Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 44927 del 17/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 44927 Anno 2015
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: CASA FILIPPO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ZANATA MARIO N. IL 17/03/1964
avverso l’ordinanza n. 35/2014 TRIBUNALE di BOLZANO, del
22/05/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FILIPPO CASA;

Data Udienza: 17/03/2015

RITENUTO IN FATTO

1.

Con ordinanza resa in data 22.5.2014, il Tribunale di Bolzano in composizione

monocratica, in funzione di Giudice dell’esecuzione, rigettava l’istanza formulata da ZANATA
Mario per ottenere l’applicazione della disciplina della continuazione con riguardo a reati di
falso, truffa aggravata e bancarotta fraudolenta, rispettivamente commessi nel settembre
2006, nel novembre 2008 e il 30.10.2006, oggetto di tre sentenze emesse in data 12.4.2011
dal Tribunale di Bolzano (per il reato di truffa aggravata), in data 1.5.2011 dal Tribunale di

distaccata di Bolzano (per la bancarotta fraudolenta).
Il provvedimento reiettivo si fondava sul presupposto che non era dimostrabile l’unitario
progetto criminoso, tenuto conto della distanza temporale di ben due anni intercorsa tra i reati
in discussione (quelli di bancarotta e di falso, da una parte, e quello di truffa aggravata,
dall’altra) e della diversa tipologia dei reati stessi.
2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il prevenuto, per il tramite
del difensore, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione, in quanto il Giudice aveva
erroneamente attribuito rilevanza al fattore temporale e alla eterogeneità dei reati, anziché
considerare che le condotte delittuose esaminate erano legate da un filo logico “in un unico

climax ascendente di delittuosità”.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è basato su motivi aspecifici e, comunque, manifestamente infondati.
2. Il Giudice dell’esecuzione ha esaminato le sentenze in discussione e correttamente ha
rilevato la mancanza dei presupposti per poter desumere la sussistenza di un’unica ideazione
definita nei suoi particolari sin dai primi due delitti commessi (falso e truffa aggravata), tenuto
conto sia del lungo arco di tempo decorso (due anni) prima della commissione del terzo delitto
(bancarotta fraudolenta) che della eterogeneità delle condotte criminose de quibus.
A fronte della valutazione operata dal Giudice di merito, che non si espone a critiche in
termini di inadeguatezza del discorso giustificativo, il ricorrente si è limitato a dedurre censure
generiche e meramente assertive, prive di specifici rilievi concernenti i passaggi argomentativi
dell’ordinanza e, in ogni caso, manifestamente infondate laddove assumono apoditticamente,
contro giurisprudenza consolidata, l’irrilevanza del dato temporale e della eterogeneità dei reati
in discussione ai fini del riconoscimento della disciplina della continuazione.
3. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue di diritto la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad escludere
la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento a favore della cassa
delle ammende di somma che pare congruo determinare in euro 1.000,00, ai sensi dell’art.
616 c.p.p..

1

Verona (per il reato di falso) e in data 14.3.2013 dalla Corte di Appello di Trento, sezione

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 17 marzo 2015

Il Presidente

Il Consigliere estensore

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