Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 45613 del 13/10/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 45613 Anno 2015
Presidente: CASSANO MARGHERITA
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
NAKO BLEDAR N. IL 21/03/1975
avverso l’ordinanza n. 70/2013 GIP TRIBUNALE di FORLI’, del
08/07/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALESSANDRO
CENTONZE;

Data Udienza: 13/10/2015

a

RILEVATO IN FATTO

Con ordinanza emessa 1’08/07/2014, il Tribunale di Forlì, quale giudice
dell’esecuzione, rigettava la richiesta avanzata da Bledar Nako, volta a ottenere
l’applicazione della disciplina della continuazione ai sensi dell’art. 671 cod. proc.
pen., in relazione alle sentenze pronunziate nei suoi confronti dalla Corte di
appello di Bologna il 21/07/2009 e dalla Corte di appello di Milano il 10/11/2010,
ritenendo ostativi la natura dei reati commessi nell’arco temporale in esame, la

presupposti, di elementi obiettivi comprovanti in modo univoco l’esistenza di un
progetto criminoso unitario.
Avverso questa ordinanza il Nako ricorreva personalmente per cassazione,
deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’omesso
riconoscimento della continuazione in sede esecutiva, che si imponeva tenuto
conto della vicinanza temporale dei fatti delittuosi presupposti dalle due sentenze
dedotte.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile, risultando fondato su motivi manifestamente
infondati.
Il ricorso in esame, invero, più che individuare singoli aspetti del
provvedimento impugnato da sottoporre a censura giurisdizionale, tende a
provocare una nuova, non consentita, valutazione delle circostanze di fatto, in
quanto tali insindacabili in sede di legittimità.
L’ordinanza impugnata, peraltro, ha correttamente valutato il contenuto
delle due sentenze presupposte e, all’esito della compiuta disamina delle stesse,
con una motivazione congrua e priva di erronea applicazione della legge penale e
processuale, ha illustrato le ragioni di fatto – in quanto tali insindacabili in sede
di legittimità – ostative al riconoscimento della continuazione nei confronti del
Nako.
Il Tribunale di Forlì, invero, valutava correttamente le condotte delittuose
presupposte, escludendo che tali reati si connotassero per l’unitarietà del
programma criminoso sottostante, che non deve essere confuso con la
sussistenza di una concezione di vita improntata al crimine, anche tenuto conto
del fatto che le attività illecite di cui si assumeva la continuazione, oltre a essere
eterogenee per tipologia – inserendosi l’una in un complesso e organizzato
traffico di stupefacenti di matrice albanese e l’altra un episodio di spaccio isolato
2

distanza cronologica tra gli stessi e l’assenza, nei provvedimenti giurisdizionali

realizzato nell’area del forlivese – erano state commesse in un lungo arco
temporale, compreso tra il giugno del 2007 e l’aprile del 2008.
Inoltre, la reiterazione della condotta criminosa non può essere espressione
di un programma di vita improntata al crimine e che dal crimine – costituito
dall’attività di spaccio di stupefacenti – intende trarre sostentamento, venendo
sanzionata da istituti quali la recidiva, l’abitualità, la professionalità nel reato e la
tendenza a delinquere, secondo un diverso e opposto parametro rispetto a quello
sotteso all’istituto della continuazione, preordinato al favor rei (cfr. Sez. 5, n.

Per queste ragioni, il ricorso proposto da Bledar Nako deve essere dichiarato
inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una
somma alla Cassa delle ammende, determinabile in 1.000,00 euro, ai sensi
dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di 1.000,00 euro alla Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma il 13 ottobre 2015.

10917 del 12/01/2012, Abbassi, Rv. 252950).

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