Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 45965 del 22/05/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 45965 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: SAVINO MARIAPIA GAETANA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ARCELLA ANGELO N. IL 04/03/1962
avverso la sentenza n. 4823/2014 GIUDICE UDIENZA
PRELIMINARE di SALERNO, del 03/07/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MARIAPIA GAETANA
SAVINO;

Data Udienza: 22/05/2015

Fatto e in diritto

Con sentenza ex art. 444 ss cpp del 3.7.014 deirrribunale di Salerno al ricorrente Arcella Angelo
è stata applicata la pena di anni due mesi sei di reclusione ed euro 121.414,00 di multa per il reato
di contrabbando di 286 stecche di tabacco estero lavorato.
La presente impugnazione censura il fatto che il giudice non abbia adeguatamente motivato la

sulla base del materiale probatorio, per giungere ad un proscioglimento dell’imputato.
Il seimo motivo è inammissibile per assoluto difetto di specificità. Il ricorrente, pur dolendosi della
insufficienza delle argomentazioni poste alla base della omessa pronuncia ex art. 129 c.p.p, non
indica in alcun modo le ragioni per le quali, in presenza di una richiesta di applicazione della pena
da lui proveniente, che presuppone la rinuncia implicita a qualsiasi questione sulla colpevolezza, il
Giudice avrebbe dovuto disattendere tale richiesta e pervenire ad una decisione di proscioglimento
basata sull’evidenza della insussistenza dei fatti, della loro mancata commissione da parte
dell’imputato etc ex art. 129.
Questa Corte ha costantemente affermato che nel giudizio definito ex art. 444 cod proc. pen. è
inammissibile per genericità l’impugnazione nella quale sia stata lamentata la mancata verifica o
comunque l’omissione di motivazione in ordine alla sussistenza di cause di non punibilità, ove la
censura non sia accompagnata dalla indicazione specifica delle ragioni che avrebbero dovuto
imporre al giudice l’assoluzione o il proscioglimento ai sensi dell’ art. 129 cod. proc. ( Cass Sez. 3,
Sentenza n. 1693 del 19/04/2000 Cc. (dep. 01/06/2000 ) Rv. 216583 Sez. 3, Sentenza n. 2932 del
22/09/1997 Cc. (dep. 06/11/1997 ) Rv. 209387)
E difatti è onere del ricorrente indicare l’esistenza di una possibile causa di non punibilità. Qualora
dagli atti o dalle deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa la possibile applicazione di
cause di non punibilità, il giudizio negativo sulla ricorrenza di una delle ipotesi previste dall’art.
129 c.p.p.. deve essere accompagnato da una specifica motivazione; diversamente, deve ritenersi
sufficiente una motivazione consistente nella enunciazione, anche implicita, che è stata compiuta la
verifica richiesta dalla legge e nella valutazione negativa della non ricorrenza le condizioni per una
pronuncia di proscioglimento.
Conclusivamente, in assenza di specifica deduzione sul punto da parte del ricorrente, l’obbligo
motivazionale del giudice è assolto dando atto della effettuata verifica della insussistenza di
condizioni che impongano il proscioglimento dell’imputato e di tale adempimento ben può dare
conto con motivazione sintetica. La Corte Suprema ha ritenuto che tale requisito sia soddisfatto

mancata applicazione di cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., pur sussistendo le condizioni,

dalla sentenza che affermi “non sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art.129 c.p.p.”. (Sez.
3, Sentenza n.39952 del 03/10/2006 dep. 05/12/2006 ) Rv. 235495)
La motivazione del giudice sull’assenza dei presupposti che legittimano l’applicazione dell’art. 129
c.p.p, può essere anche “implicita o meramente enunciativa” considerato che il giudice può
pronunciare sentenza di proscioglimento solo se risultino dagli atti elementi idonei a superare la
presunzione di colpevolezza che il legislatore ricollega alla formulazione di una richiesta di

reato (Cass sez 5 5.1.2006 n. 211 Cortese).
Nel caso in esame, contrariamente a quanto dedotto dal ricorrente, il giudice non si è limitato alle
suindicate formule, ma ha indicato espressamente il materiale probatorio su cui si basa la
responsabilità dell’imputato.
Il secondo motivo è manifestamente infondato.
La senten impugnata di applicazione della pena è stata emessa il 20.6.014, in epoca s essiva
l’emanazione de . 20.3.2014 n. 36 e della legge di conversione 16.5.014 n , quindi al
momento della decisione a già vigente la nuova disciplina dell’art. 73 V co
introdotto una autonoma ipotes

a che, oltre ad aver

reato in luogo della precedente atte .nte ad effetto speciale, ha

apportato una mitigazione del tratta

to sanzionatorio, ridott

sei anni a cinque anni di recltiog oltre la

rima solo nel massino edittale da

lta, col d.l. 6/2013 con nella legge n 10/2014, poi

ulteriormente ridotto, col citato d.l. 20.3.2014 n. •

convertito nella legge 16.5.014 n. 76, da sei

mesi a quattro anni di reclusione oltre la mu
La pena base di anni due di reclusion d euro 6.000 di mul applicata con la sentenza impugnata è
contenuta nella forbice edittal trodotta dal citato d.l. n. 76/201
Peraltro, • considerat il rilevante numero delle cessioni di c ama

e il considerevole

quantitativo, no olo valutato globalmente, ma anche con riferimento a singole cessioni, (capo
c) la pen. •ase sopra indicata appare congrua e non vi sono ragioni per ritene che il giudice non
b . tenuto conto del nuovo più mite trattamento sanzionatorio per l’ipotesi di lie entità di cui
all’art. 73 V comma cit dpr,, introdotto con i succitati decreti le e.

tk, ricorso è pertanto inammissibile
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro 1.500 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma in camera di consiglio il 22.5.015.

Rt

applicazione della pena, o comunque manchi un quadro probatorio idoneo a definire il fatto come

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