Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 39765 del 19/05/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 39765 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: IZZO FAUSTO

Data Udienza: 19/05/2015

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
VALLANI VALTER N. IL 19/01/1958
avverso la sentenza n. 2271/2010 CORTE APPELLO di L’AQUILA,
del 05/02/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/05/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. FAUSTO IZZO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Avv .
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, Avv
Uditi difensor Avv.

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CL471O

1. Con sentenza del 5\2\2014 la Corte di Appello dell’Aquila confermava la condanna di Vallani
Valter per il delitto di omicidio colposo in danno del lavoratore Palazzi Tiziano (acc. in Campli TE- il 5\4\2006). Con la medesima sentenza veniva invece assolto con formula piena Ferraro
Luigi.
Ai due imputati, nelle rispettive qualità di amministratore delegato della Ecoglass s.r.l. il
Ferraro e di responsabile del deposito di Rimini il Vallani, era stato addebitato di avere, per
colpa consistita in imprudenza, negligenza ed imperizia, nonché violazione delle norme per la
prevenzione degli infortuni sul lavoro, cagionato la morte di Palazzi Tiziano.
In particolare, gli imputati non avevano valutato, tra gli altri, il rischio particolare cui era
esposto il lavoratore Palazzi, il quale, addetto a mansioni di autotrasportatore, provvedeva al
periodico prelievo di rottami in vetro presso lo stabilimento della Italvetro; in detta occasione,
il giorno 5\4\2006, si era venuto a trovarsi nella necessità di sganciare l’autocarro dal
rimorchio per l’impossibilità di accedere al punto di prelievo con l’intero veicolo, data la ridotta
dimensione del tratto di strada antistante; nel documento di valutazione rischi della Ecoglass
s.r.I., mancava ogni riferimento a tale specifico rischio, con conseguente omessa
individuazione delle misure preordinate a fronteggiarlo (individuazione di una zona che
consentisse di operare in sicurezza ed indicazione delle modalità operative); inoltre il
lavoratore non era stato adeguatamente informato sui rischi specifici a cui era esposto in
relazione all’attività svolta, con particolare riferimento al rischio presente durante le operazioni
di sganciamento e successivo riaggancio autotreno-rimorchio e, dunque, sulle misure di
sicurezza del caso; non gli era stata assicurata una formazione sufficiente ed adeguata in
materia di sicurezza, avuto riguardo alle proprie mansioni, con particolare riferimento allo
svolgimento delle operazioni di cui sopra. Con tali condotte omissive gli imputati non
impedivano il decesso del lavoratore Palazzi Tiziano, il quale rimaneva schiacciato tra la
motrice ed il rimorchio utilizzati nello svolgimento delle proprie mansioni, all’atto di
riagganciarli. In particolare, questi aveva effettuato detta operazione senza che fossero state
individuate e successivamente impartite al medesimo, mediante idonea informazione sul
rischio e formazione lavorativa, le misure di sicurezza da seguire, che avrebbero imposto
l’esecuzione dell’operazione a rimorchio fermo, previo allineamento del timone alla campana
della motrice (anche avvalendosi di attrezzi occasionali) ed avvicinando l’autocarro al rimorchio
mediante manovra di retromarcia. In assenza delle dovute prescrizioni, il Palazzi aveva
eseguito l’operazione posizionandosi tra i due mezzi e sfrenando il rimorchio, che si trovava in
pendenza, in modo da farlo avvicinare all’autocarro, mentre con le mani allineava il timone del
rimorchio alla campana dell’autocarro, per farli incastrare; non riuscendo nell’intento, rimaneva
schiacciato dal rimorchio, riversatosi sulla motrice per effetto del mancato incastro del timone
(infilatosi viceversa sotto la campana dell’autocarro), con conseguente immediato decesso.
La Corte di merito, premesso che l’incidente si era verificato secondo quanto descritto nel capo
di imputazione, ha osservato che nessuna responsabilità poteva gravare sul Ferraro, il quale
aveva conferito al Vallani un delega antinfortunistica scritta e firmata dalle parti, esaustiva e
con attribuzione di pieni poteri di programmazione, organizzazione e gestione.
Con riferimento al Vallani, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, la condotta della
vittima non era stato un fatto imprevedibile ed abnorme, in quanto aveva svolto un’attività che
rientrava nelle sue mansioni, da solo, senza ausilio di altro collega, senza che gli fosse stata
data alcuna formazione ed informazione sui rischi specifici e sulla corretta manovra da
svolgere; rischi neanche previsti nel documento di valutazione. La violazione delle norme di
prevenzione, che aveva determinato il concretizzarsi dell’evento, era stata determinata dalle
omissioni dell’imputato che, in ragione della delega ricevuta, era il primo garante della
sicurezza dei lavoratori in azienda.
Sulla base di tali considerazioni la sentenza di condanna di primo grado veniva confermata,
sebbene la pena ridotta a mesi sei di reclusione.
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato,
lamentando l’erronea applicazione della legge ed il difetto di motivazione in ordine alla ritenuta
sussistenza dell’elemento soggettivo della colpa. Invero l’evento verificatosi era del tutto
imprevedibile, in quanto inaspettato era che il lavoratore disattivasse l’impianto frenate del
rimorchio, onde consentire per gravità, il suo avvicinamento alla motrice. Inoltre in relazione
alle operazioni di sganciamento e riaggancio, le norme I.S.P.E.S.L. prendevano in

