Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 45975 del 22/05/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 45975 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: SAVINO MARIAPIA GAETANA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CALDERINO RAFFAELLA N. IL 28/02/1969
avverso la sentenza n. 903/2014 GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE
di LIVORNO, del 20/06/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MARIAPIA GAETANA
SAVINO;

Data Udienza: 22/05/2015

Fatto e in diritto

Con sentenza 20.6.014 derffribunale di Livorno alla ricorrente Calderino Raffaella è stata
applicata la pena di anni due di reclusione ed euro 6.000,00 di multa per plurimi episodi di
cessione di cocaina, riconosciuta l’ipotesi di cui al V comma dell’art. 73 dpr 309/90. .

mancata applicazione di cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., pur sussistendo le condizioni,
sulla base del materiale probatorio, per giungere ad un proscioglimento dell’imputatknonché del
mancata a applicazione del regime sanzionatorio previsto dall’art. 73 V comma d.p.r. 309/90 come
modificato dal d.l. 20.3.2014 n. 36 convertito in legge 16.5.014 n. 76.
Il primo motivo è inammissibile per assoluto difetto di specificità.kricorrente, pur dolendosi della
insufficienza delle argomentazioni poste alla base della omessa pronuncia ex art. 129 c.p.p, non
indica in alcun modo le ragioni per le quali, in presenza di una richiesta di applicazione della pena
da lui proveniente, che presuppone la rinuncia implicita a qualsiasi questione sulla colpevolezza, il
Giudice avrebbe dovuto disattendere tale richiesta e pervenire ad una decisione di proscioglimento
basata sull’evidenza della insussistenza dei fatti, della loro mancata commissione da parte
dell’imputato etc ex art. 129.
Questa Corte ha costantemente affermato che nel giudizio definito ex art. 444 cod proc. pen. è
inammissibile per genericità l’impugnazione nella quale sia stata lamentata la mancata verifica o
comunque l’omissione di motivazione in ordine alla sussistenza di cause di non punibilità, ove la
censura non sia accompagnata dalla indicazione specifica delle ragioni che avrebbero dovuto
imporre al giudice l’assoluzione o il proscioglimento ai sensi dell’ art. 129 cod. proc. ( Cass Sez. 3,

Sentenza n. 1693 del 19/04/2000 Cc. (dep. 01/06/2000) Rv. 216583 Sez. 3, Sentenza n. 2932 del
22/09/1997 Cc. (dep. 06/11/1997) Rv. 209387)
E difatti è onere del ricorrente indicare l’esistenza di una possibile causa di non punibilità. Qualora
dagli atti o dalle deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa la possibile applicazione di
cause di non punibilità, il giudizio negativo sulla ricorrenza di una delle ipotesi previste dall’art.
129 c.p.p.. deve essere accompagnato da una specifica motivazione; diversamente, deve ritenersi
sufficiente una motivazione consistente nella enunciazione, anche implicita, che è stata compiuta la
verifica richiesta dalla legge e nella valutazione negativa della non ricorrenza le condizioni per una
pronuncia di proscioglimento.
Conclusivamente, in assenza di specifica deduzione sul punto da parte del ricorrente, l’obbligo
motivazionale del giudice è assolto dando atto della effettuata verifica della insussistenza di

La presente impugnazione censura il fatto che il giudice non abbia adeguatamente motivato la

condizioni che impongano il proscioglimento dell’imputato e di tale adempimento ben può dare
conto con motivazione sintetica. La Corte Suprema ha ritenuto che tale requisito sia soddisfatto
dalla sentenza che affermi “non sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art.129 c.p.p.”. (Sez.
3, Sentenza n.39952 del 03/10/2006 dep. 05/12/2006) Rv. 235495)
La motivazione del giudice sull’assenza dei presupposti che legittimano l’applicazione dell’art. 129
c.p.p, può essere anche “implicita o meramente enunciativa” considerato che il giudice può

presunzione di colpevolezza che il legislatore ricollega alla formulazione di una richiesta di
applicazione della pena, o comunque manchi un quadro probatorio idoneo a definire il fatto come
reato (Cass sez 5 5.1.2006 n. 211 Cortese).
Nel caso in esame, contrariamente a quanto dedotto

icorrente, il giudice non si è limitato alle

suindicate formule, ma ha indicato espressamente il materiale probatorio su cui si basa la
responsabilità dell’imputato.
Il secondo motivo è manifestamente infondato.
La sentenza impugnata di applicazione della pena è stata emessa il 20.6.014, in epoca successiva
l’emanazione del d.l. 20.3.2014 n. 36 e della legge di conversione 16.5.014 n. 76; quindi al
momento della decisione era già vigente la nuova disciplina dell’art. 73 V comma che, oltre ad aver
introdotto una autonoma ipotesi di reato in luogo della precedente attenuante ad effetto speciale, ha
apportato una mitigazione del trattamento sanzionatorio, ridotto prima solo nel massino edittale da
u.dma-lev4,
sei anni a cinque anni di reelMieren oltre la multa, col d.l. 146/2013 con nella legge n 10/2014, poi
ulteriormente ridotto, col citato d.l. 20.3.2014 n. 36 convertito nella legge 16.5.014 n. 76, da sei
mesi a quattro anni di reclusione oltre la multa.
La pena base di anni due di reclusione ed euro 6.000 di multa applicata con la sentenza impugnata è
contenuta nella forbice edittale introdotta dal citato d.l. n. 76/2014.
Peraltro, é considerato il rilevante numero delle cessioni di cocaina

e il considerevole

quantitativo, non solo valutato globalmente, ma anche con riferimento alle singole cessioni, (capo
c) la pena base sopra indicata appare congrua e non vi sono ragioni per ritenere che il giudice non
abbia tenuto conto del nuovo più mite trattamento sanzionatorio per l’ipotesi di lieve entità di cui
all’art. 73 V comma cit dpr,, introdotto con i succitati decreti legge.

A ricorso è pertanto inammissibile
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna kricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro 1.500 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma in camera di consiglio il 22.5.015.

pronunciare sentenza di proscioglimento solo se risultino dagli atti elementi idonei a superare la

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