Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 41006 del 13/05/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 41006 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: MICCOLI GRAZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
FALL IBRA N. IL 01/05/1978
avverso la sentenza n. 5193/2012 CORTE APPELLO di MILANO, del
26/11/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 13/05/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GRAZIA MICCOLI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 13/05/2015

Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, nella persona del dott. Gioacchino IZZO, ha
concluso chiedendo l’annullamento con rinvio limitatamente ai benefici di legge.
Per il ricorrente Ibra FALL, l’avv. Giuseppe CAPUTO, in sostituzione dell’avv. Francesco
ARGENTO ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Milano, in data 26 novembre 2014, ha
parzialmente riformato la sentenza di primo grado del tribunale della stessa città, dichiarando

l’affermazione di responsabilità di tale imputato per detenzione finalizzata alla vendita di
prodotti contraffatti e falso documentale.
2.

Con atto sottoscritto dal suo difensore ha proposto ricorso l’imputato, deducendo il vizio di

motivazione in relazione alla richiesta, avanzata in appello, di concessione dei benefici di legge.
La Corte territoriale si è limitata a dichiarare l’appello sul punto inammissibile per mancanza di
motivi, sebbene nell’atto con il quale era stata impugnata la sentenza di primo grado fossero
state specificamente indicate le ragioni per le quali sussisterebbero i presupposti per il
riconoscimento delle attenuanti generiche e per una determinazione della pena nei minimi
edittali, con la conseguente possibilità di concessione dei benefici di legge.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è fondato nei termini qui di seguito precisati.
Nell’atto di appello l’imputato, chiedendo l’applicazione delle attenuanti generiche nella loro
“massima estensione”, ha fatto riferimento a tutta una serie di elementi da valutare in suo
favore, formulando specifica richiesta dei “benefici di legge”, anche in ragione del suo stato di
incensuratezza e del suo buon comportamento processuale.
Nella sentenza di primo grado era stata negata la sospensione condizionale della pena per le
condizioni di vita dell’imputato.
E’ del tutto evidente allora che errata è l’argomentazione della Corte territoriale con la quale
“l’appello per i benefici” è stato ritenuto “inammissibile per mancanza di motivi”.
I giudici di secondo grado avevano obbligo di pronunciarsi, a fronte di una esplicita richiesta di
verifica sollecitata dall’appellante sull’applicabilità della sospensione condizionale e comunque
dei benefici di legge, richiesta idonea a focalizzare -per la sua specificità- un punto della
decisione di primo grado attinto da impugnazione e meritevole di una puntuale seppur sintetica
risposta.
Tanto più quando si osservi che la misura della pena (mesi nove di reclusione) inflitta al
ricorrente (che risulta incensurato) ricade entro il limite della sanzione detentiva per la
concessione del beneficio previsto dall’art. 163 cod.pen.
Deve, quindi, ribadirsi il principio di diritto secondo cui, fatta salva l’ipotesi della palese non
concedibilità del beneficio per immanente assenza dei presupposti di legge, costituisce difetto
assoluto di motivazione della sentenza la mancata pronuncia del giudice di appello sulla
2

l’estinzione del reato di guida senza patente contestato a Ibra FALL, e ha confermato

concessione della sospensione condizionale della pena, quando nell’atto impugnatorio sia stata
esplicitamente sollecitata (in termini, beninteso, non generici o sorretti da mere formule di
stile) una verifica sulla applicabilità del ridetto beneficio (Sez. 6, n. 47913 del 9.12.2009,
Mazzotta, Rv. 245493; Sez. 3, n. 3431 del 4.7.2012, Maione, Rv. 254681).
Analoghe considerazioni vanno fatte anche per il beneficio della “non menzione”.
Questa Corte ha avuto modo di affermare che, nel caso in cui l’imputato abbia invocato la
concessione del beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario
giudiziale e il giudice non abbia preso in considerazione tale richiesta, omettendo qualsiasi

annullata con rinvio, non potendo il predetto beneficio essere direttamente applicato dalla
Corte di legittimità, poichè la questione involge valutazioni di merito anche laddove il
giudicante abbia già concesso la sospensione condizionale della pena, avendo i due istituti
scopi e fondamenti giuridici diversi (Sez. 3, n. 20264 del 03/04/2014, Cangemi e altro, Rv.
259667)
Dagli enunciati rilievi consegue che gli atti vanno rimessi, previo annullamento in parte qua
della sentenza impugnata, ai giudici di appello affinché valutino, con giudizio anche di fatto non
surrogabile in questa sede, la concedibilità o meno all’imputato dei benefici richiesti (Sez. 3, n.
19082 del 17.4.2012, Vitale, Rv. 252651).
Trattandosi di annullamento parziale della sentenza afferente a statuizioni diverse da quelle
sottese alla responsabilità del ricorrente, la decisione sulla condanna diviene irrevocabile con la
presente sentenza di legittimità, con effetti preclusivi per il giudice del rinvio della declaratoria
di eventuali sopravvenienti cause estintive del reato.
P.Q.M.
La Corte annulla la sentenza impugnata limitatamente alla richiesta di concessione dei benefici,
con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Milano per nuovo esame sul punto.
Così deciso in Roma, il 13 maggio 2015
Il consigliere estensore

Il Presidente

motivazione sul punto, la sentenza impugnata con ricorso per cassazione, deve essere

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