Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 42723 del 12/11/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 1 Num. 42723 Anno 2015
Presidente: CHIEFFI SEVERO
Relatore: TARDIO ANGELA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
NAPPI RAFFAELE, nato il 01/09/1961
avverso la sentenza n. 1814/2011 CORTE APPELLO di SALERNO del
05/10/2012;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in pubblica udienza del 12/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere dott. Angela Tardio;
udito il Procuratore Generale in persona del dott. Massimo Galli, che
ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio della sentenza
impugnata perché il fatto non costituisce reato;
udito per il ricorrente l’avv. Dario Masini, che ha chiesto
l’accoglimento dei motivi del ricorso.

Data Udienza: 12/11/2014

RITENUTO IN FATTO

1. Il 5 ottobre 2012 la Corte di appello di Salerno ha confermato la sentenza
emessa il 10/18 febbraio 2011 dal Tribunale di Nocera Inferiore, che aveva
dichiarato Nappi Raffaele colpevole del reato di cui all’art. 22, comma 12, d.lgs.
n. 286 del 1998, accertato in Angri il 26 ottobre 2007, perché, nella sua qualità
di legale rappresentante della società cooperativa a r.l. “Antichi Sapori”, aveva

Natalia, priva del permesso di soggiorno, e, previo riconoscimento delle
attenuanti generiche, l’aveva condannato alla pena, condizionalmente sospesa,
di mesi due di arresto ed euro tremilacinquecento di ammenda.
1.1. L’imputato era stato tratto a giudizio perché, nel corso di un accesso
ispettivo da parte dei Carabinieri del Comando di Salerno presso il capannone
della società cooperativa in Angri, erano state rinvenute otto persone dedite al
lavoro, tra cui la indicata cittadina straniera che stava provvedendo
all’incassettamento della frutta.
Il quadro probatorio, che aveva sorretto la decisione di condanna del primo
Giudice, era stato tratto dalle dichiarazioni del maresciallo Ambrosone che aveva
riferito in merito alla ispezione eseguita alla presenza dell’imputato.
1.2. La Corte di appello, dopo aver ripercorso la vicenda processuale come
già ricostruita e illustrato le ragioni di doglianza poste a fondamento dei motivi di
appello, riteneva che era attendibile ed esaustiva la testimonianza acquisita,
poiché il teste aveva riferito, senza essere contraddetto da altri elementi, che la
cittadina straniera era stata trovata

“sul posto di lavoro”,

intenta alla

sistemazione della frutta nelle cassette, funzionale al commercio di frutta svolto
dalla società cooperativa rappresentata dall’appellante, ed evidenziava che la
pacifica condizione di cittadina extracomunitaria irregolare non poteva essere
ignorata dal suo datore di lavoro, tenuto agli adempimenti connessi
all’assunzione dei dipendenti, oltre a essere comunque tenuto a verificare
preventivamente la disponibilità del permesso di soggiorno in capo alla
medesima, con irrilevanza della dolosa o colposa omissione della verifica.

2.

Avverso detta sentenza è stato proposto ricorso per cassazione

nell’interesse dell’imputato dal suo difensore di fiducia, con atto pervenuto alla
Corte di appello di Salerno il 31 ottobre 2013, sulla base di due motivi.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente ha denunciato, ai sensi dell’art. 606,
comma 1, lett. c), cod. proc. pen., violazione ed errata applicazione degli artt. 2,
comma 2, cod. pen. e 22, comma 12, d.lgs. n. 286 del 199, come riformato con

2

occupato alle proprie dipendenze la cittadina extracomunitaria Evstafieva

d.l. n. 42 del 2008, che aveva comportato la trasformazione da doloso a colposo
del reato ascritto.
2.2. Con il secondo motivo si sono denunciate, ai sensi dell’art. 606, comma
1, lett. c), cod. proc. pen., violazione ed errata applicazione dell’art. 22, comma
12, d.lgs. n. 286 del 199, come riformato dal d.l. n. 42 del 2008, in relazione alla
contestata stabilità del rapporto di lavoro della cittadina straniera.

3. Il 12 giugno 2014 il ricorrente ha presentato motivi nuovi chiedendo di

sensi dell’art. 168-bis cod. pen., ricorrendo i presupposti oggettivi e soggettivi
per l’accoglimento della domanda.

4. All’udienza odierna, all’esito della requisitoria del Procuratore Generale e
della esposizione da parte del difensore del ricorrente delle sue conclusioni, nei
termini riportati in epigrafe, si è data lettura, dopo la deliberazione, del
dispositivo riportato in calce alla presente sentenza.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile perché presentato fuori
termine.
1.1. Dalla sentenza impugnata, resa con motivazione contestuale all’udienza
del 5 ottobre 2012, risulta, invero, che:

l’avviso ex artt. 128/548 cod. proc. pen. è stato notificato all’imputato il 5
novembre 2012;

la sentenza è divenuta definitiva il 20 novembre 2012;

l’estratto esecutivo è stato trasmesso alla Procura della Repubblica presso
il Tribunale di Nocera Inferiore il 14 gennaio 2013;

è stata proposta dal difensore istanza di restituzione nel termine al
Tribunale di Nocera Inferiore il 12 settembre 2013;

con ordinanza del 14 ottobre 2013, che non risulta impugnata, il
Tribunale adito ha rigettato la suddetta istanza;

il 25 ottobre 2013 il difensore ha proposto ricorso per cassazione.
1.2. Con l’interposto ricorso non si è dedotta la nullità della notifica

dell’estratto contumaciale della sentenza, né si è articolato alcun motivo
specifico in merito alla restituzione nel termine per proporre impugnazione.
Osservazioni o deduzioni al riguardo neppure risultano formulate con le note
difensive contenenti motivi aggiunti e rilievi, depositate il 12 giugno 2014.
1.3. Attese dette emergenze, il ricorso per cassazione del 25 ottobre 2013,
depositato presso la Corte di appello di Salerno il 31 ottobre 2013, è pertanto da

3

accedere all’istituto della sospensione del processo e della messa alla prova, ai

considerare tardivo, perché proposto oltre il termine di decadenza di quindici
giorni -rispetto alla data della sua decorrenza-, fissato dall’art. 585, comma 1,
lett. a), cod. proc. per la impugnazione della sentenza nel caso, sussistente nella
specie, previsto dall’art. 544, comma 1, cod. proc. pen.,
1.4. Per la sua rilevata tardività ricorre una ragione d’inammissibilità
originaria del ricorso, ai sensi dell’art. 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.,
preclusiva di ogni verifica in ordine ai motivi della impugnazione e al decorso, in

2. Segue di diritto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché -per i profili di colpa correlati alla irritualità della
impugnazione- al versamento della somma nella misura, ritenuta congrua, di
euro cinquecento in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di euro cinquecento alla Cassa
delle ammende.
Così deciso in Roma, il 12 novembre 2014

Il Consigliere estensore

Il Presidente

data successiva alla sentenza di appello, del termine di prescrizione del reato.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA