Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 42835 del 24/04/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 42835 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: GRILLO RENATO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
KAMPALA STANLNEY N. IL 25/11/1980
OPARA KELVIN CHUKUNAZOM N. IL 20/06/1967
avverso la sentenza n. 7391/2007 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
07/03/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RENATO GRILLO;

Data Udienza: 24/04/2014

>)-

P. Q. M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento ed al versamento della somma di C 1.000,00 (mille/00) alla Cassa delle
ammende.
Così deliberat in orpa, nella camera di consiglio del 24 aprile 2014
Il Presidente
Il Consi iere
es

Ritenuto:
– -che la Corte di appello di Se3no, con sentenza del 7 marzo 2013 ha confermato la sentenza
emessa il 23 novembre 2006 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di
KAMPALA Stanley e OPARA Kelvin Chukunazon, imputati del delitto di cui agli artt. 110 cod.
pen., 73 e 80 comma 2° lett. b) D.P.R. n. 309/1990 (reato commesso in Castelvolturno l’8
marzo 2004), con la quale gli stessi, ritenute le circostanze attenuanti generiche equivalenti
all’aggravante contestata, erano stati condannati, ciascuno, alla pena di anni otto di reclusione
ed C 30.000,00 di multa oltre alle pene accessorie di legge;
– – che avverso detta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione entrambi gli imputati
deducendo, il primo, difetto assoluto di motivazione ed inosservanza delle norme processuali in
punto di valutazione delle dichiarazioni del coimputato OPARA (che si era attribuito in via
esclusiva la paternità della detenzione), avendo la Corte distrettuale confermato l’attribuibilità
del fatto anche al KAMPALA abitante della casa all’interno della quale, sul frigorifero, era stato
rinvenuto da parte dei Carabinieri che vi erano acceduti, un borsone contenente lo
stupefacente (cocaina) poi sequestrato; il secondo manifesta illogicità della motivazione in
punto di mancato riconoscimento in termini di prevalenza delle già concesse circostanze
attenuanti generiche;
– -che le censure sollevate nell’interesse del KAMPALA sono manifestamente infondate, avendo
la Corte di merito tenuto conto delle dichiarazioni ritenute, a ragione, estremamente attendibili
anche in relazione a quanto riferito dai CC. che avevano fatto irruzione nella casa ove erano
entrati in successione, prima il KAMPALA e poi l’OPARA, intenzionato a far visionare – come da
lui stesso dichiarato – la droga all’amico intenzionato all’acquisto ed effettivo destinatario della
consegna (come dichiarato, sempre, dall’OPARA);
–che del pari risultano infondate, oltre che generiche, le censure sollevate con riferimento al
punto in cui sarebbe stato rinvenuto il borsone contenente la cocaina, avendo, anche in quanto
caso, la Corte dato credito alla versione fornita dalla P.G. e dallo stesso OPARA che hanno
concordemente riferito come il borsone con la cocaina si trovasse sopra il frigorifero;
– -che le censure concernenti asserite carenze argomentative sui singoli passaggi della
ricostruzione dei fatti e dell’attribuzione degli stessi alla persona dell’imputato non sono
proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia sorretta,
come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo, esteso a tutti gli elementi
offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura del quadro
probatorio e, con essa, il riesame nel merito della sentenza impugnata;
–che quanto al giudizio di comparazione fra circostanze di diverso segno ex art. 69 cod. pen.,
esso è rimesso al potere discrezionale del giudice di merito, il cui esercizio va motivato ma nei
soli limiti atti a far emergere in misura sufficiente il pensiero dello stesso giudice circa
l’adeguamento della pena concreta alla gravità effettiva del reato ed alla personalità del reo;
– che il giudizio di comparazione risulta sufficientemente motivato, quando il giudice,
nell’esercizio del proprio potere discrezionale, scelga la soluzione dell’equivalenza, anziché
della prevalenza delle attenuanti, ritenendo l’assenza di elementi tali da giustificarla;
–che, nella fattispecie in esame, la Corte di merito, nel corretto esercizio del potere
discrezionale riconosciutole in proposito dalla legge, con motivazione razionale, ha dato
rilevanza decisiva alla gravità dei fatti;
– – che i ricorsi, conseguentemente, vanno dichiarati inammissibili e, a norma dell’art. 616
c.p.p., alla declaratoria di inammissibilità – non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a
colpa dei ricorrenti (Corte Cost. 7-13 giugno 2000, n. 186) – segue l’onere delle spese del
procedimento, nonché quello del versamento, in favore della Cassa delle ammende, della
somma, equitativamente fissata, di C 1.000,00 ciascuno;

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