Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 45168 del 29/10/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 45168 Anno 2015
Presidente: CITTERIO CARLO
Relatore: MOGINI STEFANO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CIDONI BRUNO, nato il 4.1.1974
avverso l’ordinanza n. 915/2015 emessa dal Tribunale del Riesame di
Catania il 18.6.2015;
letti gli atti, l’ordinanza impugnata e il ricorso;
udita

la

relazione

fatta

dal

consigliere

Stefano

Mogini;

udite le conclusioni del sostituto procuratore generale Delia Cardia, che
ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
Ritenuto in fatto

Cidoni Bruno ricorre per mezzo del suo difensore di fiducia avverso il
provvedimento in epigrafe, con il quale il Tribunale di Catania ha rigettato la richiesta di
riesame dell’ordinanza del g.i.p. del Tribunale di Catania che aveva applicato al ricorrente la
misura cautelare della custodia in carcere, in quanto gravemente indiziato di aver partecipato,
in veste di promotore e dirigente, ad una associazione armata finalizzata al traffico di
stupefacenti di tipo cocaina e marijuana (art. 74, commi 1, 2, 3 e 4 D.P.R. n. 309/1990).

2. Il ricorrente censura l’ordinanza impugnata deducendo con unico motivo vizi di
motivazione in riferimento al suo riconosciuto ruolo di capo e/o promotore. Assolutamente
mancante sarebbe in particolare la giustificazione del provvedimento impugnato in relazione
alle specifiche doglianze proposte dalla difesa con la richiesta di riesame.

Data Udienza: 29/10/2015

Considerato in diritto

1. Il ricorso è inammissibile, poiché generico. Esso non si confronta con la
motivazione dell’ordinanza impugnata, limitandosi a riproporre censure di merito alle quali il
provvedimento impugnato ha fornito, anche mediante puntuali riferimenti all’ordinanza
genetica, risposta del tutto adeguata e immune da vizi logici e giuridici (p. 5 e ss., p. 14 e ss,
ih particolare pp. 24 e 25), e ad affermare in modo del tutto apodittico e aspecifico che “nel
provvedimento impugnato non si trova traccia alcuna di qualsivoglia motivazione circa il ruolo

impugnato appare fondato su un’analisi scrupolosa e completa dell’imponente compendio
indiziario che disegna a carico del ricorrente il ruolo di garante del canale calabrese di
approvvigionamento della cocaina spacciata dal sodalizio, per questo capace di garantire
all’associazione la disponibilità degli ingenti quantitativi di cocaina necessari ad accrescerne
l’attività, su un piano paritario rispetto a quello apicale rivestito dal coimputato Alagona. Il
provvedimento impugnato fa inoltre buon uso della giurisprudenza di questa Corte secondo la
quale in tema di reato associativo, ed in particolare di associazione finalizzata al traffico di
sostanze stupefacenti, riveste il ruolo di promotore non solo chi sia stato l’iniziatore
dell’associazione, coagulando attorno a sé le prime adesioni e consensi partecipativi, ma anche
colui che, rispetto ad un gruppo già costituito, provochi ulteriori adesioni, sovraintenda alla
complessiva attività di gestione di esso, assuma funzioni decisionali (Sez. 6, n. 5501 del
12/12/1995, Rv. 205653).
All’inammissibilità del ricorso conseguono le pronunce di cui all’art. 616 c.p.p.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di Euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94-1/ter disp. att. c.p.p.

Così deciso in Roma il 29 ottobre 2015.

di capo e/o promotore dell’organizzazione assunto dal Cidoni”. Invero, il provvedimento

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