Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 435 del 21/11/2017

Penale Ord. Sez. 7 Num. 435 Anno 2018
Presidente: DE CRESCIENZO UGO
Relatore: DI PAOLA SERGIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
A.A.

avverso la sentenza del 28/10/2016 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere SERGIO DI PAOLA;

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
La Corte d’Appello di Milano, con sentenza in data 28/10/2016, confermava
la condanna alla pena ritenuta di giustizia pronunciata dal GIP del Tribunale di
Milano, in data 23/03/2016, nei confronti di A.A. in relazione al reato di
cui all’ art. 628 cod. pen.
Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo la mancanza e la
manifesta illogicità della motivazione, nell’aver confermato la pena irrogata dal
giudice di primo grado; con il secondo motivo, si deduce la violazione di legge
con riferimento al trattamento sanzionatorio, per erronea applicazione del
disposto dell’art. 133 cod. pen.
I motivi, che possono esser esaminati congiuntamente, sono evidentemente
inammissibili: la graduazione della pena, anche in relazione agli aumenti ed alle
diminuzioni previsti per le circostanze aggravanti ed attenuanti, rientra nella
discrezionalità del giudice di merito che la esercita, così come per fissare la pena
base, in aderenza ai principi enunciati negli artt. 132 e 133 cod. pen.; ne

Data Udienza: 21/11/2017

discende che è inammissibile la censura che, nel giudizio di cassazione, miri ad
una nuova valutazione della congruità della pena la cui determinazione non sia
frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico (Sez. 5, n. 5582 del
30/09/2013, dep. 2014, Ferrario, Rv. 259142), ciò che – nel caso di specie – non
ricorre. Invero, una specifica e dettagliata motivazione in ordine alla quantità di
pena irrogata, specie in relazione alle diminuzioni o aumenti per circostanze, è
necessaria soltanto se la pena sia di gran lunga superiore alla misura media di
quella edittale, potendo altrimenti essere sufficienti a dare conto dell’impiego dei

equa’ o ‘congruo aumento’, come pure il richiamo alla gravità del reato o alla
capacità a delinquere (Sez. 2, n. 36245 del 26/06/2009, Denaro, Rv. 245596).
Nella specie, la pena base per il delitto di rapina aggravata è stata individuata
nel minimo edittale; l’impossibilità di contenere la pena, mediante il
riconoscimento di eventuali circostanze attenuanti, è stata motivata con
argomenti logici e coerenti, segnalando sia il numero e le caratteristiche delle
precedenti condanne riportate dall’imputato, sia le modalità del fatto, indicative
di una spiccata propensione a delinquere.
All’ inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati
i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal
ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento della somma, che
ritiene equa, di euro tremila a favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 21/11/2017

Estensore
Paola

criteri di cui all’art. 133 cod. pen. le espressioni del tipo: ‘pena congrua’, ‘pena

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