Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 47215 del 18/11/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 47215 Anno 2015
Presidente: IPPOLITO FRANCESCO
Relatore: CITTERIO CARLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MILICI SALVATORE N. IL 18/10/1953
avverso la sentenza n. 444/2008 CORTE APPELLO di CATANIA, del
21/10/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 18/11/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. CARLO CITTERIO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

4,64

kt?

Udito, per/la(parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

/2.4 /I ecc970

Data Udienza: 18/11/2015

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RITENUTO IN FATTO
1. Salvatore Milici è imputato di aver partecipato con funzione di raccordo
logistico e rivenditore della sostanza a terzi ad associazione finalizzata al traffico
illecito di sostanza stupefacente (art. 74, commi 1 e 3 dPR 309/90, sino al marzo
2001: capo A), nonché di concorso in acquisto detenzione vendita cessione

e dopo esecuzione di pena: capo B).
La sua condanna per entrambi i reati, deliberata dal Tribunale di Catania il
25.10.2007, è stata confermata dalla Corte d’appello etnea con sentenza del 21.1028.11.2014.

2. Il ricorso proposto nel suo interesse dal difensore enuncia nove motivi:
– 1. Inosservanza ed erronea applicazione dell’art. 546, comma 3, c.p.p.,
perché il dispositivo della sentenza d’appello fa riferimento a sentenza di primo
grado deliberata dal Tribunale di Siracusa;
– 2. Inosservanza ed erronea applicazione degli artt. 157 e 161, comma 4,
c.p.p., perché la notifica del decreto di citazione per il giudizio d’appello non
sarebbe stata eseguita al domicilio da lui eletto nel luogo di residenza né al
difensore; la notifica presso l’abitazione del padre (“presunto” domicilio eletto)
sarebbe irrituale per l’età avanzata e la mancata convivenza;
– 3. Violazione di legge e mancata assunzione di prova, nullità dell’ordinanza
24.4.2007 e conseguentemente dell’intero giudizio di primo grado perché i testi
indicati dalla difesa, nonostante l’ammissione al patrocinio a spese dello stato
dell’imputato, non avrebbero potuto partecipare per la mancata anticipazione delle
relative spese da parte dell’amministrazione giudiziaria; la rinunzia a tali testi,
valorizzata dalla Corte d’appello per disattendere l’eccezione corrispondente,
sarebbe irrilevante perché successiva all’ordinanza (che aveva respinto la richiesta
del teste Casadidio di anticipato rimborso) quando già la lesione del diritto di difesa
si sarebbe verificata; né tale provvedimento sarebbe stato revocato in relazione alle
successive udienze, anche per il teste Comincini e ‘altri testi’;
– 4. Violazione di legge in relazione al mancato rilascio di (così nell’epigrafe del
motivo) copia dei decreti autorizzativi delle intercettazioni “nonostante l’ordinanza
del Tribunale in data 19 ottobre 1996”, essendo stati tali atti solo “acquisiti con
ordinanza successiva alla discussione delle parti e all’esito della discussione stessa”

continuati di eroina e cocaina sino al marzo 2001 (con la recidiva infraquinquennale

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(nel testo della deduzione il ricorrente fa pure riferimento anche a copia “delle
intercettazioni ambientali” e “dei provvedimenti del GIP che si pronunciavano su
dette intercettazioni”); il Tribunale avrebbe rinviato a successiva udienza
disponendo tali acquisizioni ma la difesa non avrebbe potuto interloquire;
– 5. Violazione degli artt. 266, 267, 125, comma 3, 271 c.p.p.: i decreti
autorizzativi sarebbero mancanti di motivazione e il riferimento della Corte
d’appello alla motivazione per relazione sarebbe illegittimo solare genericità
– 6. Violazione dell’art. 74 dPR 309/90 e vizi alternativi della motivazione sul

