Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 40687 del 21/05/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 40687 Anno 2015
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: NOVIK ADET TONI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GIAMPORCARO ALESSANDRO N. IL 15/02/1971
avverso l’ordinanza n. 5654/2014 TRIB. SORVEGLIANZA di
TORINO, del 08/10/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dotto ADET TONI NOVIK;

lette/sentite le conclusioni del PG Dott.
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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 21/05/2015

RILEVATO IN FATTO
1. Con ordinanza emessa in data 8 ottobre 2014, il Tribunale di
sorveglianza di Torino respingeva il reclamo proposto da Giamporcaro
Alessandro, avverso il provvedimento emesso dal Magistrato di sorveglianza di
Alessandria il 19 agosto 2014 che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di
integrazione di 30 giorni sui semestri di liberazione anticipata già concessi, per
essere in corso di esecuzione la pena per un reato ostativo alla concessione del
beneficio ed escluso che il beneficio potesse applicarsi a reati non ostativi.

all’opera di rieducazione, richiesta dall’art. 4 comma 2 del D.L. 146/2013,
avendo riportato rapporti disciplinari ed essendo stato denunciato per aver
contraffatto un documento dell’amministrazione penitenziaria.
2. Ha proposto ricorso Gianporcaro, personalmente, chiedendo
l’annullamento del provvedimento impugnato.
3. Con il primo motivo, il ricorrente rileva che l’istanza finalizzata alla
concessione del beneficio era stata presentata nella vigenza del D.L. 146/2013
che non prevedeva nessuna preclusione in relazione alla tipologia di condanna
e non era stata tempestivamente esaminata dal magistrato. Interpreta le
modifiche apportate al decreto-legge dalla legge di conversione nel senso che
il comma 2 consente ancora la concessione ai condannati che a decorrere dal 1
gennaio 2010 abbiano già usufruito della liberazione anticipata la maggiore
detrazione di 30 giorni senza esclusioni.
4. Con un secondo motivo osserva che, essendo detenuto anche per reati
non ostativi, il tribunale di sorveglianza avrebbe dovuto procedere allo
scorporo della pena ed applicare la liberazione anticipata per i reati non esclusi
dal beneficio.
5. Il Procuratore generale presso questa Corte ha chiesto il rigetto del
ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Osserva il Collegio che il ricorso non è fondato. Il comma 2 della L. n.
10 del 2004 prevede “Ai condannati che, a decorrere dal 1 gennaio 2010,
abbiano già usufruito della liberazione anticipata, è riconosciuta per ogni
singolo semestre la maggiore detrazione di trenta giorni, sempre che nel corso
dell’esecuzione successivamente alla concessione del beneficio abbiano
continuato a dare prova di partecipazione all’opera di rieducazione”. Il
Tribunale di sorveglianza, pur con non esatte affermazioni in diritto in merito
alla impossibilità di scioglimento del cumulo (la giurisprudenza di questa Corte
si è già pronunciata sul punto, affermando che, in presenza di un
1

Osservava inoltre che il condannato non aveva dato prova di partecipazione

provvedimento di unificazione di pene concorrenti, è legittimo nel corso
dell’esecuzione lo scioglimento del cumulo, quando occorre procedere al
giudizio sull’ammissibilità della domanda di concessione della liberazione
anticipate speciale, ostacolata dalla circostanza che nel cumulo è compreso un
titolo di reato rientrante nel novero di quelli elencati nell’art. 4 bis L. n. 354 del
1975, sempre che il condannato abbia espiato la parte di pena relativa al
delitto ostativo (V. Sez. 1 sentenza n. 53781 del 22.12.2014, Rv.261582) ha
respinto l’istanza per la concorrente, ed assorbente, ragione della mancanza

del beneficio della liberazione anicipata, il detenuto non aveva dato prova di
partecipazione all’opera di rieducazione, avendo riportato nei semestri
22/7/2010 – 22/7/2011 e tra il 22/7/2012 e il 22/7/2013 gravi rapporti
disciplinari ed una denuncia penale che si riflettevano anche sui precedenti
periodi. A fronte di tale valutazione, incensurabile in sede di legittimità ed
idonea a giustificare il rigetto dell’istanza, il ricorso é silente.
2. Ne consegue il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma il giorno 21 maggio 2015
Il Consigliere estensore

del requisito della meritevolezza, posto che, successivamente alla concessione

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