Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 42420 del 04/12/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 42420 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: SAVINO MARIAPIA GAETANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
AROSIO ANTONINO N. IL 14/04/1958
avverso la sentenza n. 4376/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
20/11/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 04/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. MARIAPIA GAETANA SAVINO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. 7t— rk Nc€-Sco SA c.,2 79 iJD
che ha concluso per i L (LC 6–e-77 0

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

`P.E-Ste-

Nft

Data Udienza: 04/12/2014

Ritenuto in fatto

Con sentenza emessa in data 20.12.2012 il Tribunale di Monza dichiarava Arosio Antonino
responsabile del reato di cui agli artt. 81, 2 co. 1 d.lvo 74/2000 perché, in esecuzione di un
medesimo disegno criminoso, quale firmatario delle dichiarazioni dei redditi della MEX s.r.l.
relative agli anni 2005, 2006, al fine di evadere le imposte avvalendosi di fatture per operazioni

1.078,212,84 per l’anno 2005 e pari ad euro 798.479, 82 per l’anno 2006 (capo A); del reato di cui
agli artt. 81, 8 comma 1 d.lvo 74/2000 perché, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, in
qualità di legale rappresentante della Mex, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sul
reddito e sul valore aggiunto, emetteva fatture per operazioni inesistenti per un totale imponibile di
euro 1.090,311,86 con riferimento all’esercizio 2005, (n. 13 fatture emesse a favore di MIGAL s.r.l.
e n. 1 fattura a favore di Metal Tecnology), per un totale imponibile di euro 349.459,18 per
l’esercizio 2006 (n. 3 fatture emesse a favore di MIGAL s.r.l. e n. 1 fattura a favore di Metal
Tecnology) (capo B). Ravvisata la continuazione tra i reati, concesse le attenuanti generiche ritenute
equivalenti alla contestata recidiva, condannava l’imputato alla pena di anni due di reclusione oltre
al pagamento delle spese processuali ed alla pubblicazione dell’estratto della sentenza sul
quotidiano “IL GIORNO”.
Proposto appello, la Corte di Appello di Milano confermava in toto la sentenza di primo grado.
Avverso detta pronuncia il difensore dell’imputato ha proposto ricorso per Cassazione per vizio di
motivazione con riguardo ai seguenti profili.
In particolare la difesa sostiene che i giudici di seconde cure hanno ritenuto fittizie le operazioni
commerciali sottese all’emissione delle suddette fatture sulla base di un ragionamento
assolutamente incongruo e contraddittorio, basato su elementi indiziari inidonei a fondare un
pronuncia di colpevolezza. Ciò soprattutto con riferimento al profilo dell’inattività della società
ADIGE, fornitrice della merce acquistata dalla MEX, al ruolo di intermediaria svolto da questa,
avendo la merce come destinatarie finali altre aziende, ovvero la MIGAL e la METAL
TECNOLOGY ed al carattere simulato dei trasporti ritenuto prova della non effettività della
transazione commerciale.

inesistenti, indicava nelle predette dichiarazioni fiscali elementi passivi fittizi pari ad euro

In proposito la difesa osserva che, contrariamente a quanto sostenuto dai giudici di merito, la srl
ADIGE non era inattiva, bensì era regolarmente operante, che due sopralluoghi effettuati dalla GdF,
peraltro nell’ambito di un diverso procedimento penale, non sono sufficienti a fornire la
dimostrazione della non operatività dell’azienda, che la presenza di un cartello wfittasi”stava solo ad
indicare la volontà di trasferire la sede dell’impresa senza che ciò possa rilevare ai fini della prova
della cessazione dell’attività.

Quanto al ruolo svolto dalla MEX, la difesa censura la posizione di mera intermediaria attribuitale,
avendo essa acquistato effettivamente la merce dalla ADIGE commerciale s.r.l. per poi rivenderla ai
suoi clienti, che, proprio in virtù del rapporto commerciale in corso con la MEX, non avevano
ritenuto di rivolgersi direttamente alla ADIGE per l’acquisto dei prodotti; la vicinanza territoriale
alla Adige non era un dato di per sé idoneo a giustificare razionalmente che esse dovessero
acquistare direttamente la merce da quest’ultima e, quindi, non era circostanza sufficiente a
dimostrare il carattere fittizio delle fatture.
Rilevava in proposito la difesa che la Mex opera nel settore del commercio all’ingrosso di materiali
ferrosi e non ferrosi e prodotti semilavorati che tra i suoi molteplici fornitori vi era la s.r.l. Adige
Commerciale dalla quale aveva acquistato prodotti semilavorati fra cui sbarre metalliche per poi
rivenderli con un piccolo margine di guadagno alla Migal e alla METAL Tecnology.
Quanto alla mancanza dei trasporti e dunque alla non riferibilità dei documenti di viaggio e delle
fatture autostradali prodotte ai viaggi di trasporto della merce oggetto delle fatture in contestazione
dalla sede della ADIGE a quella della MEX, lamenta la difesa la mancata considerazione da parte
dei giudici di seconde cure della censura relativa al fatto che il prospetto riepilogativo dei viaggi
svolti dal trasportatore per conto della MEX non sia stato oggetto di uno specifico accertamento
nella fase investigativa ma sia stato disposto ed acquisito dal giudice nella fase dibattimentale,
avvalendosi dei poteri istruttori di ufficio a seguito della deposizione degli agenti della GdF
evidentemente per colmare una lacuna investigativa riguardante la reale corrispondenza fra i DDT, i
pedaggi autostradali e le singole fatture.
Secondo la difesa un siffatto accertamento avrebbe dovuto essere svolto nella fase delle indagini
preliminari e non essere disposto di ufficio dal giudice nella fase dibattimentale senza consentire il
contraddittorio sull’attività di integrazione probatoria, con conseguente violazione del diritto di
difesa.
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Peraltro, precisa il ricorrente, le conclusioni cui è pervenuta la Corte territoriale nel senso della
inattendibilità della deposizione dell’autotrasportatore e della irrilevanza probatoria delle
documentazione prodotta dalla difesa sui trasporti sono del tutto illogiche, non sorrette da adeguata
struttura argomentativa, mutuate pedissequamente dalla motivazione di primo grado.
Quanto ai pagamenti relativi alle fatture, rileva la difesa che la Corte di Appello, pur non
considerandoli un elemento indiziario a carico dell’imputato, ma anzi elemento che depone per la

effettività dei rapporti, è giunta ad una conclusione in contrasto con la premessa laddove ritiene che

