Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 44493 del 13/10/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 44493 Anno 2015
Presidente: ESPOSITO ANTONIO
Relatore: VERGA GIOVANNA

Data Udienza: 13/10/2015

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CARTA DOMENICO FRANCESCO N. IL 17/03/1956
avverso la sentenza n. 4308/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
04/10/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 13/10/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIOVANNA VERGA
Il ffl)
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. ‘(1 .1-0
che ha concluso per

_e )

Udito, per la parte civile, l’Avv.
– -(79
Uditi difensor Avv. iqfp2Xa
Gr-c.

az.e.,-tra

te.

RITENUTO IN FATTO
Ricorre per Cassazione CARTA Domenico Francesco avverso la sentenza della Corte d’Appello
di Milano che in data 4 ottobre 2013 ha confermato la sentenza del Tribunale di Vigevano che
1’11 gennaio 2012 lo aveva condannato alle pene ritenute di giustizia per insolvenza
fraudolenta.
Deduce il ricorrente:
1. violazione di legge in ordine alla ritenuta tempestività della querela. Lamenta che la

dissimulazione;
2. contesta la ritenuta attendibilità del teste e l’avvenuto riconoscimento;
3. contesta il trattamento sanzionatorio lamentando che la corte ha indicato un solo alcuni
dei criteri di cui all’articolo 133 codice penale

Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, giacché i motivi in esso dedotti sono
manifestamente infondati e ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal
giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare, per di più, non specifici. La mancanza di
specificità del motivo, invero, dev’essere apprezzata non solo per la sua genericità, come
indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate dalla
decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione, questa non potendo
ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di aspecificità,
conducente a mente dell’art. 591 cod. proc. pen., comma primo, lett. c), all’inammissibilità.
Sulla manifesta infondatezza, in particolare, del primo motivo deve rilevarsi che ex art. 124
cp., il termine per proporre querela decorre dal giorno della notizia del reato con la
conseguenza che, in ipotesi di insolvenza fraudolenta, il termine per la presentazione della
querela decorre non dalla data in cui si verifica l’inadempimento dell’obbligazione ma da quella
in cui il creditore acquisisce la certezza che l’obbligato, contraendo l’obbligazione, aveva
dissimulato il proprio stato di insolvenza ed aveva contratto l’obbligazione con il proposito di
non adempierla. (Cass. N. 3580 del 1976 Rv. 135459, N. 10084 del 1987 Rv. 176731;
N. 9552 del 1997 Rv. 208775). I giudici di merito proprio applicando detto principio hanno
ritenuto la querela non tardiva.
Sono manifestamente insussistenti, del resto, i vizi di motivazione pur genericamente
denunciati, perché la Corte territoriale ha compiutamente esaminato le doglianze difensive ed
ha dato conto del proprio convincimento sulla base di tutti gli elementi a sua disposizione,
esaurientemente argomentando circa la pronuncia di responsabilità. Nell’esame operato dai
giudici del merito le acquisizioni probatorie risultano interpretate nel pieno rispetto dei canoni

1

corte territoriale non ha indagato il profilo sostanziale della conoscenza dell’avvenuta

legali di valutazione e risultano applicate con esattezza le regole della logica nello sviluppo
delle argomentazioni che hanno giustificato la conferma delle conclusioni di colpevolezza.
Così come l’imputato non può dolersi della mancata motivazione in ordine alla fissazione della
pena quando, come nel caso di specie, il giudice ha indicati in sentenza gli elementi ritenuti
rilevanti o determinanti nell’ambito della complessiva dichiarata applicazione di tutti i criteri di
cui all’art. 133 c.p.

spese processuali e della somma di C 1000,00 da versare alla Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro 1000,00 alla Cassa delle Ammende.
Così deliberato in Roma il 13.10.2015
Il Consigliere estensore
Giovanna VERGA

Il ricorso è pertanto inammissibile e il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle

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