partecipazione consapevole all’associazione (il motivo commenta in particolare
numero, contesto e soggetti delle conversazioni intercettate in soli dieci giorni);
– 7. “Inosservanza ed erronea applicazione della legge penale e dell’art. 606,
comma 1, lett.E)”: il ricorrente lamenta il mancato esame dei testi Casadidio e
Comencini, che assume referenti delle passate informazioni fornite, quale fonte
confidenziale, da MILICI; costui avrebbe indicato quali coinvolti in una rapina
almeno due dei suoi indicati complici nello spaccio, circostanza anomala rispetto
all’accusa associativa per la difesa, che svolge poi commenti su una conversazione
ambientale (lamentando omesse risposte da entrambi i Giudici del merito) e sulla
deposizione di alcuni testi, per concludere che l’attività di informatore era in atto e
divenuta nota ai partecipi dell’associazione, contesto incompatibile con la giudicata
fondatezza dell’accusa;
– 8. Mancanza e manifesta illogicità della motivazione sul punto della posizione
dell’originario coimputato Marcello Zannini, considerato nel processo come uomo di
fiducia del ricorrente senza però confrontarsi con il diverso giudicato della sentenza
29 del 14.1.2005 del medesimo Tribunale di Catania, acquisita agli atti, che lo
Zannini aveva assolto valutando l’inidoneità delle prove sostanzialmente riproposte
in questo processo a dar conto della sua partecipazione associativa;
– 9. “violazione dell’art. 606, comma 1, lettere B, D ed E” per la mancata
rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale con l’esame dei testi Casadidio e
Comincini, nonché dei coimputati assolti Zannini e Anastasi (indicati nell’ipotesi
accusatoria come uomo di fiducia di MILICI) nonché Sammiceli: la sopravvenuta
assoluzione doveva far qualificare tali prove come nuove.

RAGIONI DELLA DECISIONE
3. Il ricorso deve essere rigettato, con la conseguente condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali.

punto: dalle risultanze in atti, secondo il ricorrente, non risulterebbe alcuna

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Il primo motivo è infondato. L’indicazione di Siracusa in luogo di Catania nel
dispositivo (anche letto in udienza e poi trascritto nel documento-sentenza)
costituisce all’evidenza mero errore materiale, perché l’intera motivazione della
sentenza impugnata e, prima ancora, il giudizio di primo grado e le difese delle
parti (in primo e nello stesso secondo grado) hanno avuto per contenuto proprio
l’imputazione e poi la sentenza deliberata dal Tribunale di Catania il 25.10.2007.
Sentenza catanese che è quella richiamata correttamente nell’epigrafe
dell’intestazione della sentenza di secondo grado. Non sussiste pertanto alcuna

Il secondo motivo è infondato. La concreta prospettazione del motivo rasenta
la stessa inammissibilità perché le deduzioni effettivamente e sole svolte hanno un
contenuto sostanzialmente assertivo, laddove non permettono di ricostruire, in
termini doverosamente specifici, successione e contenuto degli eventi pertinenti la
citazione nel giudizio d’appello, da porre a sostegno dell’assunto difensivo che la
Corte deve verificare. Risulta comunque dagli atti che MILICI aveva
eletto/dichiarato domicilio presso un indirizzo dove non è stato rinvenuto, perché
irreperibile, in sede di primo tentativo di notifica (8.4.14). La rinnovazione della
notificazione è avvenuta non presso il difensore ma ad indirizzo che era stato
indicato quale domicilio attuale dallo stesso MILICI nell’istanza di sollecitazione
della trattazione processuale d’appello presentata 1’11.1.2011 tramite la stazione
carabinieri di Novara di Sicilia (che nella missiva di accompagnamento dava atto del
suo attuale domicilio in quel luogo). La notifica per il giudizio d’appello è stata
positivamente eseguita a tale domicilio, a mani del padre che ha sottoscritto la
cartolina di notifica nella casella dove vi è anche l’attestazione della convivenza. In
siffatto contesto non può comunque parlarsi di omessa notifica, sicchè sarebbe
stato onere del difensore, presente alle udienze d’appello (in particolare quella del
21.10.14, con la conosciuta assenza fisica dell’imputato), proporre
tempestivamente eventuali eccezioni sulla regolarità della notifica stessa. Ogni
deduzione svolta oggi nelle conclusioni davanti a questa Corte è pertanto del tutto
tardiva.
Il terzo motivo è, per come concretamente prospettato, manifestamente
infondato e al tempo stesso generico. La Corte d’appello (p.2) ha giudicato
assorbente la avvenuta rinuncia espressa ai due testi Casadidio e Connincini, cui la
difesa è pervenuta nel corso del giudizio di primo grado con la contestuale
acquisizione del verbale reso in altro procedimento dal teste Casadidio e di una
dichiarazione scritta redatta dal teste Comincini (entrambi ufficiali di polizia
giudiziaria che riferivano sulle passate attività del ricorrente quale informatore).

incertezza o nullità.

