Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 47425 del 10/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 47425 Anno 2015
Presidente: CAMMINO MATILDE
Relatore: ALMA MARCO MARIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
• RASHID Akbar, nato a Dhaka (Bangladesh) il giorno 12/4/1992
avverso la sentenza n. 1280 in data 6/10/2014 della Corte di Appello di Venezia;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita la relazione svolta in camera di consiglio dal relatore dr. Marco Maria
ALMA;

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
La Corte di Appello di Venezia, con sentenza in data 6/10/2014, confermava la
condanna alla pena ritenuta di giustizia pronunciata dal Tribunale di Vicenza, in
data 26/11/2013, nei confronti di RASHID Akbar, in relazione al reato di cui agli
artt. 110, 628, commi 1, 2 e 3 n. 1 cod. pen. ed a quello di violazione della legge
sulle armi.
Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo i seguenti motivi:
– con il primo motivo di ricorso, violazione di legge e vizio di motivazione con
riferimento
alla
ritenuta
responsabilità
dell’imputato
in
relazione
all’inverosimiglianza delle dichiarazioni della persona offesa, all’assenza di
riscontri alle stesse;
– con il secondo il motivo di ricorso, violazione di legge per inidoneità dell’azione
posta in essere ad integrare il delitto contestato integrante il reato di cui all’art.
588 cod. pen.
Il primo motivo di ricorso è inammissibile, sia per genericità che per manifesta
infondatezza.

Data Udienza: 10/11/2015

posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva,
riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la
mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione
delle risultanze processuali (per tutte: Sez. Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402,
Dessimone, riv. 207944; tra le più recenti: Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003 06/02/2004, Elia, Rv. 229369).
I motivi proposti tendono, appunto, ad ottenere una inammissibile ricostruzione
dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dal giudice di
merito, il quale, con motivazione esente da vizi logici e giuridici, ha esplicitato le
ragioni del suo convincimento.
Il secondo motivo di ricorso è totalmente generico consistendo esclusivamente in
un’affermazione apodittica di critica alla sentenza impugnata che, tra l’altro, fa
riferimento ad un articolo di legge diverso rispetto a quelli oggetto di
contestazione all’imputato.

Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i profili di
colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal ricorso
(Corte cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento della somma, che si ritiene
equa, di euro mille a favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di euro mille alla cassa delle
ammende.
Così deciso in
ma il 10 novembre 2015.

Tra i requisiti del ricorso per cassazione vi è anche quello, sancito a pena di
inammissibilità, della specificità dei motivi.
Ora, non sfugge che il ricorso che in questa sede ci occupa è fondato su motivi
che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice
del gravame, dovendosi gli stessi considerarsi non specifici. La mancanza di
specificità del motivo, invero, deve essere apprezzata non solo per la sua
genericità, come indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione
tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a
fondamento dell’impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del
giudice censurato senza cadere nel vizio di aspecificità conducente, a mente
dell’art. 591 comma 1 lett. c), all’inammissibilità (Sez. 4, 29/03/2000, n. 5191,
Barone, Rv. 216473; Sez. 1, 30/09/2004, n. 39598, Burzotta, Rv. 230634; Sez.
4, 03/07/2007, n. 34270, Scicchitano, Rv. 236945; Sez. 3, 06/07/2007, n.
35492, Tasca, Rv. 237596).
A ciò si aggiunga che il ricorso tende sostanzialmente quanto inammissibilmente
a richiedere a questa Corte di legittimità una rivalutazione di delle prove con
particolare riguardo alla attendibilità della persona offesa dal reato.
Tuttavia, secondo il costante insegnamento di questa Suprema Corte, esula dai
poteri della Corte di cassazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto

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