Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 46988 del 12/11/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 46988 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: BLAIOTTA ROCCO MARCO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CAU GIUSEPPINA N. IL 24/03/1948
avverso la sentenza n. 2901/2010 CORTE APPELLO di FIRENZE, del
27/02/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/11/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ROCCO MARCO BLAIOTTA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Ce ,
2./pt o-e ,
t,t
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

c-de

Data Udienza: 12/11/2015

`2./

3 Cau

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. A seguito di giudizio abbreviato, il Tribunale di Grosseto ha affermato la
responsabilità dell’imputata in epigrafe in ordine al reato di omicidio colposo e la ha
condannata altresì al risarcimento del danno nei confronti della parte civile.

In un appartamento di proprietà dell’imputata veniva installato un piano di
cottura con procedura irregolare. In particolare si ometteva di serrare adeguatamente
il dado di raccordo dell’apparato con la tubazione dì alimentazione del gas. In
conseguenza l’abitazione si saturava di gas, sicché quando l’affittuaria Pascucci Liliana
tentava l’accensione della macchina si determinava esplosione che distruggeva
l’immobile e cagionava altresì la morte della donna.
All’imputata è stato mosso l’addebito di aver locato l’immobile sebbene esso
presentasse un vano non abitabile a causa della mancanza di aperture di ventilazione
necessarie per la presenza del gas; e di non essersi assicurata della corretta
installazione.
Si è proceduto separatamente nei confronti di Fanciulli Nunzio che esegui
l’installazione e di Orru Luciano titolare della ditta venditrice ed incaricata
dell’installazione medesima.

2,Ricorre per cassazione l’imputata.
2.1 Le mancanze addebitate non hanno avuto alcuna efficienza causale:
l’esplosione è stata determinata della massiva fuoriuscita di gas i cui effetti non
avrebbero comunque potuto essere ovviati con adeguata areazione dell’alloggio.
Inoltre, nessun rilievo ha la posizione di garanzia ex art. 1575 cod. civ. La
giurisprudenza di legittimità evocata è inconferente, essendo relativa a casi in cui le
condizioni dell’immobile sono state all’origine degli eventi.
Nessuna

norma obbligava la ricorrente a verificare la qualificazione del

venditore ed installatore e pretendere certificato di conformità. Né la mancanza di tale
certificato comportava l’inibizione all’uso; tanto più che l’incidente si verificò nello
stesso giorno dell’installazione e che l’apparato era di qualità.
In ogni caso dell’inidoneità dell’installatore non risponde la ricorrente bensì il
titolare della ditta venditrice e datore di lavoro Orru. Costui era anche committente.

2.2 Erroneamente i giudici di merito hanno ritenuto la ritualità della
costituzione di parte civile, ravvisando l’esistenza di procura ad litem basandosi sul
solo fatto che essa fosse in calce all’atto di costituzione. E’ irrilevante che nell’atto

La sentenza è stata confermata dalla Corte d’appello di Firenze.

compaia l’espressione “procura speciale”. Inoltre, in violazione dell’art. 122 cod. proc.
pen., l’atto medesimo non reca l’indicazione dell’oggetto.

3. Il primo motivo di ricorso è fondato ed assorbente.
La sentenza espone che il dado di serraggio del tubo del gas non era avvitato e
che l’installatore Fanciulli non possedeva i requisiti professionali richiesti per
l’esecuzione dell’intervento. La perdita di gas ebbe inizio subìto dopo il montaggio.
Il locale non era areato ma tale circostanza, secondo il perito, si è rivelata

saturazione dell’ambiente.
L’installazione era stata commissionata dalla Cau. Costei, quale committente,
aveva l’obbligo di affidare l’incarico ad impresa abilitata. L’imputata si è rivolta
all’impresa dell’Orru che, tuttavia, si è avvalsa del dipendente Fanciulli, soggetto non
idoneo. Nessuna dichiarazione di conformità è stata richiesta o rilasciata. Tale
dichiarazione, prevista dal d.m.n. 37 del 2008, costituisce garanzia di corretta
installazione. E vero che non vi è obbligo di rilascio immediato della certificazione, ma
ciò non rende immune da responsabilità. L’assenza della ridetta certificazione avrebbe
dovuto indurre dubbio sulla qualità dell’intervento.

3.1 Tale apprezzamento reca al suo interno, con evidenza, incongruenze e
contraddizioni che lo corrompono radicalmente. Infatti è la stessa sentenza che dà atto
che l’addebito originariamente mosso, afferente alla insufficiente areazione del locale,
non ha avuto nessun ruolo nella dinamica degli eventi l posto che la fuoriuscita di gas è
stata talmente massiva che i suoi effetti non sarebbero stati Ovviati neppure con
appropriata ventilazione del luogo.
Senza dubbio il lavoro è stato eseguito in modo assolutamente trascurato; e ciò
è evidentemente rilevante ai fini della individuazione delle eventuali responsabilità del
titolare dell’azienda incaricata dell’installazione nonché delle operaio che provvide
all’esecuzione dell’allaccio, nei cui confronti si è proceduto separatamente.
Nonostante ci ò si ritenuto di configurare concorrente responsabilità della
proprietaria dell’alloggio, senza tuttavia riuscire a muovere nei confronti di costei alcun
concreto e plausibile addebito. Infatti nessuna contestazione afferisce alla idoneità ed
affidabilità dell’azienda presso la quale il piano di cottura era stato acquistato. L’unico
addebito che viene vagamente adombrato équello di aver consentito l’uso dell’alloggio
all’affittuaria, peraltro nello stesso di giorno in cui il lavoro era stato eseguito, senza
munirsi del certificato di conformità. Orbene, è la stessa sentenza che pone in luce che
tale certificazione costituisce adempimento burocratico che dà supporto formale alla
congrua esecuzione dell’installazione, della cui correttezza non vi era ragione alcuna di
dubitare; e che non vi è alcuna prescrizione che imponga l’acquisizione di tale

irrilevante poiché anche una congrua ventilazione non avrebbe potuto impedire la

documento quale presupposto per l’utilizzazione dell’apparato. L’argomentazione è
dunque clamorosamente incoerente quando dalla mancata consegna del certificato nel
giorno stesso dell’installazione si desume l’esistenza di un non meglio definito
indicatore di allarme che dovrebbe costituire il presupposto per la artificiosa
configurazione di una addebito colposo.
In conclusione, l’imputata appare più vittima che protagonista dell’illecito
colposo; e l’assenza di alcun rimprovero nei suoi confronti impone l’adozione di

PQM

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per non aver ommesso il fatto.

Roma 12 novembre 2015
IL CONSIGLIERE ESTENSORE

CORTE SUPRhWA CASSAZIONE
IV Seziene Pent2e.

pronunzia di annullamento senza rinvio per non aver commesso il fatto.

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