Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 46592 del 19/05/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 46592 Anno 2015
Presidente: VECCHIO MASSIMO
Relatore: SANDRINI ENRICO GIUSEPPE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
TROMBETTA MASSIMO NUNZIO NATALE N. IL 26/01/1973
avverso l’ordinanza n. 750/2014 TRIB. SORVEGLIANZA di
SASSARI, del 17/07/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ENRICO GIUSEPPE
SANDRINI;
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lette/sentite le conclusioni del PG Dott. m p,t o t éj e-LIA „1„

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Data Udienza: 19/05/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari, con ordinanza in data 17.07.2014, ha
rigettato il reclamo proposto da Trombetta Massimo Nunzio Natale avverso il
provvedimento con cui il magistrato di sorveglianza aveva concesso il beneficio
della liberazione anticipata per i periodi richiesti dal condannato nella misura
ordinaria di 45 giorni per ciascun semestre di pena scontata, negando la
maggiorazione a 75 giorni prevista dall’art. 4 del D.L. n. 146 del 2013, perché la
legge di conversione n. 10 del 2014 aveva escluso dall’ampliamento del beneficio

come quello di cui all’art. 74 DPR n. 309 del 1990 oggetto della condanna inflitta
al Trombetta; Il Tribunale riteneva corretta la decisione reclamata, alla stregua
della soggezione al principio tempus regit actum delle leggi in materia di benefici
penitenziari e dell’impossibilità di riconoscere effetti ultrattivi alla norma di un
decreto legge caducata ex tunc dalla sua mancata conversione in legge.
2. Ricorre per cassazione il Trombetta, personalmente, lamentando la disparità
di trattamento, censurabile sotto il profilo del vizio di costituzionalità, tra la sua
posizione e quella di altri detenuti versanti nella stessa situazione, la cui istanza,
presentata come quella del Trombetta nella vigenza del decreto d’urgenza, era
stata tempestivamente esaminata e accolta prima della sopravvenienza della
legge di conversione.
3. Il Procuratore Generale ha rassegnato conclusioni scritte, chiedendo il rigetto
del ricorso.
CONSIDERATO IN DI RITTO
1. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto il Trombetta non
denuncia alcun vizio di legittimità del provvedimento impugnato, ma si limita a
lamentare il pregiudizio di fatto (in tesi) derivato dall’omesso tempestivo esame
dell’istanza di concessione del beneficio della liberazione anticipata speciale nella
vigenza del D.L. n. 146 del 2013 e prima della sopravvenienza della legge di
conversione n. 10 del 2014, che ha escluso in modo assoluto per i detenuti in
espiazione pena per taluno dei reati ostativi indicati nell’art. 4-bis ord.pen. la
fruibilità della maggiorazione di 30 giorni sulla misura ordinaria della liberazione
anticipata, invece prevista in via generale dall’art. 54 ord.pen. per tutti i
condannati a prescindere dal titolo del reato in espiazione.
2. Nessuna aspettativa giuridicamente tutelabile è configurabile in relazione a
una situazione disciplinata da una norma caducata con effetto ex tunc (art. 77
comma 3 Cost.) perché contenuta in un decreto d’urgenza non convertito – sul
punto – in legge (Sez. 1 n. 34073 del 27/06/2014, ric. Panno, Rv. 260848).
Non ci si può peraltro esimere dall’osservare, per scrupolo di motivazione, che la
norma invocata dal ricorrente nella sua versione originaria – di cui all’art. 4
1

i condannati in espiazione pena per un reato previsto dall’art. 4-bis ord.pen.,

comma 4 D.L. n. 146 del 2013 – non prevedeva alcun automatismo nella
concessione del beneficio, ma lo subordinava all’accertamento della condizione
che il soggetto condannato per reati ostativi avesse dato prova nel periodo dì
detenzione di un concreto recupero sociale desumibile da comportamenti
rivelatori dei positivo evolversi della personalità, così che anche in rapporto al
testo originario, e non convertito, della norma l’aspettativa prospettata dal
ricorrente con riguardo a un possibile accoglimento dell’istanza, se fosse stata
tempestivamente esaminata prima dell’intervento della legge di conversione, è

comunque possibile fondare, in termini giuridicamente apprezzabili, una disparità
di trattamento suscettibile di dar luogo a una questione di costituzionalità, Aìcce
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3. All’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e al versamento alla cassa delle ammende
della sanzione pecuniaria che si ritiene equo quantificare in 1.000 euro.
P.Q.M.
A scioglimento della riserva assunta il 20.04.2015:
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di C 1.000,00 alla Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 19 maggio 2015

Il Consigliere estensore

Il Presidente

basata su presupposti del tutto congetturali e ipotetici, sui quali non sarebbe

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