Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 416 del 29/09/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 416 Anno 2018
Presidente: TARDIO ANGELA
Relatore: ESPOSITO ALDO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
FILIPPI GIANCARLO nato il 22/05/1964 a ROMA

avverso l’ordinanza del 30/11/2016 del TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALDO ESPOSITO;

Data Udienza: 29/09/2017

RILEVATO IN FATTO

Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di sorveglianza di Roma ha disposto
la revoca della misura alternativa dell’affidamento in prova in casi particolari ex
art. 94 D.P.R. n. 309 del 1990, precedentemente concessa a Filippi Giancarlo con
decorrenza dalla data di inizio.
Avverso tale ordinanza il Filippi, a mezzo del proprio difensore, ricorre per
Cassazione, deducendo vizio di motivazione per l’omessa valutazione dei fatti

tossicodipendenza. In particolare, la difesa ha evidenziato che solo quindici giorni
prima della revoca il Sert ha segnalato la presenza di cocaina in occasione del
controllo sui metaboliti, lasciando presagire l’inizio di un comportamento non
conforme alle prescrizioni stabilite: pertanto, ha escluso che si potesse dedurre
la non serietà e l’adempimento dell’attività terapeutica e di recupero prescritta
tra l’ottobre 2015 e l’ottobre 2016.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è basato su motivi non proponibili in sede di legittimità.
Il controllo affidato al giudice di legittimità è esteso, oltre che
all’inosservanza di disposizioni di legge sostanziale e processuale, ai vizi della
motivazione, nel cui ambito devono ricondursi tutti i casi in cui la motivazione
risulti priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e di logicità, al punto
da risultare meramente apparente, ovvero assolutamente inidonea a rendere
comprensibile il filo logico seguito dal giudice di merito.
Alla luce di tali parametri ermeneutici, questa Corte osserva che il ricorso
non individua singoli aspetti del provvedimento impugnato da sottoporre a
censura, ma tende in realtà a provocare una nuova e non consentita valutazione
del merito dei presupposti per la revoca della misura alternativa,
precedentemente concessa, correttamente vagliati dal Tribunale di sorveglianza.
Il Tribunale, invero, correttamente ha valutato gli elementi risultanti agli
atti, con una motivazione congrua e priva di erronea applicazione della legge
penale e processuale, evidenziando la pericolosità sociale del Filippi (condannato
per reati di cui agli artt. 73 e 80 D.P.R. n. 309 del 1990) e l’arresto dello stesso
per detenzione di un elevato quantitativo di cocaina (sulla propria persona e
presso la sua abitazione), circostanze di fatto indicative di una pretestuosa
prestazione del consenso allo svolgimento del programma terapeutico. Il
Tribunale, inoltre, ha rilevato l’assenza di qualsiasi intento del condannato di
mutare stile di vita anche alla luce del comportamento non collaborativo del
2

costituenti il presupposto della revoca in relazione alle problematiche di

Filippi all’atto dell’arresto e l’esito non sempre negativo dei controlli dei
metaboliti nel periodo di affidamento.
Tutte le doglianze formulate in ordine a tali aspetti costituiscono censure in
fatto e comunque del tutto inidonee a disarticolare l’apparato argomentativo.
Sul punto, va richiamato il condivisibile principio espresso da questa Corte,
secondo cui è legittima la revoca, con efficacia ex tunc, dell’affidamento in prova
al servizio sociale disposto nei confronti di persona tossicodipendente,
allorquando risulti che il beneficiario della misura, arrestato per spaccio di

era ragionevolmente desumibile, a prescindere dal momento di accertamento,
che la misura alternativa disposta non avesse avuto alcuna positiva incidenza ai
fini rieducativi e di prevenzione speciale (Sez. 1, n. 4365 del 07/10/1994, Falleti,
Rv. 199651).
Per queste ragioni, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e,
non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle
ammende, determinabile in 2.000,00 euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen..

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma il 29 settembre 2017.

Il Consigliere estensore
A do Es

ito

lig

Il Presidente
Angela Tardio

stupefacenti, già prima aveva ripreso a far uso di droga: circostanza dalla quale

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA