Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 43138 del 26/06/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 43138 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: ANDRONIO ALESSANDRO MARIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ALTOMARE MATTEO N. IL 06/12/1987
avverso la sentenza n. 6649/2013 GIP TRIBUNALE di BRINDISI, del
16/10/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALESSANDRO MARIA
ANDRONIO ;

Data Udienza: 26/06/2015

RITENUTO IN FATTO
1. – Con sentenza del 22 gennaio 2014 pronunciata ex art. 444 cod. proc. pen.,
il Gip del Tribunale dì Brindisi ha applicato all’imputato la pena da questo richiesta, per
il reato di cui all’art. 73 del d.P.R. n. 309 del 1990, per detenzione di cocaina, hashish
e marijuana.
Con sentenza del 30 aprile 2014, la quarta sezione di questa Corte ha annullato
senza rinvio tale pronuncia, sulla scorta del più favorevole regime sanzionatorio
medio tempore

per le droghe leggere dalla sentenza della Corte

costituzionale n. 32 del 2014.
Con sentenza del 16 ottobre 2014 il Gip del Tribunale di Brindisi ha applicato
all’imputato la nuova pena da questo richiesta, tenendo conto del più favorevole
regime sanzionatorio di cui sopra e ritenute sussistenti l’ipotesi di cui al comma 4
dell’art. art. 73 del d.P.R. n. 309 del 1990 in relazione alla detenzione del maggior
quantitativo di marijuana e l’ipotesi del comma 5 quanto ai minori quantitativi di
hashish e cocaina, con riconoscimento della continuazione.
2.

– Avverso tale ultima sentenza, l’imputato ha proposto ricorso per

cassazione, lamentando la mancata correlazione fra l’imputazione (riferita a un solo
fatto) e la sentenza (riferita a più fatti in continuazione fra loro), nonché la carenza di
motivazione circa il mancato riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità di cui al
comma 5 dell’art. 73 del d.P.R. n. 309 del 1990 anche per la marijuana, dell’uso
personale degli stupefacenti, dell’attenuante di cui al comma 7 dell’art. 73 del d.P.R.
n. 309 del 1990.
CONSIDERATO IN DIRITTO
3. – Il ricorso è inammissibile.
In relazione alla lamentata mancanza di correlazione tra imputazione e
sentenza, è sufficiente qui rilevare che la riqualificazione dei fatti appare dovuta
all’intervento, successivo alla prima sentenza di patteggiamento, della sentenza della
Corte costituzionale n. 32 del 2014, la quale ha ripristinato, per le droghe leggere, il
dirigente, più favorevole, trattamento sanzionatorio, nonché alla trasformazione
dell’ipotesi di cui al comma 5 dell’art. 73 richiamato in autonoma ipotesi di reato, ad
opera del decreto-legge n. 146 del 2013, convertito con modificazioni dalla legge n.
10 del 2014. Tale riqualificazione è stata, peraltro, proposta dalle parti nella richiesta
di applicazione della pena; richiesta del giudice sia limitato a recepire.
Analoghe considerazioni valgono quanto al mancato riconoscimento mancato
riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità di cui al comma 5 dell’art. 73 del d.P.R.

ripristinato

n. 309 del 1990 anche per la marijuana, dell’uso personale degli stupefacenti,
dell’attenuante di cui al comma 7 dell’art. 73 del d.P.R. n. 309 del 1990. La
sussistenza di tali ipotesi è stata infatti anch’essa esclusa nella stessa richiesta di
applicazione della pena.
4. – Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile. Tenuto
conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che,
nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il

alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma dell’art. 616 cod.
proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della
somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in C 1.500,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 1.500,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 26 giugno 2015.

ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità»,

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