Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 42571 del 11/05/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 42571 Anno 2015
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: MICHELI PAOLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da

Della Mea Natalina, nata a Chiusaforte il 23/12/1951

Nucera Filippo, nato a Domodossola il 21/03/1953

avverso la sentenza emessa il 30/04/2013 dal Tribunale di Tolrnezzo

visti gli atti, la sentenza impugnata ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. Paolo Micheli;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott.
Aurelio Galasso, che ha concluso chiedendo dichiararsi l’inammissibilità del
ricorso;
udito per i ricorrenti l’Avv. Lorenzo Giandomenico, il quale ha concluso chiedendo
l’accoglimento del ricorso, e l’annullamento della sentenza impugnata

RITENUTO IN FATTO

Data Udienza: 11/05/2015

Natalina Della Mea e Filippo Nucera, con unico atto da loro personalmente
sottoscritto, ricorrono avverso la pronuncia indicata in epigrafe, recante la
conferma della sentenza di condanna emessa nei loro confronti, il 24/10/2011,
dal Giudice di pace di Tolmezzo. La dichiarazione di penale responsabilità si
riferisce a reati in ipotesi commessi dai due imputati in danno di Luciano
Giovanni Giordano: la Della Mea avrebbe apostrofato quest’ultimo con parole
ingiuriose, mentre il Nucera (oltre ad offendere verbalmente la persona offesa)
avrebbe minacciato il Giordano, nonché tentato di colpirlo con calci e pugni.
Sostengono i ricorrenti, dopo avere precisato che gli elementi nei loro
confronti si esauriscono nelle dichiarazioni rese dal suddetto Giordano, che «è
ormai principio acquisito in tutta la giurisprudenza che, laddove a sostenere
l’accusa vi sia solamente la testimonianza della persona offesa, e questa abbia
anche un concreto interesse all’esito del processo, che vada oltre l’accertamento
della responsabilità penale dell’imputato, questa per poter reggere l’impianto
accusatorio e giustificare una sentenza di condanna deve essere sottoposta a
riscontri oggettivi o soggettivi che ne comprovino l’attendibilità. Un tanto a
maggior ragione se la parte querelante, come nel caso in osservazione, si sia
anche costituita parte civile nel processo penale, così manifestando un concreto
interesse ad ottenere una sentenza di condanna anche sotto il profilo meramente
economico-materiale». Secondo quanto si legge nel ricorso, la strumentalità
delle iniziative del Giordano sarebbe resa evidente già dalla richiesta risarcitoria
da questi avanzata, per ben 20.000,00 euro. In ogni caso, la parte civile
avrebbe fatto parola di una non meglio precisata aggressione verbale e di un
tentativo di percuoterlo da parte del Nucera, fatti incredibilmente avvenuti in
pieno giorno e su una strada assai trafficata: né risultano chiarite le ragioni che
avrebbero indotto gli imputati ad ingiuriare e/o minacciare il Giordano, sino a
cercare di malmenarlo.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso deve considerarsi inammissibile, per manifesta infondatezza dei
motivi.

2. In ordine alla possibilità che sul solo narrato della persona offesa possa
fondarsi un giudizio di colpevolezza, è necessario ricordare che «le regole dettate
dall’art. 192, comma terzo, cod. proc. pen. non si applicano alle dichiarazioni
della persona offesa, le quali possono essere legittimamente poste da sole a
fondamento dell’affermazione di penale responsabilità dell’imputato, previa

2

i,

verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del
dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in
tal caso essere più penetrante e rigoroso rispetto a quello cui vengono
sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone» (Cass., Sez. U, n. 41461 del
19/07/2012, Bell’Arte, Rv 253214). Il massimo organo di nomofilachia ha
quindi precisato che – nel caso in cui la persona offesa si sia costituita parte
civile – può essere opportuno che le sue dichiarazioni vengano riscontrate da
altri elementi, ergo senza neppure richiedere che di riscontri ve ne siano

Va poi smentito l’assunto degli imputati, secondo cui non sarebbero state
chiarite le ragioni delle loro condotte o dell’ostilità in genere nutrita dalla Della
Mea e dal Nucera nei confronti del Giordano: la sentenza impugnata evidenzia
infatti che la parte civile aveva dato una «chiara descrizione dei rapporti tra la
stessa e l’imputato (la figlia della persona offesa ha acquistato una casa da
Maurizio Della Mea, fratello di Della Mea Natalina, dichiarato interdetto nelle
more del giudizio)», ricordando anche che vi era stato un processo per
circonvenzione di incapace definito con sentenza assolutoria. Tale ricostruzione
risulta peraltro confermata dal tenore del ricorso, dove si ricorda che l’unico
testimone oculare «è stato non molto tempo fa dichiarato totalmente incapace di
intendere e di volere, e per tale ragione la sua testimonianza non può essere
assunta»: riferimento che sembra dover riguardare proprio la presunta vittima
dell’anzidetta circonvenzione, non a caso presente ai fatti.

3. Ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., si impone la condanna di entrambi i
ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, in quanto
riconducibile alla loro volontà (v. Corte Cost., sent. n. 186 del 13/06/2000) – al
versamento in favore della Cassa delle Ammende della somma di € 1.000,00,
così equitativamente stabilita in ragione dei motivi dedotti.
Per mero refuso, sul quale dovrà essere attivata la prescritta procedura di
correzione ex art. 130 del codice di rito, nel dispositivo di cui al ruolo di udienza
viene statuita la condanna di un solo ricorrente – sull’erroneo presupposto che
l’impugnazione fosse stata avanzata da un solo soggetto – al pagamento delle
spese e della somma di cui sopra, piuttosto che di entrambi.

P. Q. M.

3

indefettibilmente, come invece sostengono gli odierni ricorrenti.

Dichiara inammissibile il ricorso, e condanna ciascun ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa
delle Ammende.

Così deciso 1’11/05/2015.

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