGOSTINACCHIO LUIGI

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
• PENNACCHIO Gianluca nato a Villaricca il giorno 07/09/19E6

IO 06 3
avverso la sentenza n. 3715 in data Il/9972014Y della Corte di Appello di Napoli
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dr. Luigi Agostinacchio;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.ssa
Maria Giuseppina Fodaroni, che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio
della sentenza impugnata;
RITENUTO IN FATTO
041. Con sentenza in data I-t/12-9/2013 la Corte di Appello di Napoli,- in riforma
della sentenza del 14/01/2013 del giudice per le indagini preliminari del
Tribunale di Napoli, appellata dal P.G. e dall’imputato Pennacchio Gianluca,
riduceva la pena a quest’ultimo inflitta in ordine al reato di tentata rapina
aggravata in concorso (in danno della banca Monte dei Paschi di Siena, filiale di
Marano e con ruolo di “palo” in attesa del compimento dell’azione delittuosa)
nella misura di anni due, mesi sei di reclusione ed euro 800,00 di multa;
sospendeva la pena alle condizioni di legge, ordinando l’immediata liberazione
dell’imputato.

Data Udienza: 26/11/2015

2. Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore
del Pennacchio sulla base di un unico motivo, deducendo la manifesta illogicità
della motivazione risultante delle dichiarazioni rese dal correo Iacolare Gennaro,
dal teste Scognamiglio Marcello nonché dal ricorrente stesso in sede
d’interrogatorio di garanzia – come da verbali allegati – circa il mancato
riconoscimento della ipotesi di desistenza volontaria ex art.56 comma 3 cod.
pen. con conseguente travisamento della prova e nullità della sentenza ex art.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile.

2. Con un unico motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata sotto il
profilo del travisamento della prova assumendo che il giudice di merito non
avrebbe correttamente valutato le prove dichiarative in atti ai fini del
riconoscimento della ipotesi della desistenza volontaria, con esclusione del
contestato tentativo nel delitto.
Trattasi della stessa censura formulata avverso la sentenza di primo grado e
disattesa dal giudice di appello con congrua motivazione.
Per consolidata giurisprudenza di questa Corte è inammissibile il ricorso per
cassazione fondato su motivi che si risolvono nella pedissequa reiterazione di
quelli già dedotti in appello e motivatamente disattesi dal giudice di merito,
dovendosi gli stessi considerare non specifici ma soltanto apparenti, in quanto
non assolvono la funzione tipica di critica puntuale avverso la sentenza oggetto
di ricorso (ex nnultis Cass. Sez. 5 n. 25559 del 15 giugno 2012; Sez. 6 n. 22445
del 8 maggio 2009, rv 244181; Sez. 5 n. 11933 del 27 gennaio 2005, rv.
231708). In altri termini, è del tutto evidente che a fronte di una sentenza di
appello che ha fornito una risposta ai motivi di gravame, la pedissequa
riproduzione di essi come motivi di ricorso per cassazione non può essere
considerata come critica argomentata rispetto a quanto affermato dalla Corte
d’appello: in questa ipotesi, pertanto, i motivi sono necessariamente privi dei
requisiti di cui all’art. 581 c.p.p., comma 1, lett. c), che impone la esposizione
delle ragioni di fatto e di diritto a sostegno di ogni richiesta (Cass. Sez. 6, sent.
n. 20377 del 11/03/2009, dep. 14/05/2009, Rv. 243838).
Nel caso di specie – a fronte della doglianza relativa all’insussistenza del
tentativo – la corte territoriale, valorizzando proprio le dichiarazioni del
coimputato Iacolare, ha evidenziato che il Pennacchio ha rinunciato a porre in

2

606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen.

essere la rapina in quanto si era accorto dell’imminente intervento dei Carabinieri
che erano stati allertati dalla guardia giurata; ha a riguardo richiamato il
consolidato orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte secondo cui per
poter configurare l’ipotesi della desistenza ex art.56 cod. pen. è necessario che
la determinazione del soggetto si sia verificata al di fuori di cause che ne abbiano
impedito la prosecuzione o l’abbiano resa vana (ex nnultis Cass. sez. 2, sentenza
n.41484 del 29/09/2009 – dep. 28/10/2009 – Rv. 245233).
Le stesse dichiarazioni riportate nel ricorso confermano la correttezza della

dinanzi all’Istituto di Credito e che solo l’iniziativa della guardia giurata spinse il
Pennacchio a dileguarsi. E’ evidente pertanto — come sottolineato in entrambi i
gradi del giudizio di merito — che se non ci fosse stata l’iniziativa della persona
addetta alla sicurezza (“realizzando a questo punto le intenzioni dei citati
soggetti, indossavo il giubbotto antiproiettile e telefonavo immediatamente
presso la vostra caserma richiedendo l’intervento dei carabinieri”) la
programmata azione delittuosa sarebbe proseguita.

2. Per le considerazioni esposte, dunque, il ricorso deve essere dichiarato
inammissibile.
Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle
Ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma ritenuta equa di C
1.000,00 (mille) a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 1.000,00 alla Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma il giorno 26 novembre 2015

Il Consigliere estensore

Il Presidente

valutazione di merito, risultando che l’imputato “armato e travisato” giunse

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