RITENUTO in FATTO

considerazione il rischio di schiacciamento degli arti, ma assolutamente non consideravano la
possibilità di un incidente mortale. Pertanto se tale rischio non era prevedibile per gli Enti
deputati alla sicurezza sul lavoro, certamente non potevano esserlo per l’imputato.
CONSIDERATO in DIRITTO

2. Va premesso che in tema di infortuni sul lavoro, l’art. 2087 cod. civ. ha carattere generale e
sussidiario, di integrazione della specifica normativa antinfortunistica, con riferimento
all’interesse primario della garanzia della sicurezza del lavoro. Pertanto, il dovere di sicurezza
si realizza o attraverso l’attuazione di misure specifiche imposte tassativamente dalla legge
oppure con l’adozione dei mezzi idonei a prevenire ed evitare i sinistri, assunti con i sussidi dei
dati di comune esperienza, prudenza, diligenza, prevedibilità, in relazione all’attività svolta. Ne
consegue che, per configurare la responsabilità del datore di lavoro o dei suoi delegati, non è
necessario che sia integrata la violazione di specifiche norme dettate per la prevenzione degli
infortuni, essendo sufficiente che l’evento dannoso si sia verificato a causa dell’omessa
adozione di quelle misure e accorgimenti imposti all’imprenditore dall’art. 2087 cod. civ. ai fini
della più efficace tutela dell’integrità fisica del lavoratore [cfr. Cass. Sez. 4, Sentenza n. 3439
del 12/02/1997 Ud. (dep. 15/04/1997), Rv. 208524; Cass Sez. 4, Sentenza n. 13377 del
28/09/1999 Ud. (dpp. 24/11/1999), Rv. 215537
Cass. Sez. 3, Sentenza n. 6360 del
26/01/2005 Ud. (dep. 18/02/2005), Rv. 230855; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 5114 del
17/04/1996 Ud. (dep. 21/05/1996), Rv. 205196].
Pertanto, nel caso in esame, la circostanza che le norme ISPELS non prendessero in
considerazione il rischio morte, non rileva, considerato peraltro che in ogni caso era presa in
considerazione la possibilità dello schiacciamento.
All’imputato è stato mosso anche un addebito di colpa generica : infatti, tenuto conto che la
manovra di sgancio ed aggancio del rimorchio era di routine, correttamente ha ritenuto il
giudice di merito che il relativo rischio di infortunio fosse prevedibile ed evitabile con l’adozione
di adeguate disposizioni di sicurezza.
Pertanto, considerato che tale rischio non era preso in considerazione adeguatamente nel
relativo documento di valutazione, tale omissione ha determinato il concretizzarsi dell’evento
che le cautele dovute miravano ad evitare.
3. Ma la responsabilità dell’imputato è a lui attribuibile anche per la violazione di specifiche
norme di sicurezza e, quindi, a titolo di colpa specifica. Infatti al lavoratore, come esposto in
sentenza, non è stata fornita una adeguata formazione ed informazione.
In tali casi, la negligenza del lavoratore, che nell’espletamento delle sue mansioni ponga in
essere condotte imprudenti, non costituisce un fatto imprevedibile, in quanto è il frutto proprio
della mancanza dell’adempimento dell’obbligo di formazione gravante sul datore di lavoro ed
sui suoi delegati.
Alla luce di quanto esposto i motivi di ricorso si palesano infondati ed impongono il rigetto
dell’impugnazione.
Al rigetto dei ricorso segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma il 19 maggio 2015
Il Presidente

1. Il ricorso è infondato.

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