Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 43226 del 05/10/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 43226 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: LIGNOLA FERDINANDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CARICCHIA GIUSEPPINA N. IL 14/06/1973
ESPOSITO ANTONIO N. IL 23/06/1984
ESPOSITO TERESA N. IL 15/09/1970
MARANTA VINCENZA N. IL 29/04/1978
RAIMO ANTONELLA N. IL 27/05/1974
VOLGARE ROSARIA N. IL 29/07/1979
avverso la sentenza n. 828/2014 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
01/04/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FERDINANDO
LIGNOLA;

Data Udienza: 05/10/2015

RILEVATO IN FATTO

– che con l’impugnata sentenza, in parziale RIFORMA di quella di primo grado,
CARICCHIA GIUSEPPINA, ESPOSITO ANTONIO, ESPOSITO TERESA, MARANTA
VICENZA, RAIMO ANTONELLA, VOLGARE ROSARIA e ZOCCHI LUIGI erano ritenuti
responsabili dei delitti rispettivamente contestati (ad eccezione del reato
associativo, escluso per RAIMO ANTONELLA) e condannati alla pena di giustizia;

imputati, deducendo:
– CARICCHIA GIUSEPPINA, con atto del difensore avv. Alberto De Simone,
violazione di legge in relazione agli artt. 416, 624 e 625 cod. pen., poiché la Corte
d’appello, pur riducendo la pena inflitta, non ha considerato le argomentazioni
dell’atto di impugnazione, che escludevano la ricorrenza del reato associativo e di
alcuni reati scopo; inoltre ha negato la prevalenza delle attenuanti generiche, pur a
fronte di una piena confessione e della non eccessiva gravità dei fatti;
– ESPOSITO ANTONIO deduce personalmente vizio di motivazione, in relazione al
trattamento sanzionatorio, poiché la Corte non chiarisce le ragioni che l’hanno
condotta a determinare la pena base, sulla quale sono stati poi calcolati aumenti e
diminuzioni;
– ESPOSITO TERESA deduce personalmente vizio di motivazione, in relazione
all’affermazione di responsabilità, per mancanza di motivazione rispetto alle
doglianze formulate con l’appello;
– MARANTA VICENZA, con atto del difensore avv. Massimo Fumo, deduce violazione
di legge e vizio di motivazione, in relazione al mancato riconoscimento delle
circostanze attenuanti generiche nella massima estensione di legge ed alla
sospensione condizionale della pena, in considerazione dell’incensuratezza e del
corretto comportamento processuale;
– RAIMO ANTONELLA, deduce personalmente vizio di motivazione, in relazione al
trattamento sanzionatorio, che non ha tenuto in debito conto la piena confessione
dell’imputata e lo scarso allarme sociale causato dalla condotta, circostanze che
avrebbero giustificato una pena pari al minimo edittale;
– VOLGARE ROSARIA deduce personalmente vizio di motivazione, in relazione
all’affermazione di responsabilità, per mancanza di motivazione rispetto alle
doglianze formulate con l’appello;

CONSIDERATO IN DIRITTO

2

– che avverso detta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione i primi sei

- che i ricorsi vanno dichiarati inammissibili poiché:
– il ricorso di CARICCHIA GIUSEPPINA è certamente inammissibile nella parte
riguardante l’affermazione di responsabilità, poiché vi è stata rinuncia ai relativi
motivi di impugnazione e dunque rispetto a tale punto si è determinato il passaggio
in giudicato della sentenza gravata: come questa Corte ha più volte rilevato, a
seguito dell’abrogazione del c.d. patteggiamento in appello, la rinunzia parziale ai
motivi di appello deve ritenersi incondizionata e determina il passaggio in giudicato

del 12/02/2015, Barra, Rv. 262448; Sez. 2, n. 46053 del 21/11/2012, Lombardi,
Rv. 255069); quanto alla doglianza riguardante le attenuanti generiche, la stessa è
manifestamente infondata, poiché il giudizio della Corte territoriale è già stato di
prevalenza rispetto alle aggravanti contestate;
– i ricorsi di ESPOSITO ANTONIO, ESPOSITO TERESA e VOLGARE ROSARIA sono
generici, poiché il primo si limita a censurare la motivazione in punto di pena, senza
indicare alcuna ragione per cui questa doveva essere determinata in misura minore
mentre le altre due ricorrenti formulano doglianze in punto di responsabilità in
maniera assolutamente indeterminata;
i ricorsi di MARANTA VICENZA e RAIMO ANTONELLA sono inammissibili per
manifesta infondatezza ed ancora per genericità, poiché lamentano la mancata
considerazione di circostanze (incensuratezza e confessione) che il giudice di
appello ha già valutato al fine di riconoscere la prevalenza delle attenuanti
generiche, senza precisare le ragioni per cui detti elementi avrebbero dovuto
comportare un trattamento ancora più favorevole (peraltro il beneficio della
sospensione condizionale è già stato riconosciuto a Maranta Vincenza);
– che in conclusione la ritenuta inammissibilità dei ricorsi comporta le conseguenze
di cui all’art. 616 cod. proc. pen., ivi compresa, in assenza di elementi che valgano
ad escludere ogni profilo di colpa, anche l’applicazione della prescritta sanzione
pecuniaria, il cui importo stimasi equo fissare in euro mille per ciascun imputato;

P. Q. M.

dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e ciascuno al versamento della somma di mille euro alla cassa delle
ammende
Così deciso in Roma, il 5 ottobre 2015
Il consigliere e tensore

Il presidente

della sentenza gravata limitatamente ai capi oggetto di rinunzia (Sez. 4, n. 9857

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