Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 42364 del 10/06/2016

Penale Sent. Sez. 1 Num. 42364 Anno 2016
Presidente: VECCHIO MASSIMO
Relatore: NOVIK ADET TONI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
A.A.
B.B.

avverso la sentenza n. 1643/2015 CORTE APPELLO di
CATANZARO, del 08/10/2015
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 10/06/2016 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ADET TONI NOVIK
t r( CA.%
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. F2 efut
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

 

Data Udienza: 10/06/2016

RILEVATO IN FATTO
1. Con sentenza emessa 1’8 ottobre 2015, la Corte di appello di Catanzaro
confermava quella emessa dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di
Paola che aveva dichiarato A.A. e B.B. responsabili dei
seguenti reati, accertati in Praia al Mare il 1 febbraio 2014, unificati sotto il
vincolo della continuazione:
capo A), del reato p. e p. dagli artt. 81, 110 cod. pen., 10, 12, 14 legge 497
del 1974 perché detenevano e portavano in luogo pubblico a bordo di

completa di caricatore;
capo B), del reato p. e p., 23 comma 3 e 4 del 110/75 perché l’arma era
clandestina;
capo C), del reato p. e p. dagli artt. 110 e 648 cod. pen. perché al fine di
trarne profitto, acquistavano o comunque ricevevano l’arma dì cui sopra, di
provenienza illecita;
capo D), del reato p. e p. dagli artt. 110, 697 cod. pen. -riqualificato nel
giudizio di appello ai sensi dell’art. 699- per aver detenuto 2 munizioni per
pistola.
Con la recidiva specifica per B.B..
Entrambi gli imputati, concesse le attenuanti generiche dichiarate
equivalenti alle aggravanti ed alla recidiva, erano stati condannati alla pena
di anni due mesi quattro di reclusione ed euro 400 di multa ciascuno, con
confisca dell’arma e sua destinazione alla Direzione di Artiglieria
competente (p.b. anni due di reclusione per il reato di ricettazione,
aumentata di sei mesi per ciascun reato satellite, indi diminuita per il rito).

2.

Secondo la ricostruzione operata dai giudici di merito, la

responsabilità degli imputati si ricavava dal rinvenimento nel corso di un
controllo sull’autovettura ove si trovavano dell’arma e delle munizioni. In
particolare, A.A. era proprietario ed utilizzatore del mezzo, B.B. era
il passeggero, seduto sul sedile anteriore a fianco del guidatore ed aveva tra
le gambe, in modo visibile, una pistola calibro 9 con matricola abrasa,
avvolta in una busta di cellophane, ed un caricatore e munizioni anch’essi
avvolti in una busta.

3. Avverso la sentenza hanno presentato ricorso per cassazione gli
imputati.
3.1. A.A. ricorre personalmente deducendo, con un primo motivo,
violazione di legge e vizio di motivazione in relazione ai primi tre capi di
1

un’autovettura una pistola calibro 9 con marca e matricola punzonata,

imputazione. Premessi concetti generali sui vizi deducibili in cassazione e
richiami di giurisprudenza sui temi della gravità indiziaria, della differenza tra
concorso e connivenza, interpolati con brani della sentenza di secondo grado,
il ricorrente contesta che vi sia prova che abbia avuto veramente conoscenza
della detenzione e del porto illegale dell’arma. Illogicamente la corte aveva
desunto il consenso alla detenzione dell’arma dalla circostanza che egli si
trovasse alla guida dell’autovettura, affermando la non occasionalità della
presenza per essere entrambi partiti insieme per una comune destinazione.

intercettazione depositata in udienza dal difensore.
3.2. Con il secondo motivo, denuncia violazione di legge e vizio di
motivazione per non essere stata la contravvenzione di cui al capo D)
assorbita nel reato di cui all’art. 10 legge 497 del 1974.
3.3. Gli identici vizi sono sollevati in relazione alla mancata
dichiarazione di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. La corte
aveva omesso di indicare i motivi che giustificano l’uso del potere
discrezionale.
3.4. B.B. ricorre a mezzo dei difensori di fiducia e deduce
violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’omessa dichiarazione
di prevalenza sulle aggravanti delle attenuanti generiche. I giudici di merito
non avevano enucleato ragioni e motivazioni plausibili per tale giudizio,
omettendo di considerare la vita anteatta, l’assenza di procedimenti penali in
corso, la mancanza di pregiudizi di polizia, il comportamento processuale,
l’unicità del fatto criminoso contestato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Ricorso A.A.. Il ricorso è fondato solo relativamente al secondo motivo.
1.1. Quanto al primo motivo, costituisce principio di diritto pacifico quello
secondo il quale il concetto “detenzione” in ambito giuridico non implica
necessariamente un contatto fisico immediato tra il soggetto attivo e la res, ma
deve essere inteso nel senso di disponibilità di fatto, realizzata attraverso
l’attrazione della stessa nell’ambito della propria sfera di custodia, anche in
difetto dell’esercizio continuo e/o immediato di un potere manuale da parte del
soggetto attivo. Nel caso poi in cui si abbia a che fare con una fattispecie
concorsuale (come nella specie), in linea con i principi generali in tema di
concorso di persone nel reato, il concorso di più persone nel porto o nella
detenzione di una arma non può essere escluso dalla appartenenza di questa ad
uno solo dei concorrenti, ma sussiste quando l’arma si trovi nella disponibilità di
tutti, o l’uso di essa sia stato previsto dai concorrenti per commettere un reato, o
2

