Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 45166 del 29/10/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 45166 Anno 2015
Presidente: CITTERIO CARLO
Relatore: MOGINI STEFANO

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
ESPOSITO GIUSEPPE, nato il 4.11.1961
COSENTINO NICOLA, nato il 2.1.1959
ESPOSITO MARIA COSTANZA, nata il 2.8.1964
VITALE UMBERTO, nato il 10.1.1972
avverso l’ordinanza n. 3100/2015 emessa dal Tribunale del Riesame di
Napoli il 15.6.2015;
letti gli atti, l’ordinanza impugnata e i ricorsi;
udita

la

relazione

fatta

dal

consigliere

Stefano

Mogini;

udite le conclusioni del sostituto procuratore generale Delia Cardia, che
ha concluso per il rigetto di tutti i ricorsi;
udito l’avvocato Agostino De Caro per Nicola Cosentino e Esposito
Maria Costanza, nonché, in sostituzione dell’avv. Mario Griffo, per
Esposito Giuseppe, che ha insistito per l’accoglimento dei rispettivi
ricorsi.
Ritenuto in fatto

1. Giuseppe Esposito, Nicola Cosentino, Maria Costanza Esposito e Umberto Vitale
ricorrono per mezzo dei loro rispettivi difensori di fiducia avverso il provvedimento in epigrafe,
con il quale il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato l’ordinanza emessa ex art. 27
c.p.p. dal g.i.p. del Tribunale di Napoli Nord in data 1.6.2015 nella parte con cui era stata
disposta la custodia in carcere per Nicola Cosentino e Umberto Vitale e l’obbligo di dimora per
Maria Costanza Esposito in relazione ai reati di corruzione propria a loro rispettivamente

Data Udienza: 29/10/2015

ascritti, e, in parziale riforma di detta ordinanza, sostituito la misura cautelare della custodia in
carcere in origine applicata a Giuseppe Esposito in ordine agli stessi reati con quella degli
arresti domiciliari fuori del territorio della Ragione Campania.

2. Tutti i ricorrenti censurano l’ordinanza impugnata deducendo violazione di legge
processuale, con riferimento agli artt. 292 e 309, comma 9, c.p.p., e conseguenti vizi di
motivazione per avere il Tribunale omesso di rilevare la nullità dell’ordinanza genetica, emessa
ex art. 27 c.p.p. e contenente una motivazione per relationem riferentesi acriticamente al
compendio valutativo del provvedimento emesso dal g.i.p. incompetente, come tale affetta da

c.p.p. (quale risulta a seguito dell’entrata in vigore della L. 47/2015) richiede una autonoma
valutazione del giudice, con specifica attenzione alla gravità indiziaria, alle esigenze cautelari,
alle ragioni per le quali tali esigenze non possono essere soddisfatte con misure diverse dalla
custodia in carcere, ed ai motivi per i quali non sono stati ritenuti rilevanti gli elementi forniti
dalle difese, in particolare nel corso degli interrogatori cui gli indagati sono stati sottoposti. La
nuova formulazione dell’art. 309, comma 9, c.p.p. risultante dalla novella legislativa testé
richiamata impone del resto al Tribunale del riesame di annullare il provvedimento impugnato
nel caso in cui manchi l’autonoma valutazione delle esigenze cautelari, degli indizi e degli
elementi forniti dalla difesa, sicché la segnalata lacuna della motivazione del provvedimento
genetico delle misure applicate ai ricorrenti non avrebbe potuto essere sanata dalla
motivazione integrativa su quei punti fornita dall’ordinanza impugnata. All’uso improprio della
motivazione per relationem sarebbe quindi conseguita la violazione dell’art. 309, comma 9,
c.p.p., con conseguente mancanza assoluta di motivazione, per ciascuno dei ricorrenti, sui
punti sopra richiamati.

