Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 46306 del 10/11/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 46306 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: CARRELLI PALOMBI DI MONTRONE ROBERTO MARIA

ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso proposto da Caraffini Angelo nato a Roncoferraro (Mn) il 23/12/1945
avverso la sentenza del 15/10/2013 della Corte d’appello di Brescia;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Roberto Maria Carrelli Palombi di
Montrone;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale, dott.
Luigi Birritteri, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza in data 15/10/2013, la Corte di appello di Brescia confermava la
sentenza del Tribunale di Mantova del 10/4/2003, che aveva condannato
Caraffini Angelo alla pena di anni quattro e mesi otto di reclusione ed C 1.500,00
di multa per il reato di cui agli artt. 110, 628 commi 1 e 3 n. 1 cod. pen.
1.1. La Corte territoriale respingeva le censure mosse con l’atto d’appello, in
punto di riconosciuta responsabilità dell’imputato in ordine al reato allo stesso
ascritto e di trattamento sanzionatorio.

2.

Avverso tale sentenza propone ricorso l’imputato, per mezzo del suo

difensore, sollevando i seguenti motivi di gravame:

1

Data Udienza: 10/11/2015

2.1. violazione di legge, ai sensi dell’art. 606 comma 1 lett. c) cod. proc. pen. in
relazione all’art. 601 comma 3 cod. proc. pen. in quanto il decreto di citazione
per il giudizio di appello è stato notificato all’imputato senza il rispetto del
termine di comparizione previsto dall’art. 601 comma 3 cod. proc. pen.
2.2. vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen.,
per essere stata fondata la responsabilità penale dell’imputato sull’esito della
ricognizione effettuata da tale Gianfranco Amadio, pur riconoscendosi « …

l’esito negativo di altra ricognizione.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso deve essere rigettato, per essere infondati entrambi i motivi
proposti.
Quanto al primo motivo, secondo la giurisprudenza costante di questa
Corte, condivisa dal Collegio, in tema di giudizio di appello, la violazione del
termine a comparire stabilita dall’art. 601 comma 3 cod. proc. pen., non
risolvendosi in un’omessa citazione dell’imputato, costituisce una nullità a regime
intermedio che risulta sanata nel caso in cui non sia eccepita entro i termini
previsti dall’art. 180 richiamato dall’art. 182 cod. proc. pen. (sez. 6 n. 19744 del
5/2/2013, Rv. 257643; Sez. 2 n. 30019 del 27/3/2014, Rv. 259978). Il
precedente isolato segnalato dal ricorrente è stato costantemente superato dalla
giurisprudenza di questa Corte che ha sempre escluso la natura assoluta della
nullità derivante dal mancato rispetto del termine di comparizione.
Passando poi al secondo motivo, trattasi, con evidenza, di questione che
attiene a valutazioni di merito, che sono insindacabili nel giudizio di legittimità,
quando il metodo di valutazione delle prove sia conforme ai principi
giurisprudenziali e l’argomentare scevro da vizi logici, come nel caso di specie.
(Sez. U., n. 24 del 24/11/1999, Rv. 214794; Sez. U., n. 12 del 31.5.2000, Rv.
216260; Sez. U. n. 47289 del 24.9.2003, Rv. 226074 ). Ed inoltre la medesima
questione era stata già prospettate nei motivi di appello e ad essa la Corte
territoriale ha dato adeguata e argomentata risposta, esaustiva in fatto e
corretta in diritto, che il ricorrente si limita a censurare genericamente. E così
segnatamente, il riconoscimento dell’imputato, effettuato dal teste Gianfranco
Amadio in sede di ricognizione, è stato, ragionevolmente, considerato elemento
probatorio atto a fondare la responsabilità dell’imputato per il reato ascritto; in
tal senso i giudici di appello hanno evidenziato come il testimone abbia espresso

2

notori limiti propri del mezzo istruttorio in questione» nonché riconoscendosi

il riconoscimento con certezza ed abbia fornito, prima della ricognizione, una
descrizione del rapinatore abbastanza precisa e dettagliata indicando le
caratteristiche antropometriche e fisionomiche dello stesso. A completare il
quadro probatorio la Corte ha preso in considerazione il rinvenimento in casa del
ricorrente di una fotografia che lo ritraeva insieme con l’originario coimputato
Casetta, riconosciuto sicuramente come il secondo rapinatore, unitamente al
dato emergente dalla precedente condanna riportata dal ricorrente unitamente al

ricorso. Quanto all’esito negativo dell’altra ricognizione, nella sentenza
impugnata viene dato atto di come le dichiarazioni rese dal teste Barbagnini non
avessero affatto smentito la ricognizione effettuata dal teste Amadio e ciò sulla
base di valutazioni di fatto non censurabili in questa sede, perché prive di
contraddittorietà o illogicità manifesta.

4. Al rigetto del ricorso consegue, ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen.,
la condanna dell’imputato che lo ha proposto al pagamento delle spese del
procedimento.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.

Così deciso, il 10 novembre 2015

Il Consiglie

stensore

Il Presidente

Casetta per una rapina commessa un mese prima del fatto di cui al presente

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