Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 46885 del 14/10/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 46885 Anno 2015
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MIGLIORIN PIETRO N. IL 24/09/1943
avverso la sentenza n. 2302/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
23/05/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. EUGENIA SERRAO; i

dr

Data Udienza: 14/10/2015

3

Motivi della decisione

Migliorin Pietro ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della
Corte di Appello di Milano in data 23/05/2014, con la quale è stata confermata la
sentenza di condanna dell’imputato per il reato di cui all’art.589 cod. pen.
pronunciata dal Tribunale di Milano il 9/01/2013, con parziale riforma in punto di
sospensione condizionale della pena.
L’esponente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art.606,
comma 1, lett.d) cod.proc.pen., per mancata assunzione della prova decisiva

lett.e) cod.proc.pen. per difetto di motivazione. In particolare, il ricorrente si
duole del fatto che non sia stata accertata la velocità alla quale procedeva il
motociclista rimasto vittima dell’incidente né quale fosse il tipo di manovra da lui
effettuata, avendo le risultanze istruttorie accentuato i dubbi in proposito; che
non si sia tenuto conto del fatto che il Giudice di Pace avesse annullato per
insufficienza probatoria il verbale elevato a carico dell’imputato per omessa
precedenza; che la testimonianza resa da persona trasportata su altro
autoveicolo che procedeva nel medesimo senso di marcia del motociclista sia
stata assunta frettolosamente.
Il ricorso è inammissibile.
Doverosa premessa concerne il principio, pacifico nella giurisprudenza della
Corte di legittimità, che la perizia, per il suo carattere neutro sottratta alla
disponibilità delle parti e rimessa alla discrezionalità del giudice, non può farsi
rientrare nel concetto di prova decisiva (Sez. 4, n.7444 del 17/01/2013, Sciarra,
Rv. 255152; Sez. 6, n. 43526 del 03/10/2012, Ritorto, Rv. 253707; Sez.4,
n.10110 del 14/02/2012, Nonnis, n.m.; Sez. 4, n.14130 del 22/01/2007,
Pastorelli, Rv. 236191).
Deve rilevarsi, poi, che, secondo il consolidato orientamento della Suprema
Corte, il vizio logico della motivazione deducibile in sede di legittimità deve
risultare dal testo della decisione impugnata e deve essere riscontrato tra le
varie proposizioni inserite nella motivazione, senza alcuna possibilità di ricorrere
al controllo delle risultanze processuali; con la conseguenza che il sindacato di
legittimità (in tal senso,

ex plurimis, Sez. 5, n. 4295 del 07/10/1997, Di Stefano, Rv. 209040; Sez. 3,
n.4115 del 27/11/1995, dep. 1996, Beyzaku, Rv. 203272). Tale principio, più
volte ribadito dalle varie sezioni della Corte di Cassazione, è stato altresì avallat
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concretata dalla perizia cine-dinamica, e per violazione dell’art.606, comma 1,

dalle stesse Sezioni Unite, le quali hanno precisato che esula dai poteri della
Corte di Cassazione quello di una degli elementi di fatto, posti a
sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in via esclusiva al
giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera
prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle
risultanze processuali (Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997, Dessimone, Rv.
207945). E la Corte regolatrice ha rilevato che anche dopo la modifica
dell’art.606 lett. e) cod. proc. pen., per effetto della legge 20 febbraio 2006 n.
46, resta immutata la natura del sindacato che la Corte di Cassazione può

legittimità, la pura e semplice rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento
della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di
ricostruzione o valutazione dei fatti (Sez. 5, n. 17905 del 23/03/2006, Baratta,
Rv. 234109). Pertanto, in sede di legittimità, non sono consentite le censure che
si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione delle circostanze
esaminate dal giudice di merito (ex multis Sez. 6, n. 22445 del 08/05/2009,
Candita, Rv.244181). Delineato nei superiori termini l’orizzonte del presente
scrutinio di legittimità, si osserva che il ricorrente invoca, in realtà, una
considerazione alternativa del compendio probatorio, con riguardo alla pretesa
estraneità del prevenuto rispetto alla causazione del sinistro.
Ed invero, la Corte di Appello, sviluppando un percorso logico argonnentativo
immune da aporie di ordine logico, ha chiarito: che il Giudice di Pace ha ritenuto
insufficiente il compendio probatorio non avendo visionato il filmato tratto dalla
telecamera dell’area di servizio, dal quale era invece visibile la manovra di svolta
effettuata dall’imputato, prima che gli fosse consentito, mentre sopraggiungeva
ad elevata velocità il motociclista; che la caduta del motociclista era stata
causata dalla rapida frenata posta in essere di fronte all’ingombrante presenza
dell’autovettura dell’imputato nella sua corsia di marcia; che l’attenta
ricostruzione dell’accaduto da parte della Polizia locale sulla base delle risultanze
del filmato, dei danni riportati dai veicoli e delle tracce lasciate dal motociclista
non rendeva necessario disporre accertamenti peritali.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,0C\
in favore della Cassa delle Ammende.

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esercitare sui vizi della motivazione, essendo rimasto preclusa, per il giudice di

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.

Così deciso in • .ta 14 ottobre 2015

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