Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 47533 del 26/11/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 47533 Anno 2015
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: CITTERIO CARLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MESITI GIUSEPPE N. IL 24/03/1988
avverso l’ordinanza n. 3810/2015 TRIB. LIBERTA’ di MILANO, del
31/08/2015
sentita la relazione fatta dal Consi gliere Dott. CARLO CITTERIO ;
le /sentite le conclusioni del PG Dott. I
A
t M.M./t.; >1/)
fe,
1 47
L. v •/

Uditi di ensor Avv.;

Data Udienza: 26/11/2015

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1

RITENUTO IN FATTO
1. Avverso l’ordinanza con la quale in data 31.8.15 il Tribunale di Milano,
deliberando ai sensi dell’art. 310 c.p.p., ha rigettato il suo appello contro il diniego
dell’istanza di sostituzione della custodia carceraria in atto con gli arresti domiciliari
(Corte app. Milano 29-30.7.15), ricorre per cassazione GIUSEPPE MESITI a mezzo

motivazione (“art. 606 lett. b- ed e- c.p.p.”) in relazione agli artt. 274, 275, 299
c.p.p., 377 c.p. e 7 legge 223/91, sui punti dell’affievolimento delle esigenze
cautelari nonché della non adeguatezza e proporzionalità della misura in atto
rispetto alle esigenze cautelari ravvisate.
Premesso di essere stato condannato in primo grado alla pena di tre anni di
reclusione e di essere in custodia cautelare da un anno e nove mesi, il ricorrente
(che aveva riproposto l’istanza originaria dopo la fissazione del giudizio d’appello)
lamenta che non siano state tenuti in considerazione il lasso di tempo trascorso in
custodia cautelare rispetto all’entità della pena applicata nonché la disponibilità di
arresti domiciliari in Bovalino, quindi lontano dal luogo, Milano, dove sarebbe stata
consumata la condotta delittuosa ascrittagli (concorso nell’intimidazione di testi che
avrebbero dovuto deporre in processo per reati fallimentari e fiscali). Su tali punti la
motivazione del Tribunale sarebbe stata “generalista” e di stile, posto che per
giurisprudenza anche costituzionale adeguatezza e proporzionalità della misura
custodiale debbono sussistere anche per la permanenza delle misure cautelari.

MOTIVI DELLA DECISIONE
2. Il ricorso va dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1000, equa
al caso, in favore della Cassa delle ammende, perché il motivo si risolve in
sollecitazione ad un diverso apprezzamento di merito.
Il Tribunale, dato specificamente atto delle deduzioni difensive (p.2 e 3), ha
osservato che l’istanza costituiva ennesima riproposizione di richiesta disattesa più
volte, senza elementi di novità che non fosse il trascorrere del tempo. Ha giudicato
questo aspetto irrilevante a modificare l’apprezzamento di gravità dell’esigenza
cautelare, argomentando specificamente della connessione degli episodi con attività
associativa di tipo mafioso e, da quest’ultimo dato (incontestato nel giudizio),
l’inidoneità in conseguenza evidente di una misura domiciliare in territorio

del difensore, enunciando unico motivo di violazione di legge e vizi alternativi della

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direttamente collegato a tale attività. Ciò non in astratto, ma con specifico
riferimento al caso concreto, avendo il Tribunale evidenziato i ripetuti viaggi tra
Lombardia e Calabria di vari soggetti del sodalizio, tra cui il medesimo MESITI, e,
quindi, un contesto dove ogni aspetto cautelare preventivo, rimesso al mero
autocontrollo dell’interessato, risulterebbe pregiudicato.
Si tratta di apprezzamento di stretto merito, specifico, sorretto da
motivazione tutt’altro che apparente e priva di alcun vizio di manifesta illogicità o

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1000 in favore della Cassa delle ammende.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94.1-ter disp. att.
c.p.p..
Così deciso in Roma, il 26.11.2015

contraddittorietà, interna o con atti determinati e decisivi.

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