3. I ricorsi proposti nell’interesse di Nicola Cosentino, Giuseppe e Maria Costa Esposito
deducono inoltre violazione della legge penale con riferimento agli artt. 319, 321 e 319-quater
c.p. e conseguenti vizi di motivazione in relazione alla qualificazione giuridica dei fatti
contestati in via provvisoria. Dal compendio delle intercettazioni telefoniche e ambientali
risulterebbe la pressione e l’indebita induzione cui i ricorrenti sarebbero stati sottoposti da
parte degli agenti della Polizia Penitenziaria, ed in particolare dal Vitale, in posizione di forza
rispetto al detenuto Cosentino, sicché le contestate condotte corruttive dovrebbero
correttamente essere inquadrate nella fattispecie di cui all’art. 319-quater c.p., che in relazione
alla pena edittale non consente, ai sensi dell’art. 274, lett. c) c.p.p., l’applicazione della
custodia cautelare in carcere.

4. Il ricorso proposto da Giuseppe Esposito denuncia inoltre:
a) Violazione di legge processuale e mancanza di motivazione del provvedimento impugnato in
ordine alle specifiche questioni poste dal ricorrente in tema di inutilizzabilità delle
intercettazioni, con riferimento alla ricorrenza dei presupposti di cui all’art. 270,

motivazione graficamente e sostanzialmente inesistente in ordine ai profili sui quali l’art. 292

all’inosservanza dei termini relativi alle disposte proroghe, e ai profili attinenti alla motivazione
dei provvedimenti autorizzativi e agli indizi di reità ai sensi dell’art. 267 c.p.p..
b) Violazione di legge e illogicità di motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza di esigenze
cautelari, nonostante lo stesso Tribunale del riesame abbia riconosciuto l’elisione di quelle
esigenze a seguito della custodia in carcere disposta nei confronti del Cosentino e del Vitale,
essendo acclarato che l’Esposito non abbia mai agito per interessi personali. Le ritenute
esigenze di cui all’art. 274, lett. a) e c), c.p.p. sarebbero inoltre sprovviste dei necessari
requisiti di concretezza e attualità, in alcun modo desumibili dalle circostanze e modalità dei
fatti e dalla personalità del ricorrente, soggetto incensurato che ha tenuto nel corso del

pattegg ia mento.

5. I ricorsi proposti nell’interesse di Giuseppe Esposito, Maria Costanza Esposito e
Umberto Vitale lamentano inoltre violazione di legge processuale e vizi di motivazione in
relazione alla ritenuta gravità indiziaria circa il reato di corruzione di cui al capo A
dell’imputazione provvisoria. La ricorrente Esposito avrebbe fornito ampia spiegazione circa il
significato della parola mazzetta utilizzata nella conversazione col fratello del 9.8.2014, sicché
in presenza della possibilità di letture alternative del dato intercettato dovrebbe privilegiarsi,
anche a fini cautelari, quella più favorevole all’imputato. Quest’ultima lettura potrebbe invero
essere accantonata solo ove risulti inconciliabile con altri univoci elementi di segno opposto.
Nel caso di specie mancano invece riscontri al preteso passaggio di denaro, pur in presenza di
servizi di osservazione e perquisizioni a carico degli indagati.

6. Maria Costanza Esposito lamenta infine violazione di legge e vizi di motivazione in
ordine alla ritenuta sussistenza di concrete e attuali esigenze cautelari. La ricorrente è
incensurata ed avrebbe agito, secondo lo stesso Tribunale, al solo fine di soccorrere il marito in
difficoltà, sicché ingiustificato sarebbe il richiamo effettuato nella motivazione del
provvedimento impugnato alla, invero inesistente, proclività della ricorrente alla commissione
dei reati in questione e alla pure insussistente necessità di tutela probatoria.

7.

Nicola Cosentino lamenta inoltre violazione di legge processuale e vizi di

motivazione in relazione alla scelta della misura cautelare a lui applicata ed alla mancata
giustificazione circa l’inidoneità della diversa forma di controllo pur richiesta (arresti domiciliari
fuori regione e con controllo elettronico), anche alla stregua dei criteri di adeguatezza,
proporzionalità e minore afflittività, da ultimo tradotti nella novella recata dalla L. 47/2015 alle
disposizioni di cui agli artt. 274 e 275 c.p.p., ed alla incensuratezza del ricorrente.

