Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 455 del 25/10/2013


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 455 Anno 2014
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: AMORESANO SILVIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
NAPOLITANO GIUSEPPE N. IL 19/11/1977
avverso la sentenza n. 7208/2012 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
18/12/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SILVIO AMORESANO;

Data Udienza: 25/10/2013

Ritenuto:
– che la Corte d’appello di Napoli con sentenza del 18/12/2012 ha confermato la sentenza del
Tribunale di Napoli in data 11/10/2010, con la quale Napolitano Giuseppe era stato dichiarato
colpevole del reato di cui all’art. 44 lett. b) del DPR n. 380/2001, a lui ascritto,per avere realizzato
lavori di ampliamento di due ambienti di un fabbricato preesistente senza il permesso di costruire, e
condannato alla pena di mesi due di arresto ed € 10.000,00 di ammenda;
– che i giudici di merito hanno valorizzato, ai fini dell’affermazione di responsabilità, il complessivo

i motivi di gravame con i quali l’appellante aveva sostenuto che i lavori abusivi risalivano
all’ottobre 2006;
– che la sentenza ha affermato, sulla base della deposizione del verbalizzante escusso in
dibattimento, che l’epoca di esecuzione dei lavori abusivi poteva retrodatarsi a quattro o cinque
mesi prima dell’accertamento avvenuto il 20/01/2009 e che, pertanto, il reato non era prescritto;
– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, il quale, denunziando
vizi di motivazione, ripropone la medesima questione già sottoposta all’esame dei giudici di merito
della risalenza dei lavori abusivi all’anno 2006, allorché l’imputato aveva presentato una DIA;
– che le censure concernenti la valutazione delle risultanze probatorie sul punto oggetto di
contestazione in fatto non sono proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale
della decisione sia sorretta, come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo, esteso a
tutti gli elementi offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura
del quadro probatorio e, con essa, il riesame nel merito della sentenza impugnata, prospettando una
ricostruzione alternativa dell’accertamento di fatto;
– che il ricorso va dichiarato inammissibile con le conseguenze di legge, tra cui la preclusione per
questa Corte della possibilità di rilevare l’esistenza di cause di non punibilità ex art. 129 c.p.p.;
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento, nonché della somma di € 1.000,00 alla cassa delle ammende.
Così deliberato in camera di consiglio il 25.10.2013.

materiale probatorio acquisito agli atti processuali ed, in particolare, la corte territoriale ha rigettato

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