Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 47816 del 19/11/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 47816 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: ALMA MARCO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
• TRAVERSI Marco, nato a Cerignola il giorno 6/5/1981
avverso la ordinanza n. 130/15 in data 18/6/2015 del Tribunale di Trieste in
funzione di giudice del riesame,
visti gli atti, l’ordinanza e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dr. Marco Maria ALMA;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Paola FILIPPI, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
Con ordinanza in data 18/6/2015, a seguito di giudizio di appello ex art. 310
cod. proc. pen., il Tribunale di Trieste ha confermato l’ordinanza del Giudice per
le indagini preliminari presso il Tribunale di Udine in data 15/5/2015 con la quale
era stata rigettata l’istanza di sostituzione della misura cautelare della custodia
in carcere in fase di esecuzione nei confronti di TRAVERSI Marco in relazione ai
reati di rapina aggravata in concorso, ricettazione e violazione della legge sulle
armi.
Ricorre per Cassazione avverso la predetta ordinanza l’imputato personalmente,
deducendo:

Data Udienza: 19/11/2015

1. Violazione della I. 47/2015, comportante modifiche in teme di misure cautelari
e criteri di applicazione della misura massima.
Rileva, al riguardo, il ricorrente che la riforma normativa intervenuta con la legge
sopra indicata impone al Giudice di indicare in maniere specifica e dettagliata le
ragioni per le quali non è possibile concedere una misura meno afflittiva mentre
la decisione del Tribunale del riesame poggerebbe esclusivamente su di una
presunzione di idoneità della misura cautelare di massima intensità.

imposta prima dell’adozione della misura carceraria attualmente in fase di
esecuzione avrebbe dovuto imporre al Tribunale del riesame una rivalutazione
delle esigenze cautelari.
2. Contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione.
Si duole, al riguardo, il ricorrente del fatto che il Tribunale non avrebbe dato
conto del fatto che la capacità economica acquisita per effetto di attività
lavorativa da parte della propria moglie dà contezza dell’idoneità della misura
degli arresti domiciliari.
Sotto tale profilo la motivazione adottata dal Tribunale sarebbe illogica in quanto
non avrebbe tenuto conto che tale circostanza era stata evidenziata con riguardo
alla idoneità della misura cautelare domiciliare e non della capacità a delinquere
di esso ricorrente.
Sarebbe, infine, contraddittoria la motivazione dell’ordinanza impugnata nella
parte in cui ha ritenuto sussistente il pericolo di reiterazione della condotta,
pericolo che certamente potrebbe essere eliminato attraverso l’applicazione del
braccialetto elettronico che renderebbe impossibile l’allontanamento dal
domicilio.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato.
Non sfugge che nel caso in esame ci si trova in presenza di una reiterazione di
istanza

de libertate

già in precedenza più volte respinta e che si fonda

esclusivamente non su di un mutamento del quadro cautelare legato ai fattireato per i quali si procede od alla situazione personale dell’imputato,” quanto
esclusivamente sulla intervenuta modifica normativa in materia di misure
cautelari di cui alla I. 47/2015 entrata in vigore il giorno 8/5/2015.
Il Tribunale del riesame ha evidenziato nell’ordinanza impugnata che il quadro
cautelare non può certo ritenersi mutato rispetto a quello apprezzato quindici
giorni prima allorquando si è trovato a decidere analoga istanza cautelare che

2

Proprio l’applicazione della misura degli arresti domiciliari per fatto analogo

non risulta (e che non è stato altrimenti documentato) essere stata
ulteriormente gravata innanzi a questa Corte Suprema.
Va ricordato, al riguardo che le ordinanze in materia cautelare, quando siano
esaurite le impugnazioni previste dalla legge, hanno efficacia preclusiva
“endoprocessuale” riguardo alle questioni esplicitamente o implicitamente
dedotte, con la conseguenza che una stessa questione, di fatto o di diritto, una
volta decisa, non può essere riproposta, neppure adducendo argomenti diversi
Cass. Sez. 6, sent. n. 23295 del

17/03/2015, dep. 29/05/2015, Rv. 263627).
Sotto tale profilo non può non evidenziarsi che l’ultima decisione de libertate del
Tribunale del riesame è intervenuta in data 4/6/2015 allorquando la I. 47/2015
era già in vigore da circa un mese ed è quindi di tutta evidenza che l’intervenuto
mutamento normativo non può considerarsi un novum rispetto alla precedente
decisione su analoga istanza di modifica del trattamento cautelare avanzata
nell’interesse dell’odierno ricorrente.
Corretto è quindi il richiamo per relationem che il Tribunale del riesame ha
effettuato alla precedente menzionata ordinanza che si era già espressa
positivamente in materia di permanenza, concretezza ed attualità delle esigenze
cautelari e di possibilità di garantirle esclusivamente con la misura
intracarceraria.
In ogni caso il Tribunale del riesame non ha omesso di rimarcare nel
provvedimento qui impugnato che pur nel quadro di “gerarchia” delle misure
cautelari indicato dalla I. 47/2015 la posizione del TRAVERSI si colloca in quella
posizione di gravità estrema che impone l’adozione della misura cautelare di
massima intensità trattandosi di soggetto dedito stabilmente, professionalmente
e con carattere di esclusività all’attività criminale

de qua e che il richiamo

all’argomento che l’imputato allorquando fu colpito dall’ordinanza cautelare che
qui ci occupa si trovava agli arresti domiciliari per analoghi fatti delittuosi è già
stato per ben tre volte disatteso dallo stesso Collegio il che lo rende non
ulteriormente proponibile.
Ci troviamo quindi in presenza di un’ordinanza che ha affrontato con motivazione
congrua, non manifestamente illogica e tantonneno contraddittoria le questioni
poste alla attenzione del Tribunale del riesame e che, altresì, non risulta essere
caratterizzata da alcuna violazione di diritto, il che rende manifestamente
infondato il motivo di ricorso in esame.
2. Analoghe considerazioni possono essere fatte in relazione al secondo motivo
di ricorso.

3

da quelli già presi in esame (ex ceteris:

La questione del fatto che la moglie del ricorrente abbia una stabile attività
lavorativa produttiva di reddito, come si è evidenziato nell’ordinanza qui in
esame, era già stata proposta in sede di precedente incidente cautelare deciso
con la citata ordinanza del Tribunale in data 4/6/2015 (che, come detto, non
risulta gravata) e quindi non può essere nuovamente riproposta in questa sede.
Quanto, infine, alla possibilità di salvaguardare le esigenze cautelari mediante
applicazione del c.d. “braccialetto elettronico” deve essere solo ricordato che “in

“braccialetto elettronico” non configura un nuovo tipo di misura coercitiva, ma la
modalità di esecuzione ordinaria della cautela domiciliare, per disporre la quale
non è necessario che il giudice adempia ad alcun onere di motivazione
aggiuntiva” (Cass. Sez. 2, sent. n. 6505 del 20/01/2015, dep. 16/02/2015, Rv.
262600). E’ quindi di tutta evidenza che nel momento in cui la misura degli
arresti domiciliari è stata ritenuta inadeguata a costituire un argine al pericolo di
reiterazione della condotta criminosa l’applicazione del braccialetto elettronico ex
se costituirebbe un presidio del tutto inefficace.
Infatti questa Corte ha avuto modo di sottolineare che il braccialetto rappresenta
una cautela che il Giudice può adottare, non già ai fini della adeguatezza della
misura più lieve, vale a dire per rafforzare il divieto di non allontanarsi dalla
propria abitazione, ma ai fini del giudizio sulla capacità effettiva dell’indagato di
autolimitare la propria libertà personale di movimento, assumendo l’impegno di
installare il braccialetto e di osservare le relative prescrizioni (Cass. Sez. 5, n.
40680 del 19/06/2012, dep. 17/10/2012, Rv. 253716). Nella specie, a proposito
della intensità specifica dei pericula in libertate, i giudici dell’incidente cautelare
hanno, come detto, messo in evidenza la concretezza e l’attualità del pericolo di
recidiva, alla luce delle modalità e natura dei fatti commessi dimostrativi di una
spiccata proclività a delinquere del TRAVERSI proprio nello specifico settore di
devianza perseguito. Dunque, un quadro rispetto al quale l’impiego di strumenti
di controllo elettronico non vale certo a sminuire la inidoneità, in sé, della misura
custodiale gravata.
Per le considerazioni or ora esposte, dunque, il ricorso deve essere dichiarato
inammissibile.
Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle
Ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma ritenuta equa di C
1.000,00 (mille) a titolo di sanzione pecuniaria.

4

tema di arresti domiciliari, la prescrizione dell’adozione del cosiddetto

Poiché dalla presente decisione non consegue la rimessione in libertà del
ricorrente, deve disporsi – ai sensi dell’articolo 94, comma 1 ter, delle
disposizioni di attuazione del codice di procedura penale – che copia della stessa
sia trasmessa al direttore dell’istituto penitenziario in cui l’indagato trovasi
ristretto perché provveda a quanto stabilito dal comma 1 bis del citato articolo
94.
P.Q.M.

spese processuali e al versamento di € 1.000,00 alla Cassa delle ammende.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94 disp.att. c.p.p.
Così deciso in Roma il giorno 19 novembre 2015.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle

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