Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 42573 del 13/05/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 42573 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: MICCOLI GRAZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MORGANTI FRANCO N. IL 05/05/1960
avverso la sentenza n. 20/2013 TRIBUNALE di NOVARA, del
09/10/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 13/05/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GRAZIA MICCOLI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 13/05/2015

Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, nella persona del dott. Gioacchino IZZO, ha
concluso chiedendo la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza impugnata il Tribunale di NOVARA, in data 9 ottobre 2014, ha confermato
la sentenza con la quale il Giudice di Pace di Borgomanero aveva condannato Franco
MORGANTI per i reati di ingiurie e lesioni in danno di Giuliana Zoppis.
Con la sentenza di primo grado l’imputato era stato condannato anche al risarcimento dei

2. Con atto sottoscritto dal suo difensore, l’imputato ha proposto ricorso affidato ai seguenti
tre motivi:
2.a. Con il primo e il secondo dei motivi si denunziano vizi di motivazione in relazione al
giudizio di affermazione di responsabilità.
Il ricorrente censura in particolare la motivazione nella parte in cui ha ritenuto attendibile la
persona offesa e non ha adeguatamente valutato i testi a discarico.
2.b. Con il terzo motivo ha mosso censure sulla entità del trattamento sanzionatorio,
lamentandone l’eccessività.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile.
1. I motivi dedotti dal ricorrente sono del tutto generici e senza alcuna correlazione con la
motivazione della sentenza impugnata, anche con riferimento alle doglianze sull’entità della
pena irrogata.
Va a tal proposito rammentato il principio di diritto secondo il quale la mancanza di specificità
del motivo deve essere apprezzata non solo per la sua genericità, come indeterminatezza, ma
anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate della decisione impugnata e
quelle poste a fondamento dell’impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del
giudice censurato, senza cadere nel vizio di mancanza di specificità, che comporta, a norma
dell’art. 591, comma 1, lett. c) cod. proc. pen., l’inammissibilità (Sez. 5, n. 28011 del
15/02/2013 – dep. 26/06/2013, Sammarco, Rv. 255568; Sez. 4, 18.9.1997 – 13.1.1998, n.
256, rv. 210157; Sez. 5, 27.1.2005 -25.3.2005, n. 11933, rv. 231708; Sez. 5, 12.12.1996, n.
3608, p.m. in proc. Tizzani e altri, rv. 207389).
In ordine alle censure sulla affermazione di responsabilità va ricordato, inoltre, che a questa
Corte non possono essere sottoposti giudizi di merito, non consentiti neppure alla luce del
nuovo testo dell’art. 606, lettera e), cod. proc. pen.; la modifica normativa di cui alla legge 20
febbraio 2006 n. 46 lascia inalterata la natura del controllo demandato alla Corte di
cassazione, che può essere solo di legittimità e non può estendersi ad una valutazione di
merito. Il nuovo vizio introdotto è quello che attiene alla motivazione, la cui mancanza,
illogicità o contraddittorietà può essere desunta non solo dal testo del provvedimento
impugnato, ma anche da altri atti del processo specificamente indicati; è perciò possibile ora
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danni e al rimborso delle spese in favore della parte civile.

valutare il cosiddetto travisamento della prova, che si realizza allorché si introduce nella
motivazione un’informazione rilevante che non esiste nel processo oppure quando si omette la
valutazione di una prova decisiva ai fini della pronunzia. Attraverso l’indicazione specifica di
atti contenenti la prova travisata od omessa, si consente nel giudizio di cassazione di verificare
la correttezza della motivazione. Più approfonditamente, si è affermato che la specificità
dell’art. 606, lett. e), cod. proc. pen., dettato in tema di ricorso per Cassazione al fine di
definirne l’ammissibilità per ragioni connesse alla motivazione, esclude che tale norma possa
essere dilatata per effetto delle regole processuali, attraverso l’utilizzazione del vizio di

Cassazione è ammessa solo per la violazione di norme processuali stabilita a pena di nullità,
inutilizzabilità, inammissibilità o decadenza, sia perché la puntuale indicazione di cui al punto
e) ricollega ai limiti in questo indicati ogni vizio motivazionale; sicché il concetto di mancanza
di motivazione non può essere utilizzato sino a ricomprendere ogni omissione od errore che
concernano l’analisi di determinati, specifici elementi probatori (Sez. 3, n. 44901 del
17/10/2012, F., Rv. 253567).
Tanto premesso, occorre rilevare che i motivi dedotti dal ricorrente si limitano a censurare
proprio la sussistenza di prove a suo carico, sostenendo in particolare l’inattendibilità della
persona offesa e la non corretta valutazione delle altre risultanze processuali.
Quanto dedotto è però -come si è detto- del tutto generico e le censure sono formulate senza
alcuna effettiva considerazione degli elementi evidenziati e degli argomenti spesi nella
sentenza impugnata e in quella di primo grado, alla quale il Tribunale ha fatto legittimamente
rinvio.
L’assenza di un collegamento concreto con la motivazione della sentenza impedisce di ritenere
rispettati i requisiti di forma e di contenuto minimo voluti per il ricorso di legittimità, che deve
rivolgersi al provvedimento e non può invocare una mera rilettura dei fatti.
Peraltro, l’esame del provvedimento impugnato consente di apprezzare come la motivazione
sia congrua ed improntata a criteri di logicità e coerenza, anche nella valutazione
dell’attendibilità della persona offesa e degli esiti delle altre prove acquisite.
A tal proposito, va ricordato che le Sezioni Unite di questa Corte hanno definitivamente chiarito
che “le regole dettate dall’art. 192, comma terzo, cod. proc. pen. non si applicano alle
dichiarazioni della persona offesa, le quali possono essere legittimamente poste da sole a
fondamento dell’affermazione di penale responsabilità dell’imputato, previa verifica, corredata
da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca
del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigoroso rispetto a
quello cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone (Sez. U, n. 41461 del
19/07/2012 – dep. 24/10/2012, Bell’Arte ed altri, Rv. 253214).
Né va trascurato nel caso in esame che la sentenza impugnata ha confermato quella di primo
grado, sicché vanno ribaditi i principi secondo i quali, in tema di ricorso per cassazione, quando
ci si trova dinanzi a una “doppia pronuncia conforme” e cioè a una doppia pronuncia (in primo
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violazione di legge di cui al citato articolo, lett. c). E ciò, sia perché la deducibilità per

e in secondo grado) di eguale segno (vuoi di condanna, vuoi di assoluzione), l’eventuale vizio
di travisamento può essere rilevato in sede di legittimità solo nel caso in cui il ricorrente
rappresenti (con specifica deduzione) che l’argomento probatorio asseritamente travisato è
stato per la prima volta introdotto come oggetto di valutazione nella motivazione del
provvedimento di secondo grado (Sez. 4, n. 4060 del 12/12/2013, Capuzzi e altro, Rv.
258438).
2.

In ragione dei suesposti motivi, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e il

ricorrente va condannato al pagamento delle spese processuali, nonché della somma di euro

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1000,00 in favore della cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 13 maggio 2015
Il consiglie estensore

Il Presidente

1000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

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