8. Il ricorso proposto nell’interesse di Umberto Vitale deduce infine:
a) Violazione di legge processuale con riferimento agli artt. 274 e 275 c.p.p. e contraddittorietà
della motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza di esigenze cautelari, invero da

procedimento un atteggiamento parzialmente collaborativo e ha presentato istanza di

considerarsi non più concrete e attuali a seguito dell’avvenuta sospensione del ricorrente dal
servizio e, comunque, dell’adeguatezza della misura degli arresti domiciliari fuori regione e con
controllo elettronico pure richiesta dal ricorrente.
b) Violazione dell’art. 275, comma 2-bis, c.p.p., essendo prevedibile che per i reati rubricati
possa essere irrogata allo stesso ricorrente, anche in conseguenza dell’accesso a rito
alternativo, pena non superiore ai tre anni di reclusione.

Considerato in diritto

9.1. Infondato è in particolare il motivo di ricorso, comune a tutti i ricorrenti, che
lamenta violazione di legge con riferimento agli artt. 292 e 309, comma 9, c.p.p. e conseguenti
vizi di motivazione. Il Collegio osserva al riguardo che il nuovo testo dell’art. 292 c.p.p. quale
risulta a seguito dell’entrata in vigore della L. 47/2015 non vieta tout court la motivazione per
relationem. Esso si pone al contrario in continuità con principi da tempo costantemente
affermati dalla giurisprudenza di questa Corte (SU, n. 17 del 21.6.2000, Primavera, Rv.
216664), secondo i quali la motivazione per relationem di un provvedimento giudiziale è da
considerare legittima quando: 1) faccia riferimento, recettizio o di semplice rinvio, a un
legittimo atto del procedimento, la cui motivazione risulti congrua rispetto all’esigenza di
giustificazione propria del provvedimento di destinazione; 2) fornisca la dimostrazione che il
giudice ha preso cognizione del contenuto sostanziale delle ragioni del provvedimento di
riferimento e le abbia meditate e ritenute coerenti con la sua decisione; 3) l’atto di riferimento,
quando non venga allegato o trascritto nel provvedimento da motivare, sia conosciuto
dall’interessato o almeno ostensibile, quanto meno al momento in cui si renda attuale
l’esercizio della facoltà di valutazione, di critica ed, eventualmente, di gravame e,
conseguentemente, di controllo dell’organo della valutazione o dell’impugnazione.
Nel caso in esame il Tribunale (p. 5 e ss.) giustifica in maniera del tutto adeguata e immune da
vizi logici e giuridici la sussistenza di tutti quei requisiti, con specifico riferimento ai punti sui
quali l’art. 292 c.p.p. richiede ora un’autonoma valutazione del giudice cautelare. Congrua
dunque appare la motivazione del provvedimento del Tribunale del riesame laddove ritiene
che, nel rinviare al provvedimento adottato dal giudice dichiarato incompetente – allegato
all’ordinanza impugnata e conosciuto da tutti i ricorrenti – il g.i.p. del Tribunale di Napoli Nord
ha non solo preso cognizione di quel provvedimento, ma ha anche in modo autonomo valutato
il compendio indiziario, le esigenze cautelari e l’adeguatezza esclusiva delle misure applicate
(p. 5 dell’ordinanza resa in sede di riesame, con preciso riferimento alle pp. 5-8 dell’ordinanza
genetica, ove il g.i.p. motiva anche in relazione ai parametri di cui all’art. 292 c.p.p. quale
risulta dalla L. 47/2015), operando su tali punti un consapevole e razionale rinvio alla
decisione del primo giudice e fornendo poi giustificazione espressa, completa e congrua su
tutte le questioni sollevate dalle difese con apposite memorie (p. 5 ordinanza del Tribunale del
riesame, con preciso riferimento alle pp. 2 e 5 dell’OCC). Corretta appare del resto anche

9. I ricorsi sono infondati.

l’osservazione secondo la quale, trattandosi di provvedimento ex art. 27 c.p.p., l’ordinanza
genetica – pure distinta rispetto a quella emessa dal giudice poi dichiarato incompetente e
frutto di autonoma valutazione su tutti i punti sui quali l’art. 292 c.p.p. la richiede – riprende
quanto già valutato col provvedimento del primo giudice, nella sua globalità già conosciuto
dagli imputati, non risolvendosi l’obbligo di autonoma valutazione in obbligo di originale ed
estesa esposizione. Ove meccanicamente inteso, infatti, l’obbligo di autonoma valutazione si
risolverebbe in inutile parafrasi delle valutazioni del primo giudice, laddove coscientemente
condivise dal secondo.
Il Collegio osserva inoltre che il motivo di ricorso proposto nell’interesse di Nicola Cosentino in

genetica è inammissibile, poiché del tutto aspecifico. Esso non indica, infatti, i passaggi di tali
interrogatori ai quali si riferisce la doglianza e che, per il loro contenuto favorevole al
ricorrente, sarebbero stati rilevanti per una diversa decisione del giudice della cautela.
Inoltre, contrariamente a quanto preteso dai ricorrenti, il potere integrativo della motivazione
dell’ordinanza impositiva della misura da parte del Tribunale del riesame non è stato obliterato
per effetto della novella recata dalla legge 47/2015. Al contrario, esso permane, in presenza
dell’autonoma valutazione di cui sopra, rispetto alla carente esposizione degli elementi previsti
a pena di nullità dall’art. 292 comma 2, lett. c) e c)-bis, sicché del tutto adeguata e corretta
appare, con riferimento alla inutilizzabilità delle intercettazioni dedotta da Giuseppe Esposito
con memoria depositata dinanzi al g.i.p. (della quale lo stesso il g.i.p. aveva pure giustificato il
rigetto alle pp. 2-5 dell’ordinanza genetica) l’ulteriore motivazione integrativa del Tribunale del
riesame, anche in relazione alle specifiche censure proposte in quella sede.
9.2. Infondati sono anche i motivi di ricorso, comuni a Nicola Cosentino, Giuseppe e
Maria Costanza Esposito, coi quali si è fatta valere l’erronea qualificazione giuridica delle
condotte contestate in via provvisoria con riferimento agli artt. 319 e 321 c.p., anziché all’art.
319-quater c.p.. In realtà, sia l’accusa provvisoria che la puntuale e del tutto congrua
motivazione del provvedimento impugnato collocano la conclusione degli accordi corruttivi
(l’accettazione delle promesse fatte dal Cosentino in cambio di un trattamento penitenziario
privilegiato e contra legem) nel corso del primo periodo di custodia cautelare sofferto dallo
stesso Cosentino, allorché non v’è traccia di pressioni. Di più, l’ordinanza impugnata indica che
lo stesso Cosentino ha escluso ogni forma di pressione o scorrettezza da parte degli agenti
della Polizia Penintenziaria, sicché la motivazione del provvedimento del riesame è del tutto
congrua in ordine al carattere paritario del rapporto tra i contraenti dell’accordo corruttivo e
all’assenza di pressioni indebite del pubblico ufficiale al momento della conclusione di tale
accordo. Adeguatamente giustificata risulta altresì l’esclusione della soggezione psicologica del
Cosentino (e dei suoi familiari), in quanto soggetto dotato di proprio, rilevante potere a lui
derivante dalle proprie connessioni politiche, dalle sue disponibilità economiche e dalle sue
relazioni con pericolosi ambienti criminali.
9.3. L’ordinanza impugnata motiva in modo puntuale e immune da vizi logici e
diuridici su tutti gli aspetti evocati nel motivo di ricorso proposto nell’interesse di Giuseppe

punto di valutazione degli interrogatori cautelari successivi all’emissione della prima ordinanza

