Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 48268 del 26/11/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 48268 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: DELL’UTRI MARCO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vibo Valentia
nei confronti di:
Dambely Buba n. il 8/2/1994
avverso l’ordinanza n. 2044/2015 pronunciata dal giudice per le indagini
preliminari presso il Tribunale di Vibo Valentia il 7/4/2015;
sentita nella camera di consiglio del 26/11/2015 la relazione fatta dal
Cons. dott. Marco Dell’Utri;
lette le conclusioni del Procuratore Generale, in persona del dott. M.G.
Fodaroni, che ha richiesto l’annullamento senza rinvio dell’ordinanza impugnata perché il fermo è stato eseguito legittimamente.

Data Udienza: 26/11/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Con atto in data 16/4/2015, il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Vibo Valenta ha proposto ricorso per cassazione avverso il provvedimento in data 7/4/2015 con il quale il tribunale di Vibo Valentia ha negato, per
difetto del quadro indiziario, la convalida del fermo eseguito a carico di Dambely
Buba, in relazione al reato di furto aggravato in abitazione.
Con l’impugnazione proposta, il procuratore ricorrente si duole della violazione di legge e del vizio di motivazione in cui sarebbe incorso il giudice a quo

sponibili alla polizia giudiziaria, al momento dell’adozione della misura precautelare, sulla base di una valutazione ex ante.
Sotto altro profilo, il procuratore ricorrente censura l’erroneità del provvedimento del giudice della convalida nella parte in cui esclude l’avvenuta descrizione, ad opera della persona offesa, dei tratti somatici e di quelli distintivi
dell’autore del furto, giungendo a ritenere non attendibile il riconoscimento operato dalla persona offesa sulla base di una motivazione incongrua e contraddittoria, senza neppure procedere alla valutazione delle significative circostanze costituite dalla sorpresa della persona fermata – appena venti minuti dopo i fatti e in
un luogo non distante dall’area di commissione del furto – intenta a darsi precipitosamente alla fuga alla vista delle forze dell’ordine.
Sulla base di tali premesse, il procuratore ricorrente ha invocato
l’annullamento dell’ordinanza di negazione della convalida del fermo.
Ha depositato memoria il procuratore generale presso la corte di cassazione,
che ha concluso per l’annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2. Il ricorso è fondato.
Secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa corte, il
giudice chiamato a pronunciarsi sulla convalida del fermo è tenuto unicamente a
valutare la sussistenza degli elementi che hanno legittimato l’adozione della misura con una verifica ex ante, dovendosi tener conto della situazione conosciuta
dalla polizia giudiziaria – ovvero da quest’ultima conoscibile con l’ordinaria diligenza – al momento del fermo, con esclusione delle indagini o delle informazioni
acquisite successivamente, che sono utilizzabili solo per l’ulteriore pronuncia sullo status libertatis (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 37861 del 17/06/2014, Rv. 260084).
Da tali premesse deriva che il vaglio cui è chiamato il giudice in questa fase
attiene soltanto alla verifica del ragionevole uso dei poteri discrezionali della polizia giudiziaria, con il conseguente dovere di fornire un’adeguata argomentazio-

per aver erroneamente omesso di procedere all’esame degli elementi indiziari di-

..

ne giustificativa là dove ravvisi il difetto di ragionevolezza nell’uso di detti poteri
(Sez. 5, Sentenza n. 21577 del 27/03/2009, Rv. 243885).
Nel caso di specie, il giudizio espresso dal giudice della convalida, circa il difetto di un qualificato quadro indiziario legittimante l’adozione della misura precautelare, deve ritenersi icto ()culi smentito dal tenore delle emergenze investigative complessivamente acquisite, che il giudice a quo risulta avere, da un lato,
parzialmente pretermesso e, dall’altro, illogicamente interpretato.
In particolare, il provvedimento impugnato non risulta essersi adeguatamen-

persona offesa, di taluni tratti somatici (il colore della pelle) e distintivi
(l’abbigliamento comprensivo del berretto) dell’individuo sorpreso all’interno
dell’abitazione della vittima (sottostimandone ingiustificatamente la valenza identificativa), nonché con l’occorrenza costituita dalla sorpresa, del soggetto
fermato, a breve distanza (anche cronologica) dal luogo del furto, intenta a darsi
precipitosamente alla fuga alla vista delle forze dell’ordine.
Allo stesso modo, la motivazione del provvedimento di negazione della convalida appare logicamente carente sotto il profilo della valutazione
dell’attendibilità del riconoscimento operato dalla persona offesa, essendosi il
giudice a quo laconicamente limitato, da un lato, all’erronea affermazione secondo cui la persona offesa non avesse fornito “la benché minima” descrizione dei
tratti somatici dell’autore del furto e, dall’altro, al richiamo di circostanze del tutto prive di significato su tale specifico punto (come il mancato riconoscimento del
responsabile da parte della moglie della persona offesa).
Sulla base di tali considerazioni, ritenuta la complessiva carenza motivazionale del provvedimento impugnato, dev’essere riconosciuta l’integrale fondatezza dell’odierna impugnazione avanzata dal procuratore ricorrente, con il conseguente annullamento senza rinvio dell’ordinanza impugnata, essendo stato, il
fermo de quo, legittimamente eseguito (cfr., da ultimo, ex plurimis, Sez. 2, Sentenza n. 21389 del 11/03/2015, Rv. 264026).

P.Q.M.
la Corte Suprema di Cassazione, annulla senza rinvio il provvedimento impugnato perché il fermo è stato legittimamente eseguito.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 26/11/2015.

te confrontato con la circostanza relativa all’effettiva indicazione, da parte della

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