“il saldo delle fatture attraverso il canale bancario non è circostanza idonea per sé sola ad
attestare la realtà dei rapporti fatturati e ad annullare l’opposto valore dei plurimi dati indiziari
omogenei di cui sopra”.
A detta della difesa, infatti, se da una parte i giudici di seconde cure riconoscono che l’aspetto tipico
sotteso al meccanismo delle false fatturazioni, quello del “ritorno” del pezzo pagato, non sia stato
approfondito e che manca in sostanza la prova di un accordo fra le due società per la restituzione del
denaro accreditato alla ADIGE a mezzo di bonifico bancario, dall’altra hanno escluso che il
pagamento a mezzo di bonifici bancari, mezzi di per sé leciti e tracciabili, possa costituire una prova
sufficiente a dimostrare l’ effettività delle operazioni, in considerazione della ritenuta sussistenza di
elementi indiziari di segno opposto.
Ancora la difesa ha dedotto la carenza della motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza
dell’elemento psicologico, ossia il dolo di evasione/ oggetto di uno specifico motivo di appello.
Difatti le fatture dedotte fiscalmente dalla Mex s.r.l. provengono da un soggetto tenuto per legge ad
emetterle, la ADIGE Commerciale s.r.l. in relazione alla compravendita di merce acquistata
realmente dalla società MEX srl ed è stata regolarmente pagata, merce poi rivenduta dalla Mex a
società clienti che a loro volta hanno versato il prezzo alla fornitrice, operazioni, queste, tutte
regolarmente registrate in contabilità e documentate da reali fatture.

Ritenuto in diritto

Il ricorso è inammissibile in quanto le censure mosse dalla difesa attengono valutazioni di merito,
come è noto, sottratte al sindacato di legittimità qualora sorrette da argomentazioni logiche,
complete e non contraddittorie.
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Sotto tale profilo la sentenza di appello risulta del tutto adeguata e condivisibile in quanto i giudici
di merito hanno indicato in maniera dettagliata gli elementi di prova e le ragioni poste a fondamento
della ritenuta responsabilità dell’Arosio per i reati allo stesso imputati.
In particolare, la Corte di Appello prende le mosse da un controllo svolto presso la società MEX srl
al fine di verificare l’utilizzazione delle fatture che la MEX s.r.l. aveva ricevuto dalla ADIGE
Commerciale s.r.l. negli anni 2005, 2006; fatture effettivamente registrate nella contabilità della

MEX ed indicate nelle dichiarazioni presentate ai fini IIDD e IVA negli anni 2005/2006
dall’imputato, all’epoca legale rappresentante della MEX.
Da tale verifica è emerso che, contestualmente alla emissione da parte della ADIGE s.r.l. delle
fatture per la vendita alla Mex di materiale ferroso, quest’ultima aveva a sua volta emesso fatture
diNt
per la rivendita alle epoileAtc aziende della quasi

totalità delle merci acquistate, tanto che il trasportatore, che aveva provveduto per conto della MEX
a ritirare il carico presso la sede della fornitrice ADIGE srl, aveva consegnato lo stesso carico
direttamente nelle sedi della MIGAL s.r.l. e della Metal Tecnology, senza passare per la MEX.
Ancora la Corte territoriale rileva come l’ipotesi di una vendita fittizia di merce dalla srl Adige alla
Mex srl e da quest’ultima alle società MIGAL s.r.l. e Metal Tecnology, e quindi la natura di società
cartiera della Adige, sia desumibile oltre che dalla accertata non operatività della ADIGE constatata dagli agenti della GdF nel corso di due sopralluoghi presso la sede operativa – anche
dall’esame comparato delle fatture emesse dalla predetta società, dei documenti di trasporto e dei
percorsi autostradali risultanti dal telepass.
Tale esame, infatti, ha evidenziato la mancanza dei DDT per alcune fatture nonché anomalie del
percorso seguito in quanto non corrispondente al tragitto che, normalmente, si sarebbe dovuto
effettuare per portare la merce nelle sedi di destinazione; ragione per cui le fatture telepass furono
attribuite a trasporti diversi effettuati dallo Scabrini non concernenti le merci di cui alle fatture
emesse dalla Adige s.r.l. nei confronti della MEX, tanto da concludere per la fittizietà dei trasporti
e, quindi, per la fittizietà delle stesse fatture emesse dalla ADIGE s.r.l. nei confronti della MEX
dato che le merci non risultavano essere state trasportate.
La Corte di Appello ha poi evidenziato il fatto che il trasporto della merce dalla sede della ADIGE
alla MEX era stato affidato alla ditta individuale di Scambrini Salvino, fratello di un socio della
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MEX poi divenuto amministratore; peraltro tale ditta non aveva una sede operativa e custodiva gli
automezzi – all’epoca uno solo – presso la sede della MEX.
Tanto premesso il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con conseguente condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché della somma di euro 1.000,00 in favore della
Cassa delle Ammende.

Dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali oltre
che alla somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma, in data 4 dicembre 2014.

P.Q.M.

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