Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 438 del 25/10/2013


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 438 Anno 2014
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: SARNO GIULIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CAPRARO GENNARO N. IL 14/08/1937
[Mit Re.40
avverso la sentenza n. 62/2010 TRIB SEZ.DIST. di AMALFI, del
22/10/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIULIO SARNO;

Data Udienza: 25/10/2013

tribunale di Salerno, sezione distaccata di Amalfi, lo ha condannato alla pena dell’ammenda per
il reato di cui all’art. 1231 cod. nav. Per il trasporto di passeggeri su imbarcazioni non abilitate.
Con i motivi di impugnazione ha richiesto l’assoluzione dal reato in difetto dei presupposti per
la sua configurazione.
Trattandosi di condanna alla sola pena dell’ammenda l’appello va convertito in ricorso per
cassazione.
Quest’ultimo deve tuttavia essere dichiarato inammissibile in quanto proposto da difensore non
abilitato. Né valgono in senso opposto le considerazioni svolte dall’imputato nella memoria con
contestuali motivi aggiunti inoltrata per prevenire la declaratoria di inammissibilità in cui si
sostiene che l’atto di appello deve ritenersi proposto direttamente dallo stesso in quanto
anch’egli sottoscrittore dell’atto di impugnazione.
L’atto di appello, infatti, è chiaramente sottoscritto dal difensore dell’imputato che
pacificamente deve ritenersi non abilitato al patrocinio in questa sede.
Allegato all’atto di impugnazione vi è il “mandato difensivo” firmato dal solo imputato senza
peraltro alcuna autenticazione.
Ora, come si rileva dalla stessa giurisprudenza citata nella memoria (SS.UU. n. 47803/2008),
alla firma della parte può essere riconosciuto l’implicito valore di condivisione della
dichiarazione e dei motivi di ricorso redatti dal difensore solo nel caso in cui essa segua sullo
stesso foglio quella del difensore.
In sostanza la firma apposta alla procura speciale deve essere contenuta sulla pagina dell’atto
di impugnazione.
Nella specie, invece, il mandato al difensore risulta redatto su foglio separato e solo “spillato”
all’atto di impugnazione per iniziativa dello stesso difensore.
A mente dell’art. 616 c.p.p., alla declaratoria di inammissibilità consegue l’onere delle spese
del procedimento, nonché del versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende,
fissata in via equitativa, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di euro 1000.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali,
nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma di euro 1000.
Così deciso, il giorno 25.10.2013

Capraro Gennaro Eraldo ha proposto appello avverso la sentenza in epigrafe con la quale il

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