Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 48255 del 26/11/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 48255 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: DELL’UTRI MARCO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Boboni Giulia n. il 20/4/1994
avverso la sentenza n. 11757/2014 pronunciata dal Tribunale di Milano il
26/1/2015;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita nell’udienza pubblica del 26/11/2015 la relazione fatta dal Cons.
dott. Marco Dell’Utri;
udito il Procuratore Generale, in persona del dott. A. Gialanella, che ha
concluso perir-3:
a
drigetto del ricorso.

Data Udienza: 26/11/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza resa in data 26/1/2015, il tribunale di Milano ha condannato Giulia Boboni alla pena di giustizia in relazione al reato di guida senza patente
(perché mai conseguita), commesso in Milano il 28/3/2013.

2. Avverso tale sentenza, proposto ricorso per cassazione l’imputata, sulla
base di tre motivi di impugnazione.

lazione di legge, avendo il giudice a quo riconosciuto la responsabilità penale
dell’imputata sulla base di elementi di prova radicalmente inutilizzabili, tali essendo le dichiarazioni rese dalla stessa imputata e quelle rese dall’informatore
Arensi nell’immediatezza del fatto dagli organi di polizia giudiziaria, avendo questi ultimi omesso di acquisire dette dichiarazioni nel rispetto dei canoni legislativi
previsti ai fini della loro legittima assunzione.

4. Con il secondo motivo, la ricorrente si duole della violazione di legge e del
vizio di motivazione in cui sarebbe incorso il giudice di merito nel ritenere inattendibile la deposizione resa in udienza dal teste Arensi, avendo il tribunale tratto tale convincimento sulla base del confronto tra le dichiarazioni rese dal testimone in udienza e quelle viceversa raccolte nella verbalizzazione redatta dalla
polizia giudiziaria nell’immediatezza del fatto; dichiarazioni già indicate come radicalmente inutilizzabili e, come tali, non richiamabili quali parametro di verifica
dell’attendibilità del testimone.

5. Da ultimo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione di
legge e vizio di motivazione, per avere il tribunale di Milano negato la concessione, in favore dell’imputata, del beneficio della sospensione condizionale della pena, sulla base di una motivazione del tutto priva di congruenza.

CONSIDERATO IN DIRITTO
6. Il ricorso è infondato.
Osserva il collegio come le doglianze sollevate dall’imputata, con riguardo
alla pretesa inutilizzabilità delle dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria
dall’imputata e dall’informatore Arensi nell’immediatezza dei fatti, non possano
ritenersi fondate, trattandosi di fonti probatorie rese nella specie disponibili a seguito della richiesta dell’imputata – consentita dal giudicante – di procedere alla
celebrazione del giudizio nelle forme del rito abbreviato.

2

3. Con il primo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per vio-

Al riguardo, varrà richiamare il principio da tempo fissato dalle sezioni unite
di questa corte di legittimità, ai sensi del quale il giudizio abbreviato costituisce
un procedimento ‘a prova contratta’, alla cui base è identificabile un patteggiamento negoziale sul rito, a mezzo del quale le parti accettano che la regiudicanda sia definita all’udienza preliminare alla stregua degli atti di indagine già acquisiti, e rinunciano a chiedere ulteriori mezzi di prova, così consentendo di attribuire agli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari quel valore probatorio
di cui essi sono normalmente sprovvisti nel giudizio che si svolge invece nelle

Tale negozio processuale di tipo abdicativo, tuttavia, può avere ad oggetto
esclusivamente i poteri che rientrano nella sfera di disponibilità degli interessati,
restando privo di negativa incidenza sul potere-dovere del giudice di essere, anche in quel giudizio speciale, garante della legalità del procedimento probatorio.
Ne consegue che in esso, mentre non rilevano né l’inutilizzabilità cosiddetta
‘fisiologica’ della prova, cioè quella coessenziale ai peculiari connotati del processo accusatorio, in virtù dei quali il giudice non può utilizzare prove, pure assunte
secundum legem, ma diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento
secondo l’art. 526 c.p.p., con i correlati divieti di lettura di cui all’art. 514 stesso
codice (in quanto in tal caso il vizio-sanzione dell’atto probatorio è neutralizzato
dalla scelta negoziale delle parti, di tipo abdicativo), né le ipotesi di inutilizzabilità ‘relativa’ stabilite dalla legge in via esclusiva con riferimento alla fase dibattimentale, va attribuita piena rilevanza alla categoria sanzionatoria dell’inutilizzabilità cosiddetta ‘patologica’, inerente, cioè, agli atti probatori assunti contra legem, la cui utilizzazione è vietata in modo assoluto non solo nel dibattimento,
ma in tutte le altre fasi del procedimento, comprese quelle delle indagini preliminari e dell’udienza preliminare, nonché le procedure incidentali cautelari e quelle
negoziali di merito (Sez. Un., Sentenza n. 16 del 21/06/2000, Rv. 216246).
Nel caso di specie, le verbalizzazioni o le annotazioni della polizia giudiziaria
contenenti le spontanee dichiarazioni rese dall’indagata al momento del fatto,
nonché le dichiarazioni rese dall’informatore Arensi nel medesimo contesto, pur
quando non utilizzabili in sede dibattimentale per l’evidente sottrazione delle
stesse al contraddittorio processuale, non valgono a consumare, in sede di giudizio abbreviato, alcuna forma ‘patologica’ di inutilizzabilità, trattandosi di acquisizioni istruttorie in relazione alle quali appare validamente esercitabile il potere
dispositivo delle parti (sul piano della scelta negoziale abdicativa), avendo questa corte già in altre occasioni sottolineato, tanto l’utilizzabilità, in sede di giudizio abbreviato, delle spontanee dichiarazioni rese dall’indagato alla polizia giudiziaria (v., da ultimo, Sez. 5, Sentenza n. 44829 del 12/06/2014, Rv. 262192),
quanto le dichiarazioni alla p.g. rese da sommari informatori, da questi financo

forme ordinarie del dibattimento.

non sottoscritte (cfr., ex plurimís, Sez. 5, Sentenza n. 8376 del 27/09/2013, Rv.
259042).
Nella specie, posta la piena utilizzabilità delle dichiarazioni rese nel corso
delle indagini preliminari dall’imputata e dall’informatore Arensi, del tutto legittimamente il giudice a quo ha fondato la propria decisione sulla valutazione di
dette dichiarazioni, financo avvalendosene ai fini del giudizio di attendibilità della
deposizione del teste Arensi resa nel corso dell’udienza preliminare, a tale scopo
ricorrendo a criteri di giudizio dotati di adeguata coerenza logica e congruità ar-

7. Quanto al censurato diniego del beneficio della sospensione condizionale
della pena, osserva il collegio come il tribunale abbia correttamente evidenziato
l’insussistenza dei presupposti per far luogo all’invocata concessione, avuto riguardo al significato prognostico desumibile dalla gravità del fatto (caratterizzato
dall’esposizione a pericolo dell’incolumità fisica delle persone), nonché
dall’assenza di indici di resipiscenza dell’imputata.
Si tratta di considerazioni ampiamente giustificative del diniego della concessione invocata, che le generiche censure avanzate dall’odierna ricorrente non
valgono a scalfire.

8. All’accertamento dell’infondatezza di tutti i motivi di doglianza illustrati
dall’imputata, segue il rigetto del ricorso e la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
La Corte Suprema di Cassazione, rigetta il ricorso e condanna la ricorrente
al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 26/11/2015.

gomentativa.

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