Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 47685 del 19/05/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 47685 Anno 2015
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: CASA FILIPPO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BURZI SIMONE N. IL 23/11/1972
avverso l’ordinanza n. 108/2014 TRIBUNALE di AREZZO, del
28/07/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FILIPPO CASA;

Data Udienza: 19/05/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza resa in data 28.7.2014, il Tribunale monocratico di Arezzo, quale
giudice dell’Esecuzione, dichiarava inammissibile l’istanza avanzata da BURZI Simone per
ottenere l’applicazione del beneficio della sospensione condizionale della pena in relazione
alla sentenza emessa ex art. 444 c.p.p. dal Tribunale medesimo nei suoi confronti in data
26.4.2011, irrevocabile il 4.1.2013.

ad ottenere un beneficio la cui applicazione, all’esito della valutazione dei fattori indicati
nell’ambito dell’art. 163 c.p., era riservata in via esclusiva al Giudice del merito.
A diversa conclusione non poteva pervenirsi valorizzando, come preteso dall’istante,
il disposto degli artt. 671 e 674 c.p.p., trattandosi, nell’un caso, di applicazione della
sospensione condizionale in sede esecutiva a seguito ed in conseguenza dell’avvenuto
riconoscimento del vincolo della continuazione rispetto a reato giudicato con sentenza che
aveva già riconosciuto detto beneficio e, nell’altro, della revoca della sospensione
determinata dal verificarsi delle condizioni previste dalla legge.
2. Ha proposto ricorso per cassazione BURZI Giuseppe, per il tramite del difensore di
fiducia, denunciando violazione di legge in relazione agli artt. 163 c.p., 671, comma 3, e
674 c.p.p..
Rappresenta il difensore che, con la sentenza di applicazione della pena emessa ex
art. 444 c.p.p. dal Tribunale di Arezzo, il Giudice della cognizione non si era pronunciato in
ordine alla concessione della sospensione condizionale, sicché il punto non poteva
considerarsi passato in giudicato.
L’art. 163 c.p. doveva essere interpretato nel senso che, così come il Giudice
dell’esecuzione poteva revocare la sospensione della pena essendone venuti meno i
presupposti e così come la poteva concedere nell’ipotesi di riconoscimento di concorso
formale e/o di reato continuato, la stessa poteva e doveva essere concessa anche
nell’ipotesi in cui ne sussistessero i presupposti al momento dell’emissione della sentenza
emessa da un Giudice che non si era pronunciato sul punto.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è manifestamente infondato.
2.

Come noto, la sospensione condizionale dell’esecuzione della pena è istituto

ordinariamente attinente al processo di cognizione, in quanto in esso il Giudice ha tutti gli
elementi necessari di valutazione per formare il suo convincimento.
Intervenuta una sentenza irrevocabile di condanna, trova attuazione la regola
fondamentale dell’intangibilità del giudicato e ad essa è possibile derogare soltanto nei casi
eccezionali espressamente stabiliti da specifiche disposizioni: tra queste, va annoverato
1

Osservava il Giudicante che l’istanza era manifestamente infondata in quanto diretta

l’art. 671, comma 3, c.p.p., che ne prevede la possibilità di concessione quando ciò
consegua al riconoscimento della continuazione.
Ne deriva che è inibita un’applicazione in sede esecutiva in modo autonomo o
svincolato da quest’ultima ipotesi (fra molte, Sez. 1, n. 2007 del 12/3/1997, Rv. 208131).
Il Giudice dell’esecuzione, nel caso di specie, si è attenuto al consolidato principio qui
ricordato, pervenendo a corretta reiezione dell’istanza avanzata dal ricorrente, del tutto
stravagante rispetto alla menzionata disposizione di legge.

ragioni per devolvere la questione dedotta dal ricorrente alle Sezioni Unite.
La subordinata questione di costituzionalità sollevata non può neppure essere
apprezzata, in mancanza della indicazione degli articoli della Carta fondamentale che si
assumono violati.

3. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue di diritto la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad
escluderne la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento a
favore della Cassa delle ammende di somma che pare congruo determinare in euro
1.000,00, ai sensi dell’art. 616 c.p.p..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 19 maggio 2015

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Trattandosi di questione di diritto pacificamente e da tempo risolta, non vi sono

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