Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 4034 del 21/12/2017

Penale Ord. Sez. 7 Num. 4034 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: CRISCUOLO ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
A.A.

avverso la sentenza del 20/10/2016 della CORTE APPELLO di TRIESTE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANNA CRISCUOLO;

Data Udienza: 21/12/2017

t
R. G. 31150/ 2017
Motivi della decisione

Ne chiede l’annullamento per vizio di motivazione, in quanto la sentenza impugnata,
limitandosi a far proprie le argomentazioni del primo giudice, reca una motivazione apparente,
non rispondente ai requisiti di completezza e logicità né alle deduzioni difensive sia in punto di
elemento soggettivo, sia sull’entità della pena, sia sul diniego delle attenuanti generiche,
trascurando gli elementi di cui all’art. 133 cod. pen, sia sulla mancata concessione del beneficio
della sospensione condizionale della pena nonché sul risarcimento del danno, in quanto la
creditrice aveva già ottenuto il 25 ottobre 2012 in sede civile la condanna alla restituzione della
somma di 10 mila euro o di euro 13.137,66 con decreto ingiuntivo divenuto esecutivo, con
evidente duplicazione della domanda.
Il ricorso è inammissibile per genericità, in quanto il ricorrente si limita a riproporre i
motivi di appello, disattesi dalla Corte di appello con motivazione puntuale e analitica, con la
quale non si confronta, cosicché il ricorso si risolve nella mera contestazione delle risposte
fornite dai giudici di secondo grado, senza articolare censure specifiche ed evidenziare lacune o
errori da emendare.
Invero, la sentenza si sottrae a censure, risultando ampiamente illustrate le ragioni di
merito, che fondano l’affermazione di responsabilità e dimostrano l’intensità del dolo
dell’imputato, il quale aveva taciuto all’ufficiale giudiziario di essere titolare di redditi da lavoro,
rivenienti da ben due rapporti di lavoro, ma aveva costituito, dopo l’esito infruttuoso del
pignoramento, anche un’altra società con identico oggetto sociale di quella costituita con i figli.
Risulta incensurabile il motivato diniego delle attenuanti generiche, stante il riferimento
ai numerosi e anche gravi precedenti dell’imputato, ritenuti ostativi in quanto indicativi della sua
pericolosità, espressa anche nella commissione del reato (omologo per natura ai reati di truffa,
appropriazione indebita e bancarotta fraudolenta- reato per il quale l’imputato ha riportato 3
condanne-. Alla luce di tali elementi la Corte di appello ha coerentemente ritenuto del tutto
congrua ed adeguata alle modalità del fatto ed alla personalità dell’imputato la pena inflitta,
ribadendo che i precedenti ostavano alla concessione del beneficio della sospensione
condizionale della pena, già fruita per due volte.
Analogamente risulta giustificata la risposta relativa all’azione risarcitoria esercitata in
sede penale per il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti alla
condotta illecita.
Alla declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento di una somma a favore della
cassa delle ammende, equitativamente determinata in euro tremila.
P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso, il 21 dicembre 2011_

A.A. propone ricorso avverso la sentenza indicata in epigrafe con la quale la
Corte di appello di Trieste ha confermato la sentenza emessa il 5 febbraio 2015 dal Tribunale di
Pordenone, che lo aveva condannato alla pena di mesi 5 di reclusione, ritenuta la recidiva
contestata, per il reato di cui all’art. 388 cod. pen. oltre al risarcimento dei danni in favore della
parte civile.

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