Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 45713 del 06/11/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 45713 Anno 2015
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: DIOTALLEVI GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SAKI MAHFOD N. IL 28/12/1981
avverso la sentenza n. 539/2012 CORTE APPELLO di SALERNO, del
24/02/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 06/11/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIOVANNI DIOTALLEVI
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A4.2.9.22
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
,c/2-dat.QmoA-d,à
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che ha concluso er

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Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 06/11/2015

RITENUTO IN FATTO
1. La Corte di Appello di Salerno con sentenza del 24.02.2014 confermava la
sentenza emessa dal tribunale in composizione monocratica di Nocera Inferiore il
22.10.2010, con la quale Saki Mahfod, di nazionalità marocchina, era stato
condannato alla pena di due anni, due mesi di reclusione ed euro 700,00 di
multa perché ritenuto responsabile del reato di ricettazione di un ciclomotore, di
provenienza delittuosa in quanto provento di furto, come da denuncia sporta dal

smarrito, come da denuncia del maggio 2003.
Il fatto era stato accertato in occasione di un controllo eseguito dai carabinieri in
San Valentino Torio il 26.08.2008.

2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore di fiducia
di Saki Mahfod sulla base di tre motivi:
– inosservanza o erronea applicazione della legge penale (art.606 lett. b cod.
proc. pen.) e inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità
(lett. c dell’art.606) per non aver rilevato la corte territoriale l’estinzione del
reato per prescrizione alla data della decisione di secondo grado (24.02.2014) in
considerazione della retrodatazione dei fatti alla data della denuncia di
smarrimento della targa del ciclomotore (22 maggio 2003), data da considerarsi
coincidente con il perfezionamento del possesso materiale della cosa di
provenienza delittuosa;
– mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità nella motivazione della
sentenza impugnata (art.606 lett. e cod. proc. pen.) relativa alla consapevolezza
della provenienza furtiva del mezzo;
– inosservanza o erronea applicazione della legge penale (art.606 lett. b) e
mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla
mancata derubricazione della ricettazione nel reato di incauto acquisto.
Ha concluso pertanto per l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata
o, quanto, meno, con rinvio per un nuovo giudizio.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è manifestamente infondato.

2. Con riferimento al primo motivo deve rilevarsi che il reato non si era prescritto
alla data di pronuncia della sentenza di secondo grado, essendo stata contestata

2

proprietario il 07.02.2000, ricevendo altresì il contrassegno identificativo

- e ritenuta sussistente (cfr. pronuncia di primo grado) – la recidiva
infraquinquennale ex art. 99, secondo comma n.2.
Ha stabilito infatti la Suprema Corte, con argomentazioni condivisibili, che la
recidiva ritenuta dal giudice di merito e applicata per escludere la concessione
delle circostanze attenuanti generiche, in quanto circostanza aggravante ad
effetto speciale, rileva ai fini della prescrizione anche nel caso – come quello in
esame – in cui non si sia proceduto in sentenza al relativo aumento di pena
(Cass. Sez. 2^, sent. n. 35805 del 18/06/2013 – dep. il 30/08/2013 – Rv.

Il termine massimo di prescrizione risulta pertanto di dodici anni ex artt.157,
primo comma e 161, secondo comma cod. pen. con riferimento alla pena
prevista per la ricettazione, con l’ulteriore conseguenza che anche rispetto alla
decorrenza iniziale indicata nel ricorso (22.03.2003), coincidente con la denuncia
di smarrimento della targa del veicolo oggetto di furto, il reato di ricettazione
non si era comunque prescritto alla data di emissione della sentenza di secondo
grado (24.02.2014).

2. Con il secondo motivo il ricorrente eccepisce la contraddittorietà ed illogicità
della motivazione in merito alla prova della consapevolezza della provenienza
illecita degli oggetti.
Trattasi di questione esaurientemente trattata nella fase di merito con
argomentazioni che non sono state oggetto di specifica censura. La corte
territoriale, richiamando il consolidato e costante orientamento del giudice di
legittimità, ha evidenziato infatti che la prova del delitto di ricettazione, sotto il
profilo soggettivo, può essere raggiunta con la mancata giustificazione da parte
dell’imputato della provenienza del bene; che, nel caso di specie, a fronte
dell’indubbia provenienza furtiva del ciclomotore, il Saki nulla aveva dimostrato
circa le modalità di acquisto del mezzo.
Il motivo risulta pertanto generico.

3. Anche la qualificazione del reato è stata contestata in termini del tutto
generici, con riferimento agli elementi costitutivi del reato di incauto acquisto ex
art.712 cod. pen, esclusi dal giudice di merito (l’accertata consapevolezza della
provenienza delittuosa dei beni attribuisce ai fatti la connotazione delittuosa della
ricettazione).
Lo stesso dicasi per l’applicazione dell’istituto della continuazione, a fronte dei
precisi rilievi del Tribunale circa la duplicità della ricettazione (del mezzo e del
cd. targhino).

3

257298).

4. Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile, circostanza che
preclude la rilevabilità della prescrizione intervenuta dopo la pronuncia di
appello.
Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle
ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma ritenuta equa di C
1.000,00 (mille) a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.

spese processuali e della somma di C 1.000 alla Cassa delle ammende.
Cos‘ .-ciso in Roma, il giorno 6 novembre 2015

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle

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