Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 44017 del 20/05/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 44017 Anno 2015
Presidente: VECCHIO MASSIMO
Relatore: CAIAZZO LUIGI PIETRO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CASTORINA FRANCESCO N. IL 27/06/1960
avverso l’ordinanza n. 33/2014 CORTE APPELLO di CATANIA, del
01/07/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUIGI PIETRO
CAIAZZO;

Data Udienza: 20/05/2015

Premesso che in data 1.7.2014 la Corte d’appello di Catania, in funzione di giudice
dell’esecuzione, ha respinto l’istanza avanzata da Castorina Francesco volta ad ottenere
l’applicazione dell’indulto a reati ostativi, rilevando che l’indulto ex legge 241/2006 era stato
già concesso nella misura massima di anni tre di reclusione e ritenendo che non fosse possibile
in ogni caso lo scorporo dei reati riuniti sotto il vincolo della continuazione al solo fine di
applicare l’indulto;

provvedimento della Corte d’appello, in quanto non era stata determinata la pena residua che
il Castorina doveva espiare, dopo l’applicazione dell’indulto ed il riconoscimento della
continuazione da parte del Tribunale di Catania con ordinanza in data 12.1.2007, e non era
stata attribuita alle condanna per reati ostativi la carcerazione già sofferta dal Castorina;

Considerato che i motivi di ricorso sono manifestamente infondati, poiché la richiesta di una
nuova determinazione della pena residua deve essere rivolta al Pubblico Ministero, competente
a formare eventualmente un nuovo provvedimento di cumulo pene, mentre la richiesta di
attribuzione della carcerazione sofferta alla espiazione di condanne per reati ostativi deve
essere rivolta al Tribunale di sorveglianza, unitamente alla richiesta di benefici penitenziari;

Considerato che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, poiché contenente richieste che
non sono di competenza del giudice dell’esecuzione;

Atteso che alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue di diritto la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché – valutato il contenuto dei motivi e in
difetto della ipotesi di esclusione di colpa nella proposizione dell’impugnazione – al versamento
a favore della Cassa delle Ammende della somma che la Corte determina, nella misura congrua
ed equa, indicata nel dispositivo;

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro mille alla Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma in data 20 maggio 2015
Il Consigliere estensore

Il Presidente

Rilevato che nei distinti motivi di ricorso dei difensori del Castorina è stato criticato il

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