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Tale rinuncia all’esame orale con contestuale acquisizione delle dichiarazioni scritte
costituisce modalità di esercizio del diritto di difendersi provando, esito di scelta
della parte interessata. Né i cenni alla costrizione che sarebbe stata operata nei
confronti del professionista possono essere apprezzati al di là che come asserzioni,
inopportune prima che irrilevanti, in ragione della loro evidente genericità che non
permette alcun serio approfondimento su tale aspetto Altrettanto del tutto generico
è il cenno che il motivo fa ad “altri testi”.
Il quarto motivo è inammissibile per palese genericità. Non vi è indicazione

acquisizione di tutta (parrebbe, ma la genericità della deduzione non permette di
comprendere con chiarezza) la documentazione sollecitata (nei termini anche p. 3
sent. app.), rimane del tutto sprovvisto di specificità l’assunto assertivo che
nonostante l’acquisizione e nonostante specifica pertinente richiesta di
interlocuzione la difesa non avrebbe potuto rappresentare sul punto le proprie
difese (non si dice quando la richiesta sarebbe stata proposta formalmente dopo la
pur avvenuta acquisizione e con quale provvedimento i Giudici del primo grado
avrebbero respinto tale formale richiesta: neppure documentazione processuale in
proposito è stata allegata).
Il quinto motivo è inammissibile per genericità (non si indicano i decreti cui ci
si riferisce né viene riferito il loro concreto contenuto, quale presupposto di censure
specifiche che mancano).
Sesto, settimo e ottavo motivo, che deducono i prima esposti profili di difetto
di motivazione per quanto riguarda in particolare la giudicata consapevole
partecipazione associativa, sono infondati. La Corte d’appello ha prima dato atto
delle prospettazioni difensive sul punto (p. 3 ultimo periodo, 6, in particolare sulla
giustificazione dei contatti con gli associati al solo fine di infiltrarsi per poi riferire
alla polizia giudiziaria) e poi risposto specificamente sui vari aspetti: l’irrilevanza
delle assoluzioni parziali, la certa sussistenza dell’associazione, le prove (orali e di
intercettazione) che indicavano il coinvolgimento diretto di MILICI Salvatore (p.5),
l’inidoneità delle dichiarazioni dei due ufficiali di polizia giudiziaria (pertinenti anche
la rapina) a fondare l’assunto difensivo di una sua collaborazione affidabile e
concordata e tantomeno nei fatti di questo processo (p.6, 7, 8), la non
indispensabilità dell’esame di Zannini e Anastasi (del resto, osservava la Corte
d’appello, non citati in primo grado dalla stessa difesa), la non decisività della
mancata conoscenza personale di MILICI da parte dei due Ricciardetto. Si tratta di
una risposta articolata e complessiva, rispetto alla quale il ricorrente svolge in
definitiva deduzioni in fatto che vanno ad ampliare le prospettazioni proposte ai

alcuna dei decreti cui ci si riferisce. Posto che si dà atto di una successiva

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Giudici d’appello e comunque da questi tenute presenti. Alla Corte compete solo di
verificare la regolarità logica del percorso argomentativo che ha condotto
all’apprezzamento di merito. Nel nostro caso è significativo che lo stesso ricorrente
al di là di enunciati formali non indichi specifici passaggi di contraddittorietà o
manifesta illogicità, in sé determinanti a imporre diversa conclusione di merito, ma
in definitiva riproponga, appunto, e approfondendoli, aspetti probatori che
avrebbero, nella propria prospettazione, potuto condurre a diverso apprezzamento
del complessivo materiale di prova, ma che tali non sono stati giudicati nel

Il nono motivo è infondato. Quanto ai testi Casadidio e Comincini si è già
detto. Quanto a Zannini, Anastasi e Sammiceli l’apprezzamento della Corte per la
non indispensabilità del loro attuale esame (dopo la mancata tempestiva
introduzione in primo grado da parte della difesa) si sottrae alla opposta (ma
generica sul punto quanto ai contenuti) sollecitazione difensiva.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma, il 18.11.2015

conforme apprezzamento dei due gradi di giudizio di merito.

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