Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 42342 del 08/10/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 42342 Anno 2015
Presidente: VECCHIO MASSIMO
Relatore: BONI MONICA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
NOBIS SALVATORE N. IL 10/11/1959
avverso l’ordinanza n. 6309/2014 TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA,
del 05/12/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MONICA BONI;

Data Udienza: 08/10/2015

Ritenuto in fatto

1.Con ordinanza resa in data 5 dicembre 2014 il Tribunale di sorveglianza di
Roma respingeva il reclamo proposto dal detenuto Salvatore Nobis avverso il
decreto del Ministro della Giustizia di proroga per anni due della sua sottoposizione
a regime detentivo differenziato.
2. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso l’interessato

relazione al disposto dell’art. 41-bis ord.pen.. Secondo il ricorrente, l’ordinanza
impugnata in modo illogico e non aderente ai dati processuali ha ritenuto di dover
respingere il proprio reclamo sulla base delle informazioni fornite dagli organi
investigativi, che riportano provvedimenti giudiziari per condotte ormai risalenti nel
tempo, che soltanto con un inammissibile salto logico possono essere poste a
proprio carico.

Considerato in diritto

Il ricorso è inammissibile perché basato su motivi affetti da manifesta
infondatezza e comunque non consentiti nel giudizio di legittimità.
1. L’art. 41-bis della legge n. 354 del 1975, sostituito dall’art. 2 della legge 23
dicembre 2002 n. 279, stabilisce la possibilità di sospendere, in tutto o in parte, le
regole del trattamento nei confronti dei soggetti condannati per taluno dei delitti ivi
menzionati allorchè ricorrano “elementi tali da far ritenere la sussistenza di
collegamenti con un’associazione criminale, terroristica o eversiva”. Secondo
quanto già rilevato dalla giurisprudenza di questa Corte (Cass. sez. 1, n. 39760 del
28/09/2005, Emmanuello, rv. 232684; sez. 1, n. 46013 del 29/10/2004, P.G. in
proc. Foriglio, rv. 230136) con orientamento, cui si ritiene di dover aderire, la
chiara formulazione della norma indica che, per il riconoscimento di detta
condizione e diversamente da quanto richiesto per formulare un giudizio di
responsabilità “al di là di ogni ragionevole dubbio”, non debba essere dimostrata in
termini di certezza la sussistenza dei detti collegamenti, essendo necessario e
sufficiente che essa possa essere ragionevolmente ritenuta probabile sulla scorta
dei dati conoscitivi acquisiti. E tra le fonti di informazione valutabili a tal fine
rientrano sicuramente gli elementi, ricavabili dalla pendenza di procedimenti per
altri delitti di criminalità organizzata, come ricorre nel caso del Nobis, sottoposto a
procedimento penale per reati di tal natura, circostanze non contestate col ricorso.
1.1 Va altresì ricordato che l’ambito del sindacato devoluto alla Corte di
Cassazione è stabilito dal comma 2-sexies dell’ art. 41-bis, come novellato dalla
legge nr. 94 del 2009, a norma del quale il Procuratore Generale presso la Corte
I

personalmente, il quale ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in

d’appello, l’internato o il difensore possono proporre, entro dieci giorni della sua
comunicazione, ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale, che abbia
respinto il reclamo avverso il decreto ministeriale di sottoposizione al regime
differenziato, unicamente per dedurre il vizio di violazione di legge.
1.2 La limitazione dei motivi di ricorso alla sola violazione di legge va intesa
nel senso che il controllo affidato al giudice di legittimità è esteso, oltre che
all’inosservanza di disposizioni di legge sostanziale e processuale, alla mancanza di

motivazione stessa risulti del tutto priva dei requisiti minimi di coerenza,
completezza e di logicità, al punto da risultare meramente apparente o
assolutamente inidonea a rendere comprensibile il ragionamento logico seguito dal
giudice di merito per ritenere giustificata l’adozione del provvedimento, ovvero
quando l’apparato argomentativo sia talmente scoordinato e carente nei suoi
passaggi logici da far rimanere ignote o non comprensibili le ragioni che hanno
giustificato la decisione (Sez. Un. 28/5/2003, ric. Pellegrino, rv. 224611; Sez. I,
9/11/2004, ric. Santapaola, rv. 230203; Sez. 1, n. 449 del 14/11/2003, Ganci, rv.
226628).
1.3 E’, invece, da escludere che la violazione di legge possa riconnprendere il
vizio di illogicità, contraddittorietà o insufficienza della motivazione, che sotto
questo profilo, non può evidentemente trovare ingresso nel giudizio di legittimità.
2. Ciò premesso, è destituita di qualsiasi fondamento la doglianza che assume
la carenza di motivazione, mentre non sono ammissibili le denunce di illogicità e
contraddittorietà della motivazione per i rilievi sopra esposti. Inoltre, prendendo
spunto dagli accertamenti condotti in recente sentenza di condanna per il delitto di
cui all’art. 416-bis cod. pen., nonché dei provvedimenti di prevenzione, emessi a
suo carico, il Tribunale di sorveglianza ha ritenuto che tale materiale probatorio
indicasse la sussistenza dei presupposti per far luogo alla proroga del regime
detentivo differenziato in quanto:
-è stata dimostrata l’avvenuta assunzione da parte del Nobis, affiliato al clan dei
“casalesi” con compiti relativi agli ordigni esplosivi da collocare nel contesto
dell’attività estorsiva, di una posizione di crescente importanza in tale formazione in
quanto uomo di fiducia e particolarmente vicino, per ragioni criminali e di parentela,
a Michele Zagaria;
-la sua pericolosità è attuale per il passato criminale e la sua qualità di irriducibile,
mai dissociatosi dalla militanza nella camorra;
-l’organizzazione camorristica di cui è partecipe, secondo le informazioni di polizia
acquisite, risulta tuttora vitale e pericolosa, perché tuttora operativa.
Sulla scorta di tali elementi il Tribunale ha dunque ritenuto razionalmente
giustificato il giudizio espresso in ordine alla sua perdurante affiliazione in posizione
2

motivazione, dovendo in tale vizio essere ricondotti tutti i casi nei quali la

di vertice, alla sua conseguente qualificata ed attuale pericolosità ed alla sua
capacità di mantenere contatti con l’associazione criminale di appartenenza
mediante i colloqui periodici con familiari ed altri soggetti ammessi, se assoggettato
al regime detentivo ordinario.
2.2 Non può dunque affermarsi che l’ordinanza in esame sia priva di
motivazione o esponga argomenti del tutto incoerenti ed illogici tali da non
consentire di discernere il ragionamento valutativo, condotto nel caso concreto,

investigative.
L’impugnazione va dichiarata inammissibile, con la conseguente condanna del
proponente al pagamento delle spese processuali e, tenuto conto dei profili di colpa
insiti nella proposizione di siffatta impugnazione, al versamento di una somma in
favore della Cassa delle Ammende, che si stima equo determinare in euro 1.000,00.

P. Q. M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, 1’8 ottobre 2015.

essendosi basata su concrete emergenze probatorie e non su congetture ed illazioni

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