Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 41815 del 23/06/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 41815 Anno 2015
Presidente: IPPOLITO FRANCESCO
Relatore: MOGINI STEFANO

SENTENZA
sul ricorso proposto da
GADDI SERENA, nata a Gorizia il 24.7.1974
avverso la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Trieste il 11.2.2014;
visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
udita la relazione del consigliere Stefano Mogini;
udito il sostituto procuratore generale Fulvio Baldi, che ha concluso chiedendo il rigetto del
ricorso;
udito l’avv. Pierluigi Fabbro, che ha insistito per l’accoglimento del ricorso.

RILEVATO IN FATTO
1. Con la decisione in epigrafe la Corte d’Appello di Trieste ha, in parziale riforma della
sentenza del Tribunale di Gorizia del 30.10.2009, concesso a Gaddi Serena l’attenuante di cui
all’art. 62 n. 6 c.p. e rideterminato la pena a lei inflitta per i reati di peculato a lei ascritti ai
capi a), limitatamente ai fatti successivi al 30.11.2005, e b) della rubrica in anni uno, mesi
cinque e giorni venti di reclusione.

Data Udienza: 23/06/2015

2.

Serena Gaddi ha presentato per mezzo del suo difensore di fiducia ricorso per

cassazione, deducendo col primo motivo di ricorso violazione di legge processuale con
riferimento agli artt. 161, 162, 163, 178, lett. c) e 179 cp.p., in quanto l’avviso di fissazione
dell’udienza preliminare, il decreto che dispone il giudizio, l’avviso di deposito della sentenza di
primo grado erano stati notificati alla ricorrente presso lo studio del suo difensore di fiducia,
presso il quale aveva in un primo tempo eletto domicilio, anziché presso l’abitazione della
stessa ricorrente, ove essa aveva successivamente, a modifica del primo atto, eletto il proprio
domicilio per le notifiche, sicché dette notifiche dovrebbero ritenersi affette da nullità assoluta,

dell’avvio del processo, svoltosi in contumacia. Tale nullità dovrebbe condurre all’annullamento
delle sentenze di merito con retrocessione degli atti al p.m..

2.1. Col secondo motivo il ricorrente deduce violazione di legge e vizi di motivazione in
punto di mancato riconoscimento del vincolo della continuazione tra i delitti di peculato oggetto
di condanna in questo processo, commessi dal 1.12.2005 al luglio del 2006, e quelli per i quali
la stessa ricorrente è stata condannata con sentenza del G.U.P. del Tribunale di Gorizia del
30.6.2009, commessi il 2.9.2008 e il 27.10.2008.

RITENUTO IN DIRITTO
3. Il ricorso è infondato. Una notifica effettuata irregolarmente presso il difensore di
fiducia, in costanza del rapporto fiduciario, non è astrattamente inidonea ad assolvere la
propria funzione comunicativa.

La giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte (SU, n. 119 del 27.10.2004, Palumbo,
Rv. 229539) e della stessa Corte Costituzionale (sentenza n. 211 del 1991; sentenza n. 136
del 2008) hanno posto in rilievo il dovere generale dei difensori di attivarsi per l’informazione
verso gli assistiti e l’onere per colui che sappia d’essere assoggettato ad un giudizio penale di
restare reperibile per il proprio difensore. Anche se resta la possibilità che in un singolo caso
concreto l’informazione non sia stata trasmessa per causa di forza maggiore, ovvero per
negligenza o dolo del professionista, oppure per dolo o negligenza dell’interessato, consegue
dalla citata giurisprudenza che una deduzione che, come nel caso di specie, neghi l’avvenuta
informazione dell’imputato, deve farsi necessariamente carico, almeno, della prospettazione di
cause alternative che neutralizzino le aspettative connesse alla fisiologia del rapporto
fiduciario. L’onere in questione non può quindi ritenersi soddisfatto dalla mera affermazione
secondo cui il difensore non avrebbe comunicato l’avviso al proprio assistito, poiché “non vi è
alcun obbligo per il difensore di comunicare al cliente la notifica di un atto del processo, se il
cliente ha eletto il domicilio in un luogo diverso dal suo studio”. Al contrario, la parte deve non
solo rappresentare al giudice di non aver avuto conoscenza dell’atto, ma anche avvalorare
l’affermazione con elementi che la rendano credibile (Sez. 6, n. 1668 del 6.11.2014, Colucci).

2

in assenza di concreti elementi che facciano ritenere che essa avesse avuto conoscenza

Nel caso di specie tale onere di allegazione non risulta soddisfatto, sicché la Corte territoriale
ha correttamente ritenuto che nel caso sottoposto a verifica la nullità conseguente alla notifica
all’imputato del decreto di citazione a giudizio presso lo studio del difensore di fiducia anziché
presso il domicilio dichiarato, è di ordine generale a regime intermedio in quanto detta notifica,
seppur irritualmente eseguita, non è inidonea a determinare la conoscenza dell’atto da parte
dell’imputato, in considerazione del rapporto fiduciario che lo lega al difensore (ex multis, Sez.
6, n. 53599 del 10.12.2014, Rv. 261872; Sez. 5, n. 21875 del 20/03/2014, Rv. 262822).

riproposizione di censura di merito alla quale la Corte territoriale ha offerto risposta del tutto
adeguata e immune da vizi logici e giuridici (p. 8 e s. – con riferimento all’insussistenza di un
medesimo disegno criminoso in ragione del tempo trascorso tra i fatti oggetto delle due
pronunce e dell’inesistenza di elementi dai quali desumere la preesistenza del disegno
criminoso rispetto a quelle condotte, laddove tale preesistenza deve invece escludersi in
relazione al provvedimento di sospensione del servizio di riscossione emesso nei confronti della
ricorrente il 4.7.2006 ed alla diversa natura delle somme oggetto di appropriazione).

Al rigetto del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna della ricorrente al
pagamento delle spese processuali di grado.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 23 giugno 2015.

3.1. Il secondo motivo di ricorso è anch’esso privo di pregio. Esso rappresenta infatti la

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