Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 46793 del 30/09/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 46793 Anno 2015
Presidente: MILO NICOLA
Relatore: PATERNO’ RADDUSA BENEDETTO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
VIESTI FLORA N. IL 13/04/1984 parte offesa nel procedimento
c/
ZECCA ANDREA N. IL 01/10/1979
avverso il decreto n. 6344/2013 TRIBUNALE di VELLETRI, del
08/08/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. BENEDETTO
PATERNO’ RADDUSA;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.
01.4. ci e‘f ChAA-4

Udit i difensor Avv.;

Data Udienza: 30/09/2015

Ritenuto in fatto e diritto
1.Viesti Flora , tramite il difensore di fiducia munito di procura speciale, persona
offesa nel procedimento promosso in danno di Zecca Andrea per il reato di cui
all’art. 388, impugna per cassazione il decreto di archiviazione reso dal Gip
presso il Tribunale di Velletri nel citato procedimento.
Decreto , quello oggetto del ricorso, reso senza attendere lo spirare del termine

cod.proc.pen., considerando che tra la data della comunicazione della richiesta di
archiviazione e quella della decisione sarebbe trascorso un termine inferiore ai
dieci giorni ( computando al fine la sospensione feriale dei termini).

2. La Procura Generale ha chiesto l’annullamento della decisione impugnata
senza rinvio e con trasmissione atti.

3. La difesa dello Zecca con memoria allegata agli atti ha chiesto dichiararsi
l’inammissibilità del ricorso.
Il ricorso è tardivo e va in coerenza dichiarato inammissibile.

5. Così come costantemente ritenuto dalla giurisprudenza di questa Corte (cfr.
per tutte, Sez. 2, sent. n. 1929 del 22/12/2009, Rv. 246040) la disposizione
contenuta nell’art. 409 c.p.p., comma 6, che riconosce espressamente alla
persona offesa la legittimazione a ricorrere per cassazione avverso l’ordinanza di
archiviazione pronunciata all’esito della Camera di consiglio, senza che di tale
udienza le sia stato dato avviso, non può ragionevolmente essere interpretata
nel senso di non riconoscere tale rimedio allorché venga a verificarsi, come nella
specie segnalato nel ricorso, una sostanziale lesione del principio del
contraddittorio altrimenti concretata nella dinamica che porta

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archiviazione

resa de plano.

6. La mancata esplicitazione normativa del rimedio, se, dunque, non preclude al
soggetto pretermesso dal contraddittorio in siffatti termini di ovviare al vizio
proponendo comunque ricorso in cassazione avvalendosi al fine della previsione
generale di cui all’art. 127 c.p.p., comma 5, per altro verso non legittima in
alcun modo una lettura interpretativa volta a sganciare la possibile proposizione
del ricorso da qualsivoglia argine temporale (ipotesi, quest’ultima, che ha trovato
riscontro in alcuni arresti di questa Corte, per il vero in espressione di un
orientamento non maggioritario: cfr, da ultimo Sez. 5, Sentenza n.1508/2010
Rv. 249085).

per la formulazione dell’opposizione da parte di essa persona offesa ex art. 410

6.1 Piuttosto, ritiene il Collegio – in adesione all’orientamento da tempo espresso
anche da questa stessa sezione della Corte – che il diritto della persona offesa a
ricorrere avverso il decreto di archiviazione emesso de plano, senza che gli sia
stata data la possibilità di proporre utilmente opposizione non può essere
esercitato senza limiti di tempo, essendo principio generale quello per cui, a
parte i rimedi straordinari previsti dal nostro ordinamento, le decisioni
giurisdizionali, pur se emesse nell’ambito di procedure in cui si siano verificate
nullità assolute, divengono irrevocabili ove non sia stata presentata

6.2. Nella presente fattispecie, ai fini della individuazione del dies a quo per
proporre ricorso, non valgono certamente le previsioni di cui all’art. 585 c.p.p.,
comma 2, che implicano formalità idonee a produrre la conoscenza legale dei
provvedimenti non applicabili al caso del decreto di archiviazione, che è invece
un provvedimento che non va comunicato ne’ all’indagato nè ad altri soggetti. In
mancanza di previsioni di conoscenza legale, ai fini della decorrenza del termine
per impugnare vale tuttavia il momento in cui il soggetto, cui spetta il diritto di
impugnare, acquisisce la conoscenza effettiva del provvedimento, come del resto
indicato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 353 del 1991 che attribuisce
a tale regola una portata generale (in questi termini, qui pedissequamente
riportati, la sentenza, sezione 6, n. 1572 del 29/03/2000 Rv. 220536; ed ancora,
Sez. 4, Sentenza n. 13708/2003 Rv. 224388; Sez. 6, Sentenza n. 37905/2004
Rv. 230309;Sez. 2, Sentenza n. 28613/2007 Rv. 237761; Sez. 2, Sentenza n.
44931/2010 Rv. 248897; Sez. 5, Sentenza n. 5139/2010, Rv. 249694).
6.2. Nel caso di specie, la ricorrente , tramite il difensore dorniciliatario, è venuta
a conoscenza della archiviazione a far data dall’8 ottobre 2014 , momento di
avvenuta notifica del provvedimento con il quale il Gip dichiarava il non doversi
procedere sulla opposizione proposta dalla persona offesa avverso la richiesta di
archiviazione perché successiva alla archiviazione stessa; e da tale data
decorreva il termine di impugnazione che va individuato, ad opinione del Collegio
e sempre in adesione all’orientamento sopra segnalato, in quello di quindici
giorni previsto formalmente dall’art. 585 c.p.p., comma 1, lett. a), norma da
ritenersi riferibile, in assenza di contraria previsione, indistintamente, a tutti i
provvedimenti camerali (in tal senso la giurisprudenza di questa Corte sopra
richiamata; per un orientamento diverso, nell’ottica della applicabilità alla specie
del minor termine di cui all’art. 408, comma 3, si veda tuttavia la sentenza, resa
dalla sezione 3 e distinta dal nr 24063/10, peraltro non isolata, senza che la
diversa soluzione interpretativa, per come ovvio, incida nel caso in esame in
punto alla tempestività del ricorso).

dall’interessato tempestiva impugnazione.

e

6.3. Da qui la intempestività del ricorso, depositato il 27 ottobre 2014 e dunque
ben oltre la data ultima prevista ai sensi dell’art. 585 c.p.p., comma 1, lett. a),
con conseguente inammissibilità dell’impugnazione.

7. Alla inammissibilità del ricorso, a norma dell’art. 616 c.p.p., segue la
condanna della ricorrente al pagamento in favore dell’erario delle spese del
presente procedimento ed al pagamento in favore della Cassa delle ammende di
una somma che si stima equo fissare nell’importo indicato nel dispositivo che
segue.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 300 in favore della Cassa della
Ammende .
Così deciso il 30 settembre 2015
Il Consigliere estensore

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