Esposito in tema di inutilizzabilità delle intercettazioni (pp. 7-9 del provvedimento impugnato,
ove anche preciso riferimento a risposte fornite dal g.i.p. alle analoghe eccezioni sollevate dallo
stesso ricorrente in limine all’emissione dell’ordinanza ex art. 27 c.p.p. – pp. 2-5 dell’ordinanza
genetica), sicché anche sotto questo profilo il ricorso dell’Esposito si palesa infondato.
9.4. Infondate sono inoltre le doglianze proposte da tutti i ricorrenti in relazione alla
ritenuta sussistenza di esigenze cautelari (pericolo di reiterazione di reati della stessa specie di
quelli per cui si procede e rischio di inquinamento alle prove acquisite e da acquisire) a carico
di ciascuno di essi.
Tali esigenze vengono infatti ampiamente giustificate con specifico riferimento a ciascuna

condotte, nonché alla personalità dei ricorrenti. Esse sono state poi valutate in modo rispettoso
dei principi di adeguatezza, proporzionalità e minima afflittività possibile, essendo il Tribunale
pervenuto ad una razionale e adeguata graduazione delle misure applicate ai diversi soggetti in
rapporto alle esigenze cautelari delineate per ciascuno di essi (p. 21 e ss.). Va solo aggiunto,
per quanto concerne l’ultima doglianza fatta valere col ricorso di Umberto Vitale, che questi
non risulta aver richiesto l’accesso a riti premiali e che il giudizio prognostico operato dal
Tribunale ai sensi dell’art. 275, comma 2-bis, c.p.p. appare all’evidenza congruamente
giustificato (p. 28).
9.5. Preclusi in questa sede di legittimità devono ritenersi i motivi di ricorso proposti
nell’interesse di Giuseppe Esposito, Maria Costanza Esposito e Umberto Vitale in relazione alla
ritenuta gravità indiziaria del reato di corruzione di cui al capo A dell’imputazione provvisoria.
Tali motivi sollecitano una diversa valutazione del contenuto di intercettazioni telefoniche in
presenza di una motivazione del tutto congrua e immune da vizi del provvedimento
impugnato, con la quale il Tribunale giustifica in modo esauriente e razionale la propria
interpretazione della conversazione telefonica tra Giuseppe e Maria Costanza Esposito e, più in
particolare, l’accezione del termine “mazzetta” – invero corrispondente al suo ordinario
significato – ritenuta pertinente e congrua dal giudice del riesame (p. 13 e s.). Il Collegio
osserva a tal proposito che in sede di ricorso proposto ai sensi dell’art. 311 c.p.p. la
motivazione del provvedimento che dispone una misura coercitiva è censurabile solo quando
sia priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità al punto da risultare
meramente apparente o assolutamente inidonea a rendere comprensibile il filo logico seguito
dal giudice di merito o talmente priva di coordinazione e carente dei necessari passaggi logici
da far risultare incomprensibili le ragioni che hanno giustificato l’applicazione della misura
(Sez. 1, n. 6972, del 7.12.1999, Alberti).
Del resto, nella parte in cui sollecita una diversa interpretazione del tenore di intercettazioni di
conversazioni – invero tutt’altro che equivoco o travisato – il ricorso prefigura un’attività non
consentita sede di legittimità se non nei limiti della manifesta illogicità ed irragionevolezza
della motivazione con cui esse sono recepite – ex multis, Sez. 2, n. 35181 del 22.5.2013, Rv.
257784; Sez. 6, n. 11794 dell’11.2.2013, Rv. 254439 – ovvero in presenza del travisamento
della prova, cioè nel caso in cui il giudice di merito ne abbia indicato il contenuto in modo

6

posizione ed in relazione alle circostanze di commissione, natura, durata e gravità di quelle

difforme da quello reale, e la difformità risulti decisiva ed incontestabile – Sez. 6, n. 11189
dell’8.3.2012, Rv. 252190), ipotesi queste, per quanto sopra osservato, certamente non
sussistenti nel caso di specie.

Al rigetto dei ricorsi consegue, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali. La Cancelleria provvederà agli adempimenti di cui all’art.
94-comma 1/ter, disp. att. c.p.p. per i ricorrenti Cosentino e Vitale.

Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94-1/ter disp. att. c.p.p. per i
ricorrenti Cosentino Nicola e Vitale Umberto.

Così deciso in Roma il 29 ottobre 2015.

P.Q.M.

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