Lamenta ancora che non sia stato attribuito valore probatorio alla

quando i soggetti partecipino consapevolmente al porto dell’arma stessa, perché
una tale condotta realizza un apporto all’azione criminosa (Sez. 1, n. 7524 del
16/03/1987 – dep. 20/06/1987, Fede, Rv. 176212. Nel caso in esame,
correttamente i giudici di merito hanno evidenziato come il concorso di A.A.
nella detenzione dell’arma si ricavasse dalla circostanza che la medesima si
trovava in bella vista tra le gambe di B.B. e che quindi questo ricorrente
non poteva ignorarlo. Di tal che la circostanza che entrambi si trovavano
nell’auto da’ luogo alla comune disponibilità dell’arma e realizza il reato

pagina 5, e ha dato conto delle ragioni che non provavano l’innocenza di A..A.
La motivazione non è censurabile in questa sede, alla luce della giurisprudenza di
questa Corte di legittimità che è costante nell’affermare il principio secondo cui
l’interpretazione del contenuto delle conversazioni intercettate, al fine di trame
elementi di valenza indiziaria, costituisce giudizio di fatto che sfugge al sindacato
di legittimità, ove sorretto da motivazione conforme a logica (Cass. 11 dicembre
2007, Sitzia e altri; Cass. 28 ottobre 2005, Caruso; Cass. 10 giugno 2005, Patti).
1.2. Il secondo motivo, come anticipato, è fondato. Dalla sentenza
impugnata si ricava che l’arma detenuta, era calibro 9 e che anche le due
munizioni, detenute separatamente con il caricatore, erano dello stesso calibro.
Infatti, è costante della giurisprudenza di questa Corte suprema di cassazione
l’affermazione del principio di diritto secondo il quale “il concorso tra la
detenzione illegale di un’arma e la detenzione abusiva di munizioni ricorre
quando le munizioni non siano utilizzabili, per il calibro o la specie, per l’arma
detenuta ovvero, se ciò si verifichi, quando il loro numero ecceda la ricettività di
carica dell’arma medesima: in entrambi i casi, infatti, non sussiste tra arma e
munizioni, quel rapporto che si concretizza in un unico fatto di detenzione e che
configura, quindi, un’unica ipotesi di reato” (Sez. 1, n. 6232 del 14/05/1981 dep. 23/06/1981, Maisto, Rv. 149507 e, da ultimo, Sez. 1, n. 24506 del
09/06/2010 – dep. 30/06/2010, Naccarato, Rv. 247755; cui adde Sez. 1, n.
2936 del 12/11/1981 – dep. 18/03/1982, Caldarelli, Rv. 152838; Sez. 2, n. 8761
del 31/05/1984 – dep. 18/10/1984, Pucci, Rv. 166184; Sez. 1, n. 2618 del
08/11/1984 – dep. 21/03/1985, Maisto, Rv. 168371; Sez. 1, n. 10761 del
12/03/1986 – dep. 13/10/1986, Verducci. Rv. 173919; Sez. 1, n. 18376 del
28/03/2008 – dep. 07/05/2008, P.G. in proc. D’Urso, Rv. 240280; e Sez. 1, 28
marzo 2008 n. 18375, Nicolosi, non massimata). Nel caso in esame, dalle
sentenze di merito non emerge che il caricatore fosse completo di
munizionamento, per cui deve dedursi che le due munizioni non eccedevano la
ricettività di carica dell’arma. La detenzione è quindi assorbita nel reato di
detenzione illegale dell’arma. L’effetto estensivo dell’impugnazione previsto
3

contestato. La corte ha preso in esame le intercettazioni depositate, riportate a

dall’art. 587, comma primo, cod. proc. pen. opera, in presenza di motivi non
esclusivamente personali, a favore degli imputati che non hanno proposto ricorso
per cassazione opera anche nei confronti di B.B..
Consegue l’eliminazione della pena inflitta per questo reato e la
rideterminazione della pena nella misura di cui al dispositivo.
1.3. Quanto infine alle doglianze riguardanti il negativo apprezzamento di
prevalenza delle circostanze attenuanti generiche, appare assolutamente
corretto e insindacabile in sede di legittimità il rilievo fattuale del giudice di

l’imputato immeritevole di un più mite trattamento sanzionatorio.

2. Anche il ricorso di B.B. è infondato, trattandosi di motivo già
proposto in sede di appello e respinto da detto giudice per la rilevante gravità del
fatto. Il ricorrente trascura la sua condizione di recidivo specifico che giustifica
ampiamente il giudizio di equivalenza. Di talché le invero generiche censure del
ricorrente circa pretese carenze motivazionali della sentenza impugnata in ordine
ai punti suindicati risultano manifestamente infondate.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata nei confronti di A.A. e, per l’effetto
estensivo, nei confronti di B.B. limitatamente alla ritenuta
contravvenzione di cui all’art. 697 cod. pen. che dichiara assorbita nella condotta
di detenzione illegale di arma comune da sparo di cui al capo A) ed elimina la
pena di mesi 4 di reclusione inflitta con la diminuente del rito per la
contravvenzione in parola restando la pena finale determinata in due anni di
reclusione ed C 400 di multa. Rigetta nel resto i ricorsi.
Così deciso in Roma, il 10 giugno 2016

Il Consigliere estensore

Il Presidente

merito circa la gravità del fatto ed il comportamento processuale che rendevano

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