Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 41087 del 30/09/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 41087 Anno 2015
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: BONI MONICA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LUCHETTI GERMANO N. IL 17/11/1971
avverso l’ordinanza n. 6565/2014 TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA,
del 25/11/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MONICA BONI;

Data Udienza: 30/09/2015

Ritenuto in fatto

1.Con ordinanza in data 25 novembre 2014 il Tribunale di sorveglianza di
Roma dichiarava inammissibile l’istanza di ammissione alla misura alternativa della
detenzione domiciliare, proposta dal detenuto Germano Luchetti, in quanto la pena
detentiva da espiare era superiore ad anni due di reclusione.
2.Avverso detto provvedimento ha proposto ricorso per cassazione
l’interessato personalmente per chiederne l’annullamento, rappresentando che

della liberazione anticipata, che, se accolta, avrebbe fatto ridurre a meno di due
anni la pena residua da espiare.

Considerato in diritto

Il ricorso è inammissibile perché fondato su motivi non consentiti nel giudizio
di legittimità.
Il ricorrente si è limitato a sollecitare l’accoglimento della propria domanda di
misura alternativa, spiegando le ragioni per le quali era stata proposta e chiedendo
la fissazione di altra udienza camerale innanzi al Tribunale di sorveglianza perché
questo potesse assumere una diversa e più favorevole decisione al riguardo. In tal
modo non ha proposto una rituale impugnazione, perché non ha mosso alcuna
critica al provvedimento impugnato e non ha dedotto specifiche ragioni che
dovrebbero condurre al suo annullamento in conformità ai tassativi motivi di ricorso
dettati dall’art. 606 cod. proc. pen., comma 1; al contrario, ha confermato la
fondatezza della pronuncia sfavorevole, dal momento che all’epoca della sua
assunzione la pena ancora da espiare era superiore ad anni due e l’istanza poteva
vantare soltanto l’aspettativa di una sua riduzione per effetto della concessione
della liberazione anticipata, che però non deduce gli sia stata applicata.
Va dunque dichiarata l’inammissibilità del ricorso, con la conseguente
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, e, tenuto conto dei
profili di colpa insiti nella proposizione di siffatto gravame, al versamento di una
somma in favore della Cassa delle Ammende, che si stima equo determinare in
euro 1.000,00.

P. Q. M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali ed al versamento della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle
Ammende.
1

l’istanza era stata proposta in attesa della decisione sulla richiesta di concessione

Così deciso in Roma, il 30 settembre 2015.

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