Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 46355 del 08/10/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 46355 Anno 2015
Presidente: CONTI GIOVANNI
Relatore: VILLONI ORLANDO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

MARESCA Salvatore, n. Agropoli (Sa) 4.5.1982.
avverso l’ordinanza n. 352/15 Tribunale del Riesame di Salerno del 19/06/2015

esaminati gli atti e letti il ricorso ed il provvedimento decisorio impugnato;
udita in camera di consiglio la relazione del consigliere, dott. Orlando Villoni;
udito il pubblico ministero in persona del sostituto P.G., dr. E. Delehaye, che ha concluso per
il rigetto

RITENUTO IN FATTO

1. Con l’ordinanza impugnata, il Tribunale del Riesame di Salerno ha in larga parte confermato quella emessa dal GIP del locale Tribunale in data 22/05/2015 con la quale era stata
applicata la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Maresca Salvatore, in
quanto provvisoriamente accusato dei reati di cui agli artt. 73 e 74 (capo 1 dell’imputazione

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Data Udienza: 08/10/2015

provvisoria) del d.P.R. n. 309 del 1990 in relazione alla sua ritenuta compartecipazione, con il
ruolo di distributore / spacciatore, di un’associazione criminale dedita al traffico di sostanze
stupefacenti al dettaglio nei territori dei Comuni di Battipaglia (Sa), Paestum (SA) e paesi limitrofi ed al coinvolgimento diretto in uno dei reati fine (capo 53), annullando il provvedimento
impugnato unicamente in relazione alla contestata aggravante di cui all’art. 7 I. n. 203 del
1991.
Il Tribunale ha ritenuto adeguato il quadro indiziario, costituito dalle convergenti dichiarazioni rese da due chiamanti in correità (Podeia Cosimo e Podeia Paolo) nonché dagli esiti di
un’ampia e diffusa attività di captazione telefonica e ambientale attestanti i numerosi contatti

Il Tribunale ha, invece, respinto la tesi che essendo divenuta la partecipazione all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti una sorta di ramo d’azienda di una più complessa
attività camorristica cui sono dediti alcuni degli associati, la prima costituirebbe ipso facto
un’attività agevolatrice dell’associazione di cui all’art. 416-bis cod. pen.
Nonostante il tempo decorso dai fatti (settembre 2009 – febbraio 2011) rispetto all’adozione
della misura, il Tribunale ha, infine, ritenuto adeguata quella applicata al Maresca, reputando
sussistente la relativa presunzione di cui all’art. 275, comma 3 cod. proc. pen. e rientrando egli
nel novero di quelli accusati del reato associativo e gravati da ulteriori precedenti penali, come
tali ritenuti dal GIP meritevoli dell’imposizione della custodia in carcere.

2. Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso l’indagato, il quale deduce violazione di legge e
vizio di motivazione, rilevando in primo luogo come le argomentazioni svolte dal Tribunale a
sostegno della sussistenza della gravità indiziaria siano carenti, stereotipate e generiche, limityvt.nr._
tate a non meglio precisati contatti telefonici con il coindagato Pastina e gnn, dimostrative
della partecipazione al sodalizio capeggiato da quest’ultimo.
Quanto alle esigenze cautelari, il ricorrente allega di essere soggetto incensurato, già attinto
dalla misura degli arresti domiciliari e sottopostosi a documentato percorso terapeutico e
socio-riabilitativo presso il locale SERT e che la buona prova fornita nel rispetto della misura
evidenzia la sussistenza di concreti elementi di valutazione, atti a consentire il superamento
della presunzione di adeguatezza relativa della misura custodiale in carcere prevista dall’art.
275, comma 3 cod. proc. pen. per l’ipotesi di reato associativa di cui all’art. 74 d.P.R. n. 309
del 1990.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è manifestamente infondato e come tale va dichiarato inammissibile.

2. In maniera corretta, ancorché sintetica, il Tribunale del Riesame di Salerno ha ricordato

2

intercorsi tra l’indagato ed altro soggetto coinvolto nelle attività illecite (Paolo Pastina).

che ai fini della valutazione di adeguatezza della misura della custodia in carcere in ordine al
reato di cui all’art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990, ciò che rileva è la perdurante esistenza di vincoli
con l’associazione e l’eventuale rescissione dei medesimi in funzione del superamento della
presunzione relativa di adeguatezza di cui all’art. 275, comma 3 cod. proc. pen., modificato in
parte qua dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 231 del 2011 che lo ha dichiarato
costituzionalmente illegittimo per contrasto con gli artt. 3, 13 comma 1, 27 comma 2 Cost.
l’art. 275, comma 3 cod. proc. pen. nella parte in cui non consentiva di applicare misure
cautelari diverse da quella carceraria al soggetto gravemente indiziato del delitto di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, in presenza di elementi concreti per ritenere che le

30734 del 09/01/2013, Scarfo’, Rv. 256388)
Atteso, tuttavia, che nella fattispecie non è stata né acquisita né allegata la sussistenza di
tali positivi elementi, il Tribunale si è determinato nel senso indicato; né può evidentemente
incidere in senso diverso, l’allegato avviamento di un percorso terapeutico e socio-riabilitativo
di fuoruscita dalla tossicodipendenza, poiché questo riguarda la condizione personale dell’indagato e non i suoi rapporti con il contesto associativo – criminale.

3. Alla dichiarazione d’inammissibilità dell’impugnazione segue, come per legge, la condanna
del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore
della cassa delle ammende, che stimasi equo quantificare in C 1.500,00 (millecinquecento).

P. Q. M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di C 1.500,00 (millecinquecento) in favore della cassa delle ammende.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94, comma 1-ter disp. att. cod.
proc. pen.

Roma, 08/10 2015

esigenze cautelari potessero essere soddisfatte con misure meno afflittive (Sez. 1, sent. n.

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