Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 46324 del 18/11/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 2 Num. 46324 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: ALMA MARCO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
• PALAZZOLO Salvatore, nato a Catania il giorno 2/3/1975;
avverso la sentenza n. 2155/15 in data 25/6/2015 della Corte di Appello di
Catania;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dr. Marco Maria ALMA;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Massimo GALLI, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
RITENUTO IN FATTO
Con sentenza in data 25/6/2015 la Corte di Appello di Catania ha confermato la
sentenza emessa dal locale Tribunale con la quale PALAZZOLO Salvatore era
stato dichiarato colpevole del reato di appropriazione indebita di un’autovettura e
condannato alla pena ritenuta di giustizia.
Ricorre per Cassazione avverso la predetta sentenza l’imputato personalmente,
deducendo:
1. Violazione dell’art. 606, lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione all’art. 392
cod. pen. per manifesta illogicità della motivazione in ordine alla mancata
riqualificazione del fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Data Udienza: 18/11/2015

Sostiene al riguardo il ricorrente di avere esercitato un legittimo diritto di
ritenzione dell’autoveicolo in quanto egli a sua volta vantava un credito nei
confronti della Daimler Chrysler legato ad un precedente rapporto di lavoro poi
risoltosi.
Egli avrebbe quindi agito facendo valere un diritto di compensazione dei rapporti
di debito/credito con la predetta società il che escluderebbe l’elemento
psicologico del reato di appropriazione indebita in contestazione.

157, 646 e 133 cod. pen. per manifesta illogicità della motivazione essendo
decorso il tempo per la prescrizione del reato il che avrebbe dovuto portare
all’emissione di sentenza ex art. 129 cod. proc. pen.
3. Violazione dell’art. 606, lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione agli artt. 646
e 133 cod. pen. per manifesta illogicità della motivazione in ordine
all’applicazione di pena eccessiva.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato oltre che del tutto
generico e, per l’effetto, inammissibile.
Al di là dell’improprio riferimento all’art. 392 cod. pen. (Esercizio arbitrario delle
proprie ragioni con violenza sulle cose) che non ha nulla a che vedere con la
situazione qui in esame, deve essere evidenziato che il ricorso è fondato su
motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal
giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerarsi non specifici. La mancanza
di specificità del motivo, invero, deve essere apprezzata non solo per la sua
genericità, come indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione
tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a
fondamento dell’impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del
giudice censurato senza cadere nel vizio di aspecificità conducente, a mente
dell’art. 591 comma 1 lett. c), all’inammissibilità (Sez. 4, 29/03/2000, n. 5191,
Barone, Rv. 216473; Sez. 1, 30/09/2004, n. 39598, Burzotta, Rv. 230634; Sez.
4, 03/07/2007, n. 34270, Scicchitano, Rv. 236945; Sez. 3, 06/07/2007, n.
35492, Tasca, Rv. 237596).
Per il resto deve osservarsi che il ricorrente, sotto il profilo del vizio di
motivazione, tenta in realtà di sottoporre a questa Corte un giudizio di merito,
non consentito anche dopo la Novella. La modifica normativa dell’articolo 606
cod. proc. pen., lett. e), di cui alla legge 20 febbraio 2006 n. 46 ha lasciato

2

2. Violazione dell’art. 606, lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione agli artt.

infatti inalterata la natura del controllo demandato la corte di Cassazione, che
può essere solo di legittimità e non può estendersi ad una valutazione di merito.
Al giudice di legittimità resta tuttora preclusa – in sede di controllo della
motivazione – la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della
decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e
valutazione dei fatti, preferiti a quelli adottati dal giudice del merito perché
ritenuti maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa. Tale

fatto, mentre la Corte, anche nel quadro della nuova disciplina, è – e resta giudice della motivazione.
2. Anche il secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato.
Il reato risulta commesso in data 1/2/2006 ed il termine di prescrizione ordinario
dello stesso alla luce del combinato disposto degli artt. 157 e 161 cod. pen.,
tenuto conto degli eventi interruttivi, è di anni 7 e mesi 6 con la conseguenza
che lo stesso sarebbe venuto a scadere in data 1/8/2013.
A tale termine devono però essere aggiunti i periodi di sospensione della
prescrizione che in base alle risultanze degli atti dibattimentali e della
giurisprudenza in materia devono essere calcolati come segue:
a) Udienze innanzi al Tribunale:
– rinvio dal 13/11/2008 al 12/3/2009 per altro impegno professionale difensore
= giorni 60;
– rinvio dal 12/3/2009 al 25/6/2009 per istanza difensore = giorni 105;
– rinvio dal 12/11/2009 al 18/3/2010 per altro impegno professionale difensore
= giorni 60;
– rinvio dal 24/6/2010 al 23/9/2010 per altro impegno professionale difensore =
giorni 60;
– rinvio dal 23/9/2010 al 23/12/2010 per altro impegno professionale difensore
= giorni 60;
– rinvio dal 28/4/2011 al 29/9/2011 per istanza difensore = giorni 154;
– rinvio dal 29/9/2011 al 19/1/2012 per istanza difensore = giorni 112;
– rinvio dal 19/1/2012 al 26/4/2012 per altro impegno professionale difensore =
giorni 60;
– rinvio dal 28/6/2012 al 20/12/2012 per altro impegno professionale difensore
= giorni 60;
– rinvio dal 20/12/2012 al 28/3/2013 per altro impegno professionale difensore
= giorni 60;
b) Udienze innanzi alla Corte di Appello:

3

modo di procedere trasformerebbe, infatti, la Corte nell’ennesimo giudice del

- rinvio dal 6/6/2014 al 16/10/2014 per istanza difensore = giorni 132
– rinvio dal 30/4/2015 al 20/6/2015 per istanza difensore = giorni 51
così per un periodo di sospensione della prescrizione di complessivi giorni 974
che aggiunti alla data del 1/8/2013 portano la scadenza del termine di
prescrizione del reato in contestazione al giorno 1/4/2016.
Ne consegue che il reato in esame non solo non era prescritto alla data della
pronuncia della sentenza della Corte di Appello ma non è prescritto neppure alla

3. Infine, anche il terzo motivo di ricorso oltre che del tutto generico è
manifestamente infondato.
La Corte di Appello con motivazione congrua non certo illogica e tantomeno
contraddittoria ha chiarito le ragioni per le quali non potevano essere
riconosciute all’imputato le circostanze attenuanti generiche il tutto con evidente
incidenza sul trattamento sanzionatorio allo stesso riservato.
La graduazione della pena, anche in relazione agli aumenti ed alle diminuzioni
previsti per le circostanze aggravanti ed attenuanti, rientra nella discrezionalità
del giudice di merito, che la esercita, così come per fissare la pena base, in
aderenza ai principi enunciati negli artt. 132 e 133 cod. pen.; ne discende che è
inammissibile la censura che, nel giudizio di cassazione, miri ad una nuova
valutazione della congruità della pena la cui determinazione non sia frutto di
mero arbitrio o di ragionamento illogico e sia sorretta da sufficiente motivazione
(Cass. Sez. 5, sent. n. 5582 del 30/09/2013, dep. 04/02/2014, Rv. 259142).
Per le considerazioni or ora esposte, dunque, il ricorso deve essere dichiarato
inammissibile.
Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle
Ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma ritenuta equa di C
1.000,00 (mille) a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 1.000,00 alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il giorno 18 novembre 2015.

data odierna.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA