Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 45335 del 03/11/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 45335 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: RAGO GEPPINO

SENTENZA
su ricorso proposto da:
LO COCO ANTONIO nato il 16/10/1966, avverso l’ordinanza del
09/06/2015 del Tribunale del Riesame di Palermo;
Visti gli atti, l’ordinanza ed il ricorso;
udita la relazione fatta dal Consigliere dott. Geppino Rago;
udito il Procuratore Generale in persona della dott.ssa Marilia Di Nardo
che ha concluso per l’inammissibilità;
FATTO e DIRITTO
1. Con ordinanza del 09/06/2015, il Tribunale del riesame di
Palermo, rigettava l’appello proposto da LO COCO Antonio contro
l’ordinanza con la quale, in data 18/05/2015, la Corte di Appello della
medesima città aveva respinto l’istanza di sostituzione della misura della
custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari.

2. Contro la suddetta ordinanza l’imputato, a mezzo del proprio
difensore, ha proposto ricorso per cassazione deducendo i seguenti
motivi:

Data Udienza: 03/11/2015

2.1. illegittimamente il tribunale aveva rigettato l’appello, non
avendo adeguatamente motivato sulle ragioni per cui al coimputato
erano stati concessi gli arresti domiciliari, con ciò violando quindi il
principio di parità di trattamento;
2.2. il tribunale, infine, aveva motivato in modo illogico sulle

neppure con il presidio del controllo elettronico.

3. Il ricorso è manifestamente infondato.

4. In ordine alla prima censura, in punto di fatto, va premesso che
il ricorrente è stato condannato dalla Corte di Appello di Palermo alla
pena di anni tredici di reclusione essendo stato ritenuto colpevole di
venti rapine aggravate dall’uso di armi e sequestro di persone
commesse nell’arco di sei mesi.
Il tribunale, dopo avere ulteriormente illustrato la personalità del
ricorrente (recidivo ed inserito in un contesto di criminalità organizzata
tant’è che è stata riconosciuta anche l’aggravante di cui all’art. 7 D.L.
152/1991), ha spiegato le ragioni per cui la posizione del medesimo
fosse diversa da quella del coimputato Prestigiovanni, sia per il ruolo
che aveva avuto nelle rapine sia perché fu trovato in possesso di una
pistola calibro nove, con relative munizioni.
Tanto basta per ritenere incensurabile la motivazione non essendo
in essa ravvisabili vizi motivazionali di alcun genere tanto più a fronte
della generica doglianza dedotta dal ricorrente che si è limitato a dolersi
della disparità di trattamento ma senza dedurre alcun motivo specifico
contro la suddetta motivazione.

5. Alla stessa conclusione deve pervenirsi in ordine alla seconda
censura.
Il tribunale ha ritenuto inefficace anche il controllo elettronico
Jz’- Jczo,.1 .A-<2Ez2 perché il medesimo non garantirebbe icontatti del ricorrente con l'ambiente malavitoso di cui fa parte. 2 ragioni per cui gli arresti domiciliari non erano stati ritenuti sufficienti Anche la suddetta motivazione deve ritenersi ineccepibile a fronte della personalità del ricorrente il quale, ancora una volta, si è limitato a dolersi della disparità di trattamento con il coimputato e ad invocare, in modo del tutto inappropriato, la presunzione di innocenza. Pertanto, stante la genericità ed specificità della doglianza, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in C 1.000,00. P.Q.M. DICHIARA inammissibile il ricorso e CONDANNA il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di C 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende. Si provveda a norma dell'art. 94/1 ter disp. att. cod. proc. pen. Roma 03/11/2015 IL PRESIDENTE ( IL CONSIGLIER E$T. (Dott. G. Rag ott. Fran 4 o Fiandanese) medesima dev'essere dichiarata inammissibile con conseguente

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